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Le 7 trappole da evitare per le startup in ambito sanitario

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Vuoi avviare un progetto che abbia a che fare con la digital healthcare? È il momento giusto, ma il settore è molto competitivo. Ecco cosa tenere presente prima di cominciare

Portare al successo una startup nel settore sanitario pone sfide anche più complesse rispetto a quelle tipiche degli altri settori, anche perché le variabili da considerare sono infinitamente di più — a cominciare dal quadro normativo che regolamenta le presenza e le attività delle aziende nel settore. Ecco i 7 errori da non fare, per evitare che i propri progetti sfumino prematuramente a prescindere dal loro valore.

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(foto: via Getty Images)

1) Mantenere in carica a lungo il CEO sbagliato può costare caro, anche se si tratta del fondatore in persona. Per continuare a finanziare la startup gli investitori devono sapere che a guidarla c’è un leader capace di affrontare con lucidità, consapevolezza e trasparenza il percorso che la porterà sul mercato.

2) A proposito di ruoli, anche le startup dalle dimensioni più contenute non dovrebbero mai rinunciare a un Key Opinion Leader: una figura proveniente dal mondo medico-sanitario, con una profonda conoscenza dell’ambiente e capace di promuovere al mondo esterno il lavoro dei tecnici e dei responsabili prodotto con affermazioni e prese di posizione che possano contemporaneamente influenzare e direzionare le opinioni altrui.

3) Puntare in modo inadeguato sulla propria value proposition è sinonimo di fallimento. I fattori che differenziano la startup da quel che esiste già sul mercato devono essere più che evidenti agli eventuali stakeholder; i vantaggi che offre rispetto allo status quo vanno quantificati con una precisione che soprattutto gli investitori devono poter percepire in modo netto.

4) Anche basarsi su un approccio lean startup non è quasi mai una buona idea: lanciarsi precipitosamente sul mercato per poi ricalibrare la propria offerta sui feedback ricevuti in quest’ambito porta contro a un muro fatto di regolamentazioni e normative specifiche nel settore sanitario che vanno conosciute con largo anticipo. Scontrarvisi strada facendo segnerebbe il destino di qualunque progetto.

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(foto: Andresr/Getty Images)

5) Vale anche un monito in senso opposto: uno sviluppo in incognito può avere i suoi vantaggi e servire a proteggere quel che si sta costruendo, ma rimanere troppo a lungo in modalità stealth preclude rapporti con l’ecosistema sanitario che sono giocoforza vitali per lo sviluppo della startup. Al momento opportuno, è necessario che investitori, clienti, pazienti e potenziali investitori sappiano che la startup è sulla mappa.

7) Anche perché — quale che sia il prodotto o il servizio alla base dell’offerta — non deve confliggere con i flussi di lavoro delle persone che coinvolge. Per quanto l’idea sia rivoluzionaria, nessun medico, azienda o struttura ospedaliera vuole complicarsi la vita con procedure che rallentano il loro mestiere. Uscire dal proprio studio e imparare quali siano le abitudini e l’ambiente nel quale lavorano i potenziali clienti è fondamentale per non sviluppare una tecnologia o una piattaforma promettente ma destinata a essere snobbata.

 La ricerca sul campo insomma è fondamentale, motivo per cui rimanere nella propria echo chamber può essere fatale. Confrontarsi con professionisti vicini al proprio modo di intendere il settore può restituire feedback positivi e incoraggianti, ma inutili o dannosi per la crescita sana della startup che invece si propone a clienti variegati. Le necessità e gli obbiettivi di tutti gli stakeholder vanno compresi a fondo anche chiedendo loro una schietta onestà.

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