lettera-aperta-a-draghi-su-startup-ed-enea-tech

Lettera aperta a Draghi su startup ed Enea tech

Biotech (Girl with red hat/Unsplash)

*di Angelo Coletta, Presidente InnovUp

Caro Presidente, a nome dell’Associazione che dal 2012 (a seguito del primo “Startup Act” italiano) rappresenta migliaia di realtà innovative italiane, e di conseguenza tantissimi imprenditori che hanno messo l’innovazione al centro della propria vita, spero Lei possa dedicare un po’ del suo tempo a due questioni che a prima vista possono apparire di poco conto, ma che invece sono fortemente indicative del quotidiano percorso a ostacoli al quale sono forzate le nuove realtà imprenditoriali. 
Faccio riferimento a quelle stesse realtà che si trovano già oggi a giocare un ruolo cruciale per la competitività dell’Italia a livello globale, considerato che proprio le imprese con meno di 5 anni di vita sono quelle che contribuiscono maggiormente alla creazione di posti di lavoro qualificati.

Nel giro di una settimana, l’ecosistema dell’innovazione italiano si è infatti ritrovato a dover fare i conti con due pesanti stop ai dialoghi in essere con le istituzioni e le associazioni di professionisti, riguardo ai temi della costituzione online delle startup e dei fondi a disposizione di Enea Tech.

Sul primo tema, i timori di una burocratizzazione del processo di costituzione sono diventati realtà con l’approvazione dello schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva Ue2019/1151 (in discussione in queste settimane nelle Commissioni parlamentari competenti) che ha stabilito che la sola piattaforma del Notariato è delegata a tale scopo, di fatto re-introducendo un monopolio ex lege e muovendosi in contrasto al principio base che aveva ispirato la Legge di delegazione europea su questa materia.

Ora, in aggiunta, l’ennesimo ribaltamento sui fondi di Enea Tech & Biomedical: i 400 milioni di euro stanziati dal dl Sostegni bis e volti a garantire una risposta alle startup che avevano partecipato ai bandi nei mesi precedenti sono stati nuovamente ritirati dalle disponibilità della Fondazione.

In rappresentanza degli startupper di oggi e soprattutto di domani, in un Paese che finalmente proprio quest’anno sembra poter superare la soglia del miliardo di euro di finanziamenti totali raccolti dalle nostre imprese innovative, e con il chiaro effetto volano che ne deriverà sui nostri imprenditori, non è più possibile stare a guardare.

Per questo, in primo luogo chiediamo che venga restituito alle startup il diritto di nascere, cioè di costituirsi in modo semplice e rispettoso della concorrenza di mercato, attraverso mezzi digitali che già da anni lo consentono, in particolare ripristinando almeno 3 punti fondamentali per non fare soffocare l’ecosistema italiano da una immotivata burocrazia:
1) Il processo di costituzione dovrebbe essere effettivamente digitalizzato, come avveniva con la procedura telematica introdotta dal Mise nel 2016, e per farlo è fondamentale che possa avvenire tramite diverse soluzioni, anche in concorrenza tra loro, con l’ovvia e necessaria verifica garantita da un “atto pubblico”.
2) Il compenso dovuto ai professionisti in atto di registrazione di una startup dovrebbe essere calmierato sul livello dei principali Paesi europei, dove le aziende si costituiscono con procedure totalmente telematiche e costi che non superano i 100 euro. Alcuni studi recenti hanno stimato che, per una giovane realtà italiana, il costo di registrazione oltrepassa abbondantemente i 1.500 euro di solo onorario, senza contare le imposte di registro e la vidimazione dei libri sociali
3) Lo statuto, ove richiesto dalle startup, dovrebbe poter essere standardizzato, dato che le esigenze al momento della costituzione, sono di fatto sempre simili. Questo ridurrebbe le complessità per le startup e i professionisti, semplificando e riducendo gli oneri da sostenere in questa fase.

La semplice costituzione, infatti, non rientra nella fattispecie dove le esigenze aziendali richiedono il necessario supporto delle competenze professionali di un notaio, che rimane il partner primario per le operazioni più complesse.

In secondo luogo, chiediamo che i fondi destinati alle startup non vengano più utilizzati come uno specchietto per le allodole: un esempio su tutti è rappresentato dall’ennesima contraddizione sui fondi destinati ad EneaTech.

Già lo scorso maggio, a valle del Decreto Sostegni Bis, si era addirittura azzerato l’impianto del fondo, con un cambio di nome e un focus solo sul biomedicale, per poi ripristinarlo in un secondo momento con l’aggiunta di ulteriori 400 milioni che avevano portato le disponibilità totali della Fondazione a 900 milioni di euro.
Di questi ultimi fondi, nell’ultima versione del Decreto, 250 milioni erano riservati alle oltre 1.000 tra startup e pmi innovative che già avevano presentato progetti a seguito delle diverse call lanciate dalla Fondazione fino ad oggi.

Ora apprendiamo che in un decreto del Mise datato 17/09/2021 questi “ulteriori 400 milioni” sono stati ritirati e riportati nelle disponibilità di Invitalia. Una decisione che appare ancora più grave alla luce delle motivazioni sottese al ritiro dei fondi: “Verificato che, sulla base dell’attuale stato di operatività del ‘Fondo per il trasferimento tecnologico’, non risultano, al presente, esigenze di risorse aggiuntive” a dimostrazione di una limitata visione ecosistemica e di valutazioni sommarie che non hanno nemmeno atteso la presentazione del nuovo Piano Industriale della Fondazione, le cui attività risultano, allo stato attuale, congelate.

In conclusione, Presidente, credo che oltre a sistemare i danni figli di politiche poco lungimiranti per l’innovazione negli anni passati, sia fondamentale un impegno concreto per mettere le startup al centro delle strategie del futuro. 
L’Italia, inutile girarci intorno, ha bisogno di un maggior impegno finanziario da investire sulla ricerca e l’innovazione (Francia e Germania investono denaro pubblico nell’ordine di decine di miliardi alla volta sulle startup) e di conseguenza del capitale umano in grado di consentirci di recitare un ruolo da protagonisti in settori che oggi potranno ancora sembrare di nicchia, ma che domani saranno assolutamente strategici. 
Abbiamo bisogno di misure che favoriscano il ritorno dei nostri migliori talenti, nati e formati qui e poi costretti a rivolgersi altrove per dimostrare il proprio valore, per questo ribadisco: approfittiamo di questo momento storico di ripartenza per portarli di nuovo in Italia, per dotarci di quell’insieme di competenze che immediatamente aggiungerebbe valore anche alle filiere che già rappresentano un fiore all’occhiello del nostro Paese nel mondo.

The post Lettera aperta a Draghi su startup ed Enea tech appeared first on Wired.

%d bloggers like this: