Lavoro: anche la Gran Bretagna sperimenta la settimana di 4 giorni

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Anche la Gran Bretagna abbraccia la settimana corta, ovvero lavorare 4 giorni e godersi un lungo week end di tre allo stesso stipendio. Com’è possibile? Diffusa in varie altre parti del mondo, la settimana corta porta benefici ai lavoratori che mantengono così maggiore entusiasmo ed energia verso la professione, alle imprese che di conseguenza hanno una forza lavoro più produttiva e motivata e anche all’ambiente, riducendo il pendolarismo. Ma sarà davvero così? La produttività resta veramente la stessa? A chiunque lavori da dipendente sembra facile immaginare di sì, ma la Gran Bretagna lo vuole dimostrare studiando migliaia di dipendenti di 70 imprese di diverse dimensioni e settori. Il progetto pilota, organizzato dal think tank Autonomy e dalla Ong 4 Day Week Global, durerà 6 mesi e sarà monitorato dagli esperti delle Università di Oxford e Cambridge e dal Boston College degli Stati Uniti. In cambio del 100% dello stipendio, i 3.300 lavoratori coinvolti si impegnano a mantenere il 100% di produttività pur lavorando l’80% delle ore previste.

Ma dove questa ipotesi è già realtà, non sono servite analisi tanto dettagliate. L’ultimo Paese in ordine di tempo ad aver introdotto la novità è il Belgio, che ha però una iniziativa tutta sua. Non si tratta di una riduzione delle ore lavorative – che restano 38 a settimana – ma di concentrarle in quattro giorni piuttosto che cinque. L’innovazione fa parte di un pacchetto di riforme che comprendono il diritto alla disconnessione, cioè a spegnere i dispositivi e ignorare i messaggi di lavoro e le chiamate dopo l’orario. I dipendenti potranno richiedere un periodo di prova per la settimana corta di sei mesi, al termine del quale possono decidere se mantenerla o meno. La Scozia ha già una settimana lavorativa di quattro giorni allo studio e i lavoratori godono di un orario ridotto del 20%, senza variazioni di compenso. Il programma è finanziato dal partito Snp con un fondo di circa 12 milioni di euro. La settimana più corta in assoluto – in termini di orario – ce l’hanno in Europa Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svizzera, con 35 ore complessive. Al contrario, la settimana di lavoro più lunga è quella da 40 ore, che troviamo in Italia, Polonia, Spagna, Portogallo e Turchia. Il Portogallo però ha già dichiarato di voler introdurre la settimana di quattro giorni, mentre la Spagna ha stabilito le 32 ore di lavoro per tre anni senza che questo abbia ripercussioni sullo stipendio (apripista l’azienda Desigual). In Italia nulla si muove, a parte qualche ipotesi qua e là ed esempi privati: lo sono a Milano Carter & Benson, che si occupa di consulenza strategica ed head hunting, (settimana corta di 36 ore) oppure la società di marketing Awin Italia. In Giappone, secondo un recente studio del governo, l’8% delle aziende ha offerto finora più di due giorni liberi garantiti a settimana, seguendo l’esempio di Microsoft Giappone, che di conseguenza nel 2019 ha dimostrato di aver goduto di un aumento della produttività del 40%, di una riduzione dei consumi di energia elettrica del 23% e di carta del 59%. Anche Panasonic ha dato ai suoi dipendenti la possibilità di lavorare solo 4 giorni a settimana. Il 2022 ha portato aria nuova anche negli Emirati Arabi Uniti, che hanno stabilito quattro giorni e mezzo lavorativi ma, per la prima volta al mondo, applicandola anche al settore pubblico e alle scuole. A ispirare lo stato britannico è stata tuttavia l’Islanda, che ha ridotto le ore lavorative da 40 a 35 senza tagli nella remunerazione già 7 anni fa. Per garantire il controllo della qualità, i risultati sono stati analizzati da associazioni specializzate, che hanno rilevato risultati lavorativi eccezionali, con un miglioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata. Tra le altre iniziative, in Svezia si lavora 6 ore al giorno, mentre in Norvegia si avvantaggiano in particolare i neogenitori. La Danimarca ha un modello da 33 ore medie settimanali di lavoro. Tra chi invece si sta buttando in una sperimentazione simile a quella britannica, sono in lista Spagna, Irlanda, Usa, Australia e Nuova Zelanda, con il sostegno dei rispettivi governi. Lo studio partito adesso in Gran Bretagna – il più grande e completo mai condotto – fornirà dettagli utili agli incerti: “In questo esperimento storico analizzeremo come i dipendenti reagiscono ad avere un giorno di vacanza in più, gli effetti sullo stress, la soddisfazione, la salute, il sonno, l’energia, la concentrazione e molti altri aspetti”, ha detto Juliet Schor, docente di sociologia al Boston College e leader degli esperti che monitoreranno l’esperimento.

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