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L’ex Ilva di Taranto non fermerà la sua produzione

Il Consiglio si Stato ha annullato la sentenza del Tar di Lecce che aveva ordinato lo spegnimento degli impianti, confermando un’ordinanza del sindaco di Taranto

Acciaierie Italia, ossia l’ex Ilva di Taranto, non fermerà la sua produzione. Il Consiglio di Stato ha accolto gli appelli di ArcelorMittal e Invitalia, che controllano l’acciaieria, e disposto l’annullamento della sentenza del Tar di Lecce che aveva ordinato lo spegnimento degli impianti. Il provvedimento del tribunale aveva confermato un’ordinanza d’urgenza del sindaco di Taranto, firmata a seguito di emissioni di fumi e gas inquinanti e delle verifiche ambientali e sanitarie.

Secondo i giudici dell’appello, l’ordinanza sarebbe illegittima per mancanza di un imminente pericolo alla salute”. Senza questa condizione di emergenza, quindi, il sindaco non avrebbe avuto il diritto di esercitare i poteri garantiti in situazioni di necessità e urgenza. L’uso ingiustificato di questi poteri, si legge nella sentenza del Consiglio di Stato, “ha finito per sovrapporsi alle modalità con le quali, ordinariamente, si gestiscono e si fronteggiano le situazioni di inquinamento ambientale e di rischio sanitario”. Per i giudici i rilevamenti ambientali e sanitari non avrebbero evidenziato un “pericolo ulteriore rispetto a quello ordinariamente collegato allo svolgimento dell’attività industriale.

La decisione del Consiglio di Stato arriva dopo meno di un mese dalla sentenza della Corte d’Assise di Taranto sul processo “Ambiente svenduto”, relativo alla gestione dello stabilimento siderurgico pugliese da parte del gruppo Riva, tra il 1995 e il 2013. A conclusione del primo grado di giudizio la Corte ha condannato ex proprietari, amministratori e funzionari pubblici a diversi anni di carcere, chiedendo inoltre il sequestro di tutti gli impianti cosiddetti “a caldo” dell’ex Ilva, quelli che secondo il Consiglio di Stato possono restare in funzione. Per impianti “a caldo” si intendono i parchi minerari, altiforni, acciaierie e altre aree di lavorazione di gas e metalli.

Le emissioni prodotte dall’acciaieria tarantina sono da anni sotto indagine. Negli ultimi giorni uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Nature ha concluso che i fumi inquinanti dell’ex Ilva potrebbero avere delle conseguenze anche sulla salute mentale. Secondo i ricercatori italiani la combinazione tra arsenico e piombo (trovati nelle urine e nel sangue in livelli maggiori del normale) potrebbero aggravare disturbi del comportamento, causare autismo, ansia o depressione.

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