cronaca

L’impegno delle case editrici per una narrazione senza stereotipi di genere

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Dal programma “Obiettivo 10 in parità” di Zanichelli al codice di autoregolamentazione di Rizzoli. Si moltiplicano le iniziative delle case editrici per eliminare – finalmente! – i riferimenti sessisti nei testi scolastici e non solo

(Foto: Florian Gaertner/Photothek via Getty Images)

Oggi la parità di genere è una priorità, ma la lotta contro gli stereotipi nei testi scolastici era già cominciata nel 1999 con l’approvazione del progetto europeo POLITE (Pari Opportunità nei LIbri di TEsto) che vedeva coinvolti diversi partner italiani – la Presidenza del Consiglio dei ministri con il Dipartimento per le pari opportunità e l’AIE (Associazione Italiana Editori) – e due partner transnazionali, il Portogallo (Commissao para igualdade e para os diritos das mulheres) e la Spagna (Federation de Gremios de Editores). Il codice in questione nasceva con lo scopo di promuovere una riflessione sul tema della parità di genere estendendolo al settore editoriale e didattico, così da migliorare i libri di testo ed eliminare ogni forma di discriminazione in base al sesso.

Dopo 20 anni i passi avanti sono stati lenti e pochi, anche se il 13 ottobre 2020 Alessandro Fusacchia, deputato e co-fondatore della piattaforma politica Movimenta, con i parlamentari Laura Boldrini, Alessandra Carbonaro, Lucia Ciampi, Paolo Lattanzio, Rossella Muroni, Erasmo Palazzotto e Lia Quartapelle, ha presentato alla Camera una proposta di legge per combattere gli stereotipi di genere, promuovere la diversità nei testi scolastici e incentivare l’autoregolamentazione dell’editoria scolastica. La pdl comprendeva l’istituzione di un Osservatorio nazionale sulla diversità e l’inclusione presso il Ministero dell’istruzione, che si sarebbe dovuto occupare di redigere le linee guida da aggiornare ogni cinque anni, di esprimere pareri sui libri di testo esaminati e di proporre un piano di formazione per editor e altri operatori del settore. La proposta di legge, però, non è stata ancora approvata.

I testi scolastici, infatti, restano pieni di frasi sessiste che promuovono stereotipi di genere, come “La mamma cucina e stira, mentre papà lavora e legge”. Se da un lato queste proposizioni hanno il compito di educare al corretto utilizzo della grammatica italiana, dall’altro influenzano il modo di pensare dei più piccoli, definendo ruoli rigidi e cristallizzati da cui si fa fatica a emanciparsi. A questo proposito, alcune case editrici hanno deciso di adottare regole più ferree per far sì che nei libri di testo vi siano espressioni e immagini che parlino di parità e non di discriminazione.

Zanichelli, specializzata in testi scolastici, in collaborazione con linguisti, sociologi e autori, ha stilato il programma Obiettivo 10 in parità: 10 linee guida per promuovere, appunto, la parità di genere nei libri, consultabili sul sito. Il decalogo prevede, nei suoi punti chiave, di evitare gli stereotipi, di rappresentare in modo paritario tutti i generi e di utilizzare un linguaggio inclusivo, in modo tale da fornire agli alunni gli strumenti che li aiutino a capire quanto sia fondamentale avere maggiore libertà di pensiero e possibilità di scelta. Per ogni disciplina, inoltre, i redattori possono fare degli interventi calibrati. Pere esempio: se in Storia le figure femminili sono state scarsamente rappresentate, adesso, per ovviare alla mancanza, si può rendere conto del perché è accaduto e dare più risalto alle donne. In Storia dell’arte le pittrici non possono più essere relegate in una scheda, ma devono avere lo stesso spazio degli uomini ed è per questo motivo che bisogna dedicare loro pagine adeguate. Così anche nelle discipline scientifiche. Utilizzando questo metodo, si eliminano quegli stereotipi oramai obsoleti e si evita di assegnare i ruoli di prestigio agli uomini e quelli di cura alle donne.

(Foto: Zanichelli)

Anche la casa editrice Rizzoli ha preso dei provvedimenti dopo le lamentele di alcuni genitori che hanno constatato l’esistenza di frasi sessiste in un testo di grammatica proposto nelle scuole dei loro figli. Tra le pagine del volume si potevano leggere espressioni quali: “Rossella è così bella da sembrare un angelo, mentre sua sorella è talmente brutta che nessun ragazzo la degna di uno sguardo”“Franca ama Luigi anzi lo adora, benché spesso la trascuri e la faccia soffrire”. Rizzoli si è dotata, così, di un codice di autoregolamentazione che guida autori e redattori nella progettazione e nella stesura dei libri, e stabilisce criteri in merito alle scelte antologiche, al linguaggio utilizzato e all’uso appropriato di immagini e illustrazioni, in maniera tale da rispettare la parità in ogni suo aspetto e non alimentare contrapposizioni tra maschile e femminile. Dunque, se vogliamo che questa generazione di ragazzi sia migliore della precedente, è necessario iniziare proprio dalla scuola, perché è importante far capire quanto sia diversificata la nostra società e quanto sia basilare nutrire rispetto verso il prossimo, indipendentemente dal suo genere di appartenenza.

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