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L’Italia non ha un piano contro la resistenza agli antibiotici

Il nostro Paese segna un record di consumo, ma non affronta l’emergenza che deriva dall’abuso

L'Italia non ha un piano contro la resistenza agli antibiotici

L’Italia non ha ancora un Piano Nazionale contro l’antibiotico-resistenza, nonostante la ministra Lorenzin da mesi annunci la sua imminente approvazione. Eppure è il primo paese europeo per uso di antibiotici umano secondo i dati dell’Istituto Superore di Sanità (ISS) e dall’European Surveillance of Antimicrobial Consumption Network, (Esac-Net) e il terzo per l’utilizzo sugli animali negli allevamenti intensivi, secondo i dati dell’Agenzia Europea per i medicinali, European Medicine Agency (EMA).

La denuncia arriva da venti associazioni che hanno inviato una seconda missiva pubblica alla ministra Lorenzin, per conoscere i contenuti del Piano, non ancora resi noti: “Ad oggi  nessuna associazione rappresentante della società civile è stata invitata ad un confronto sui contenuti, così come prevede il manuale per redigere i Piani d’Azione Nazionaliprodotto da OMS, Word Organisation for Animal Health (OIE)  e la FAO”.

L’emergenza mondiale

E se per la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’antibiotico resistenza è emergenza planetaria tanto da aver realizzato un Piano di Azione Globale che prevede per ogni Paese la redazione e l’implementazione di un proprio Piano Nazionale, la situazione non è meno grave in Europa e in Italia, come AGI aveva anticipato a febbraio scorso.

Secondo l’ultimo rapporto curato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), infatti, l’antibiotico resistenza causa in Europa almeno 25 mila decessi l’anno, dati provenienti dai 27 Stati membri per l’anno 2015, sulla resistenza agli antibiotici dei batteri di Escherichia Coli e Salmonella sia negli umani che negli animali come suini e ovini.

“È indubbio – scrivono le ONG nella seconda lettera indirizzata al ministro Lorenzin – che trasparenza, dialogo e partecipazione siano principi essenziali per una rinnovata Unione europea e che, per essere forti, debbano essere praticati e promossi a livello nazionale dalle Istituzioni dei Paesi membri”.


Quali sono le organizzazioni che hanno firmato l’appello:

  • Legambiente,
  • CIWF Italia,
  • AIAB,
  • Altroconsumo,
  • ARCI,
  • CGIL,
  • Cittadinanzattiva,
  • Comuni Virtuosi,
  • FederBio,
  • Federazione Italiana Media Ambientali,
  • Fondazione Culturale Responsabilità Etica,
  • Fondazione Sviluppo Sostenibile,
  • Fondazione Univerde,
  • Greenpeace Italia,
  • LIPU,
  • Marevivo,
  • Movimento Difesa del Cittadino,
  • Slow Food Italia,
  • Unione degli Studenti,
  • WWF Italia, 

Un problema di mancata trasparenza che si riflette anche su dati ufficiali non reperibili e che lascia vaga la quantificazione dell’impatto sanitario per la popolazione italiana della resistenza agli antibiotici, stimata dalla Società italiana malattie infettive e tropicali (SIMIT) in 5.000-7.000 decessi annui, riconducibili a infezioni nosocomiali, cioè negli stessi ospedali.

Quando già da novembre 2015, l’Istituto superiore di sanità (Ar-Iss): aveva ribadito che “In Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene purtroppo tra le più elevate in Europa e quasi sempre al di sopra della media europea”.

In Italia alto consumo

E  il nostro Paese resta, bisogna ricordare, quello, tra gli Stati membri, con il più alto consumo di antibiotici ad uso umano, con 27,5 DDD (Dose Definita Giornaliera ogni 1000 abitanti) insieme a Belgio, Francia, Cipro, Romania e Grecia, quest’ultima maglia nera con 36,1 DDD, contro una media europea di 22,4 DDD. Quasi il triplo dell’Olanda che consuma invece poco più di 10,7  DDD/die, secondo i dati elaborati dall’European Surveillance of Antimicrobial Consumption Network, (Esac-Net).

Così come resta da fare chiarezza sul reale consumo di antibiotico ad uso animale, utilizzato negli allevamenti intensivi. Il dato riportato all’interno del rapporto dell’ Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDCD) e dall’Agenzia Europea per i medicinali (EMA), stima che il 71% degli antibiotici venduti in Italia siano destinati agli animali negli allevamenti intensivi. Così come la presenza di batteri resistenti negli animali da allevamento è preoccupante vedi nei polli ad esempio, secondo la relazione del Ministero della Salute, sulla resistenza agli antimicrobici dei batteri zoonotici e commensali  nel settore avicolo del 2014.

Appello a Lorenzin

L’appello delle ONG alla ministra Beatrice Lorenzin è, quindi, univoco: “L’antibiotico resistenza (AMR) è un’emergenza sanitaria grave e merita la massima attenzione. E così come indicato dall’OMS e dal Consiglio dell’UE, il Piano Nazionale contro l’antiobiotico resistenza deve essere redatto con il coinvolgimento della società civile, secondo il principio “One Health”.

Salute, benessere umano e animale, cibo sano, fanno parte tutti della medesimo piatto.

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