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Lombardia, Veneto, Emilia, Calabria e Sicilia saranno arancioni dall’11 gennaio

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Dall’11 al 15 gennaio le regioni del nord e sud Italia rimarranno incasellate come zona arancione, mentre il resto della penisola diventerà zona gialla. L’ha deciso un’ordinanza del ministro Speranza

Giuseppe Conte Roberto Speranza
(foto: Antonio Masiello/Getty Images)

Come previsto dall’ultimo decreto-legge post feste natalizie, dal 10 al 15 gennaio l’Italia torna a suddividersi in zone indicate con colori differenti a seconda del rischio di contagio di Covid-19. In base ai dati del monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e del ministero della Salute, dopo un consulto con il Comitato tecnico scientifico (Cts), il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato una nuova ordinanza che entrerà in vigore da lunedì 11 a venerdì 15 gennaio, quando scadrà il dcmp attualmente in vigore.

Con il nuovo provvedimento, restano in zona arancione (perché tutta la penisola sarà comunque di questo colore il 9 e il 10 gennaio) Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto. Quindi ci si potrà spostare solo all’interno del proprio Comune, bar e ristoranti resteranno chiusi (a parte per asporto e consegna a domicilio), ma i negozi resteranno aperti. Tutte le altre regioni invece diventano zona gialla, con le conseguenti riaperture dei locali dalle ore 05 alle 18 e la possibilità di spostarsi liberamente all’interno della propria regione.

Per tutte le regioni, ad ogni modo, restano sempre validi il coprifuoco notturno dalle ore 22 alle 05 e la chiusura piscine, palestre e centri sportivi, cinema, musei e teatri (insomma pressoché tutti i luoghi di cultura e attività sportiva).

L’ultimo monitoraggio epidemiologico

Le tre Regioni con l’indice di contagio Rt puntuale significativamente superiore a 1 sono Calabria, Emilia-Romagna e Lombardia. Altre sei (Liguria, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta) lo superano nel valore medio, mentre altre quattro hanno un valore uguale (Puglia) o che lo sfiora (Lazio, Piemonte, Veneto). Il Veneto inoltre “mostra un tasso di incidenza particolarmente elevato, rispetto al contesto nazionale”.

Secondo gli esperti, quindi, l’epidemia si trova ora “in una fase delicata che sembra preludere ad un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti”.

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