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Le intercettazioni di massa del Regno Unito sono state giudicate illegali, 8 anni dopo le rivelazioni di Edward Snowden

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha bollato come illegale la sorveglianza di massa dell’agenzia di spionaggio Gchq, svelate dall’ex contractor della Nsa

(foto: Ernesto Ruscio/Zoe Vincenti)

A otto anni dalle rivelazioni di Edward Snowden, l’ex contractor della National security agency americana (Nsa) diventato un whistleblower, il 25 maggio è arrivata l’attesa sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che ha stabilito che le intercettazioni di massa operate dalla Gchq, l’agenzia di spionaggio del Regno Unito, erano illegali. La causa, iniziata dalla ong inglese Big Brother Watch, cui si sono aggiunte altre quindici organizzazioni come Privacy international, Liberty e Amnesty international, ha visto con questa pronuncia riconoscere la violazione degli articoli 8 e 10 della Carta europea dei diritti dell’uomo che tutelano la privacy e la libertà d’espressione.

This quotes one of the judges at the European Court of Human Rights today. It is hard to overemphasize how far we’ve come from the pre-2013 world when even the highest judicial authorities are beginning to acknowledge the devastating consequence of two decades’ mass surveillance: https://t.co/mU8gZkxf85

— Edward Snowden (@Snowden) May 25, 2021

Come ricordato da Big Brother Watch, nel 2013 Edward Snowden svela l’esistenza di diversi programmi di spionaggio di massa: Tempora, un archivio di tutto il traffico online; Karma Police, un catalogo che include un “profilo di navigazione web per ogni utente visibile su internet“; Black Hole, una repository di oltre 1 trilione di eventi tra cui le registrazioni di email e chat, le query dei motori di ricerca e l’attività dei social media.

Oltre alle informazioni dei propri cittadini però il Regno Unito scambia dati e intercettazioni con Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, i cosiddetti Five Eyes. Grazie a questo accordo i servizi segreti delle varie agenzie possono scambiarsi tutte le informazioni e i dati che passano attraverso le loro dorsali, ovvero i cavi dove materialmente viaggiano i dati da un continente all’altro. In questo modo ciascuno di questi Paesi, per avere accesso ai dati di altri cittadini cede il controllo sui dati dei propri.

cable data by Greg Mahlknecht, map by Openstreetmap contributors [CC BY-SA 2.0]

Una lunga battaglia giudiziaria

Prima di portare questi fatti davanti alla Corte chiamata a far rispettare la Carta europea dei diritti dell’uomo del 1950, le ong si sono rivolte all’Investigatory Powers Tribunal, il tribunale che vaglia i ricorsi contro le agenzie di sicurezza. Nel processo il tribunale dichiara illegale l’accordo di scambio di informazioni tra Regno Unito e Stati Uniti in quanto segreto ma non dichiara l’illegittimità in principio né dell’accordo né delle intercettazioni di massa.

Non soddisfatte della pronuncia del tribunale, nel 2015 le organizzazioni portano la causa davanti alla prima sezione della Cedu, che nel settembre del 2018 si pronuncia riconoscendo come la mancanza di opportune salvaguardie rendesse illegittime quelle intercettazioni. Tuttavia Big Brother Watch e le altre organizzazioni, ancora non soddisfatte della sentenza, che non sarebbe stata appellabile, chiedono che sulla causa si pronunci anche la Grand Chamber, la quale, composta da 17 giudici, è chiamata a giudicare soltanto quei casi considerati di estrema importanza.

Grand Chamber judgment Big Brother Watch and Others v. the United Kingdom – UK surveillance regime: some aspects contrary to the Convention https://t.co/qMiJt74oPZ#ECHR #CEDH #ECHRpress

— ECHR CEDH (@ECHR_CEDH) May 25, 2021

Come riportato da Privacy international, questa nuova pronuncia della Corte va oltre quella del 2018. Pur non disconoscendo del tutto la possibilità di effettuare intercettazioni di massa, ha richiesto che queste siano approvate da un soggetto terzo e indipendente dal governo, come un giudice, e che l’autorizzazione sia precisa, rigorosa e controlli che siano in essere delle vere salvaguardie per i cittadini. 

La Corte ha riconosciuto che le intercettazioni operate dall’agenzia inglese di intelligence Gchq non erano soggette ad alcun mandato che provenisse da un’autorità indipendente dal governo. E che non esistevano termini di ricerca specifici né un’autorizzazione preventiva per la ricerca nelle comunicazioni di un individuo specifico. In poche parole l’agenzia Gchq poteva cercare qualsiasi informazione su chiunque, senza limiti di ricerca e senza il mandato di un giudice terzo che valutasse le esigenze investigative e la fondatezza della necessità di un’intercettazione.

Se da un lato l’effetto è che questa pronuncia sarà vincolante per i 47 Paesi del Consiglio d’Europa (che è più ampio e diverso dal Consiglio europeo, che raccoglie solo i capi di stato e governo dei 27 Paesi dell’Unione), dall’altro nel 2016 il Regno Unito ha inserito in una nuova legge, l’Investigatory Powers Act 2016, nuovi poteri di sorveglianza anche più estesi di quelli rivelati da Snowden. Le organizzazioni coinvolte in questa causa hanno già iniziato una battaglia legale per dimostrare che la legge non fornisce sufficienti garanzie alla tutela del lavoro di giornalisti e avvocati.

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