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La verità oltre la “palestra abusiva”: sequestrate chi impedisce di demolire e riqualificare l’ecomostro del Lido Comunale

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La “palestra abusiva” sulla passerella del Lido Comunale sequestrata dalla Polizia Municipale di Reggio Calabria non era altro che un insieme di strumenti utilizzati da un piccolo gruppo di ragazzi che si tenevano in forma all’aperto rispettando le norme anti-Covid. Il provvedimento legato ai rischi della struttura del Lido: è vetusta, precaria e cadente, rischia di crollare ma c’è un progetto per riqualificare il Lido ed è stato bloccato dalla Sovrintendenza

Hanno sequestrato una palestra abusiva sul Lido Comunale, ben gli sta a questi infami casinari untori e terroristi. Se ne stiano a casa a ingrassare e guardare la TV schifosi fissati con la musica e lo sport. Porci!!11!!“. La narrazione con cui è stato raccontato nei giorni scorsi il provvedimento della Polizia Municipale di Reggio Calabria ha rasentato la follìa: mai visto tale accanimento, tale rabbia, tale odio sociale neanche quando a finire nel mirino delle forze dell’ordine sono stati i peggiori criminali della ‘ndrangheta reggina. Ma di quelli il popolino c’ha paura; quattro ragazzi che pedalano a ritmo di musica diventano  invece il bersaglio facile di una comunità già sottoculturata, e adesso ulteriormente incattivita dalla pandemia.

In realtà la verità è un’altra.

Non c’è nessuna “palestra abusiva” sul Lido Comunale. La polizia municipale ha sequestrato qualche struttura, una decina di cyclette e una sbarra per sollevamenti e trazioni, che un gruppo di ragazzi usava saltuariamente per allenarsi e tenersi in forma all’aperto e nel rispetto del distanziamento dopo che lo Stato aveva chiuso le palestre per l’emergenza sanitaria.

Per evitare di stare male e per continuare a mantenere il proprio corpo in salute, un po’ tutti si sono attrezzati per praticare all’aperto quegli esercizi e allenamenti che tradizionalmente facevano nelle palestre: li abbiamo visti ogni giorno, in più punti del Lungomare, fare sport e ginnastica sul suolo pubblico. Praticando il buon senso, nessun poliziotto s’è mai sognato di avvicinarsi a chiedere documenti e autorizzazioni.

Ma allora perchè la “palestra abusiva” del Lido Comunale è stata sequestrata? A differenza delle altre “palestre abusive” del Lungomare, questi ragazzi hanno semplicemente scelto il posto sbagliato, a loro insaputa. Quella pedana, infatti, sorge sul più grande ecomostro della città: le vecchie cabine del Lido Comunale, uno scempio imbarazzante per ogni reggino, un obbrobbrio abbandonato da anni al degrado e all’incuria. La Polizia Municipale ha disposto il provvedimento di sequestro preventivo (che è ancora sub-iudice, e su cui dovrà decidere la Procura della Repubblica) perchè quel tipo di attività non si può fare non tanto per la palestra in sè, non tanto per le cyclette o la musica, che pure prevedono un iter autorizzativo su cui siamo certi, in tempi di pandemia, gli agenti avrebbero chiuso un occhio adottando il buon senso come per tutte le altre “palestre abusive” che abbiamo visto ogni giorno sul Lungomare Falcomatà in questi mesi. Il motivo del sequestro è legato alle condizioni fatiscenti della struttura su cui quei ragazzi andavano ad allenarsi, che è a rischio crollo. C’è un enorme problema di sicurezza, perchè quel manufatto si presenta degradato e in condizioni precarie, come abbiamo documentato nelle fotografie della gallery scorrevole in alto, a corredo dell’articolo. E quindi la Polizia Municipale, correttamente, tutela innanzitutto i cittadini e quegli stessi ragazzi per la loro incolumità, e secondariamente anche il Comune da eventuali responsabilità in caso di tragedia, perchè si tratta di un bene pubblico.

Nessun accanimento contro la palestra, quindi. Anzi. Fonti interne al comando della Polizia Municipale, interpellate da StrettoWeb, illustrano l’assoluta educazione e correttezza del titolare dell’attività che si è subito assunto la responsabilità dimostrando la propria buona fede, ritenendo di poter praticare l’attività sportiva all’aperto nel rispetto delle norme, anzi, proprio seguendo le indicazioni delle autorità di spostare all’aperto tutte quelle attività che al chiuso mettevano a rischio di contagio le persone. Allo stesso modo, gli agenti hanno utilizzato particolare tatto nell’emissione di un provvedimento amministrativo (circa duemila euro di multa) e del sequestro preventivo penale, nei confronti di giovani sportivi che non sono certo malativosi o criminali. Le sorti del procedimento, quindi, si discuteranno in Tribunale. Ma il dato più importante che resta, e che dovrebbe interrogare una comunità civile e sviluppata, non è certo legato alla “palestra abusiva” quanto alle indecenti condizioni di degrado di un bene pubblico come quello del Lido Comunale. Un ex fiore all’occhiello della città, ridotto a struttura pericolante che rischia di crollare.

Siamo all’inizio dell’estate e, secondo tradizione, proprio in questo periodo dovrebbero fiorire i preparativi per l’inaugurazione della stagione. E invece il Lido è abbandonato al degrado, all’incuria, alla devastazione. Le cabine sono un ricettacolo di escrementi (animali e umani). Eppure c’era un progetto che prevedeva la demolizione di questo ecomostro, con la contestuale riqualificazione di tutta l’area. L’idea di ammodernare il Lido Comunale risale a una decina di anni fa. Nel 2012 il Sindaco Demi Arena riesce ad ottenere un finanziamento di 3 milioni e 800 mila euro dai fondi PISU da destinare proprio alla riqualificazione del Lido più popolare della storia della città. Nel 2013 i commissari pubblicano il bando per il progetto che viene vinto dalla “AGP Costruzioni Generali“: il nuovo Lido Comunale viene concepito intorno alla Torre Nervi, ristrutturata e riqualificata, mentre le cabine vetuste e usurate sarebbero state tutte abbattute, restituendo al Lungomare la splendida vista dello Stretto e recuperando enormi spazi pubblici da restituire alla collettività. Nel 2014 arriva Falcomatà che sposa subito questo progetto e si batte per realizzarlo, ma la Sovrintendenza intraprende una grande battaglia fatta di ricorsi e battaglie legali partendo dal presupposto che queste cabine (sempre quelle delle foto in alto a corredo dell’articolo) siano un bene storico di “interesse artistico“. Così la Sovrintendenza (a cui questa città deve anche il corso Garibaldi dalla pavimentazione a chiazze) ha vinto la battaglia con il Comune ottenendo la tutela di questo “bene artistico” su cui effettivamente ogni giorno piomba l’interesse di milioni di visitatori (!!!).

Facile ironia a parte, giova ricordare che queste orrende cabine privano la vista sul mare e la loro gestione, per la manutenzione e la vigilanza, ha fatto allontanare numerosi imprenditori che altrimenti sarebbero interessati a gestire un Lido così importante come accade per le altre strutture della via Marina. Adesso sono addirittura a rischio crollo, con la salsedine che ha intaccato il ferro mettendo a repentaglio l’effettiva agibilità di tutta l’area.

Nel contesto avveniristico del Lungomare, del nuovo Waterfront e nella prospettiva della realizzazione del Museo del Mare progettato da Zaha Hadid, ci chiediamo se questa città può ancora permettersi la zavorra di un Lido Comunale così vetusto e degradato, al punto che le attività devono essere sospese per motivi di sicurezza.

Ah, il progetto bloccato dalla Sovrintendenza per salvare le cabine che oggi abbiamo fotografato, era questo:


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