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LEROSE Lorenzo “Stavamo facendo un’immersione staff, di quelle che facciamo tutto l’anno alla ricerca di nuovi siti dove portare i subacquei, quando abbiamo visto un ceppo d’ancora”

 LEROSE Lorenzo “Stavamo facendo un’immersione staff, di quelle che facciamo tutto l’anno alla ricerca di nuovi siti dove portare i subacquei, quando abbiamo visto un ceppo d’ancora”. La storia dell’ennesima scoperta archeologica nelle profondità del mare di Ventotene, un paradiso per i sub, pochi giorni fa è iniziata così. “Già in passato abbiamo fatto ritrovamenti del genere e abbiamo subito informato la Soprintendenza”, assicura Dario Santomauro del Diving World Ventotene. E nuove tracce di storia dell’antica Roma e degli intensi traffici marittimi che in quell’epoca si svolgevano nella zona sono subito andate ad arricchire quello che sta diventando un museo diffuso sotto la superficie del mare.

I funzionari archeologi della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone Latina e Rieti, dopo essere stati allertati, a loro volta a una profondità di circa 40 metri, hanno scoperto numerosi resti di navi romane e anche di navi più antiche sparsi sul fondale. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Roma e del Nucleo subacquei di Roma li hanno sottoposti a rilievi metrici e fotografici.

Archeologia, ancore di navi romane ritrovate nel mare di Ventotene

Le anfore ritrovate negli anni scorsi nelle acque dell’isola (foto fondazione Aurora Trust

I reperti sono considerati di elevato interesse storico e archeologico: si tratta di un’ancora in pietra di forma ovale, lunga circa 60 centimetri, proveniente da una nave risalente al periodo compreso tra il VI e il IV secolo a.C., un ceppo di ancora in piombo, lungo 65 centimetri, e una contromarra in piombo, lunga 47 centimetri, appartenente a una nave romana risalente al periodo compreso tra il III secolo a.C. ed il I-II secolo d.C., un ceppo di ancora in piombo, lungo 51 centimetri, saldato a un’ancora di “tipo ammiragliato” in ferro, con barra mobile, della lunghezza di un metro e mezzo, e un’ancora più piccola, appartenenti a una nave romana di epoca imperiale (I-II secolo d.C.). Scoperti infine resti anche di imbarcazioni moderne: un’ancora di “tipo ammiragliato” in ferro,  lunga quattro metri, e un’ancora di “tipo rampino”, lunga tre metri.

“Non parliamo soltanto di navi romane. Del resto nella zona c’erano intensi traffici già nella preistoria”, sottolinea  la responsabile per la tutela subacquea della Soprintendenza, Chiara Delpino. La caccia ai tesori sommersi a Ventotene è iniziata oltre dieci anni fa, con una campagna di ricerca avviata dalla fondazione americana Aurora Trust, che ha portato a individuare ben cinque navi romane, di cui non c’è più traccia del fasciame, ma con il carico integro, fatto di anfore e vasellame.

“Si trovano a una profondità tra i 100 e i 150 metri e abbiamo avuto il permesso di fare lì delle immersioni. Esperienze per sub esperti”, afferma Santomauro. La Soprintendenza, diretta da Paola Refice, insieme all’ente che gestisce l’area marina protetta di Ventotene e Santo Stefano, sta infatti puntando molto sulla valorizzazione del patrimonio isolano e i resti delle cinque navi sono stati lasciati sui fondali, diventando un’attrazione per i sub. Così come sono stati lasciati al loro posto i nuovi reperti.  Scelte fatte seguendo le recenti indicazioni dell’Unesco sul patrimonio culturale subacqueo. “Quando i reperti sono al sicuro è questo quel che va fatto”, precisa la responsabile Delpino. Man mano sta prendendo forma un vero e proprio itinerario archeologico per sub.

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