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La Tunisia restituisce all’Italia seimila tonnellate di rifiuti esportati illegalmente

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Circa seimila tonnellate di rifiuti, l’equivalente della produzione annua di una cittadina di 12mila abitanti, sono tornati a casa, in Italia, per la precisione in Campania, da dove erano partiti quasi due anni fa per giungere infine a Sousse, in Tunisia.
Si tratta di 282 containers che nel 2020 erano stati trasferiti illegalmente dall’Italia alla Tunisia e che da allora erano rimasti in gran parte stipati nel porto di Sousse, nella regione orientale del Paese. A riportarli indietro al porto di Salerno tra il 19 e il 20 febbraio è stata la nave Arkas, battente bandiera turca, su cui erano arrivati a destinazione.
Dal 2020 ad oggi ci sono state lunghe e difficili trattative tra il governo italiano e la regione Campania da una parte e il governo tunisino dall’altra. Quest’ultimo chiedeva che i rifiuti tornassero in Italia e che venissero pagate tutte le spese dovute ai mesi di permanenza nel porto tunisino.
Secondo stime di associazioni ambientaliste, il deposito nel porto di Sousse sarebbe costato circa 26mila euro al giorno. Anche Arkas, società incaricata del trasporto e del noleggio dei container, chiede un risarcimento di 10 milioni di euro alla Regione Campania, al ministero dell’Ambiente italiano e alla società Sra (Sviluppo risorse ambientali) che inviò i rifiuti in Tunisia: “la Regione Campania è responsabile per avere ritardato le procedure di rientro in Italia dei rifiuti sia prima sia dopo le segnalazioni delle competenti autorità tunisine”.
A dicembre è stata annunciata una soluzione diplomatica per il rimpatrio dei rifiuti bloccati a Sousse. Tra Natale e Capodanno, infatti, Luigi di Maio ha incontrato il presidente Kais Saied, a Tunisi. Un secondo incontro l’8 gennaio tra il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e l’ambasciatore di Tunisia in Italia, Moez Sinaoui, ha accelerato l’elaborazione dell’accordo. Il rimpatrio sembrava essere questione di giorni e invece i rifiuti sono ripartiti dal porto di Sousse solo a metà febbraio.
Tunisia Verte, rete comprendente organizzazioni ambientaliste del paese nordafricano, ha infatti annunciato solo il 7 febbraio il raggiungimento di un accordo tra Italia e Tunisia. Secondo il governo tunisino il patto “rappresenta il completamento del processo di consultazione tra Tunisia e Italia, che risale al 2020”. A ritardare il raggiungimento dell’accordo sono alcuni articoli riguardanti il risarcimento per la permanenza dei containers nel porto di Sousse.
Il 29 dicembre un incendio ha infatti bruciato le 1900 tonnellate di rifiuti scaricate nel deposito fuori Sousse, prima che i container venissero posti sotto sequestro. “L’incendio che ha distrutto parte dei rifiuti in Tunisia, proprio quelli interessati al traffico, assomiglia ad un tipico modus operandi che abbiamo visto in Italia più volte: bruciare le prove”, commenta Stefano Vignaroli, presidente della commissione Ecomafie, che ha aperto un’inchiesta sull’accaduto.
L’accordo comunque definisce “gli impegni che competono a ciascuna delle parti in merito al rimpatrio in Italia, in primo luogo, di 213 contenitori di rifiuti, attualmente stoccati presso il porto di Sousse. Proseguiranno in seguito le consultazioni, per la finalizzazione della restituzione dei rifiuti italiani rimanenti situati in un magazzino a Mourredine a seguito di un incendio”.
“Stiamo lavorando in sinergia con le procure di Potenza e Salerno che stanno procedendo alacremente su questa indagine”, ha commentato Luigi Di Maio. “Si tratta di una vicenda estremamente complessa e probabilmente non è solo e semplicemente un traffico di rifiuti. Mi spiego meglio, sta emergendo dal nostro lavoro di audizioni e di acquisizione documentale una rete articolata di relazioni che hanno permesso quanto è accaduto”.

L’articolo La Tunisia restituisce all’Italia seimila tonnellate di rifiuti esportati illegalmente proviene da The Map Report.

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