Redazione

Ma io dico: l’omofobia non si combatte soltanto col codice penale

ma-io-dico:-l’omofobia-non-si-combatte-soltanto-col-codice-penale

L’avvio dell’esame del ddl Zan, dopo l’ostruzionismo inaccettabile della Lega, è stato un successo del Pd, che si è impegnato con il segretario Letta ad approvare finalmente una legge contro l’omotransfobia, che è assolutamente necessaria. Ora la parola passa alla Commissione Giustizia del Senato. Proprio per arrivare ad approvare al più presto un testo con il più ampio consenso possibile (ricordo che in gran parte Fi alla Camera ha votato il testo, mentre al Senato si è espressa, con il resto del centrodestra, contro la calendarizzazione), credo che sia necessario cogliere l’opportunità di una seconda lettura per migliorare il disegno di legge e votarlo definitivamente, blindandone il percorso con i deputati, entro l’apertura della sessione di bilancio.

Sono due i motivi politici che mi spingono su questa posizione, condivisa da tanta parte delle associazioni femminili e femministe, da giuristi e voci autorevoli nel campo dei diritti umani.

Il primo è noto: il riferimento al ‘sesso’ e al “genere” e quindi alle donne va cancellato dalla legge contro l’omotransfobia. Le donne non sono una minoranza, né una categoria o un gruppo sociale (ai quali fa riferimento la legge Mancino), sono la maggioranza della popolazione; la discriminazione e la violenza contro le donne hanno una matrice culturale diversa dall’omotransfobia, originano non dall’odio per il diverso, ma dall’idea patriarcale della donna soggetta al potere maschile e quindi albergano per lo più nelle relazioni di coppia; la definizione di ‘identità di genere’, introdotta tra le altre all’inizio del ddl Zan alla Camera, si presta a interpretazioni poco definite e certe, avrebbe bisogno di un richiamo ad una nuova legge sulla transizione di identità, finisce per introdurre nel nostro ordinamento un’identità sessuale fluida che, anche suo malgrado, rischia di cancellare la differenza sessuale e così i diritti e gli spazi faticosamente acquisiti dalle donne. Infine: esiste già un patrimonio legislativo specifico, con un impianto adeguato allo scopo, contro la discriminazione e la violenza di genere, al quale questa legge si sovrapporrebbe generando solo confusione. Questi argomenti sulle donne sono sostanziali e non formali e nulla hanno a che vedere, né possono essere confusi, con le motivazioni strumentali di una Lega che si scopre persino “femminista”, ma in realtà vuole solo spingere il ddl Zan su un binario morto.

Il secondo motivo: una legge contro l’odio è tanto più efficace quanto più si propone anche finalità culturali e di promozione del cambiamento e quanto meno ricorre al solo Codice penale (che peraltro richiede determinatezza e tassatività). Inserire donne, disabili e persone omo e transessuali dentro un elenco di categorie sociali discriminate e da tutelare e all’interno del Codice penale (gli articoli 604-bis e ter, richiamati dalla legge Mancino) rappresenta un oggettivo arretramento culturale e un passo di sicuro foriero di incertezze applicative e interpretative. Si presta inoltre al rischio di tenere fuori altri gruppi e categorie, che pure potrebbero rimanere prive di tutela, visto che il Codice penale non è suscettibile, come è noto, di applicazioni analogiche.

Per tutte queste ragioni, se fossimo all’anno zero e dovessimo concepire ex novo una legge contro l’odio omotransfobico, affronterei la questione con un’impostazione giuridica diversa. Non utilizzerei la legge Mancino, che storicamente è nata per contrastare i crimini, l’istigazione e la propaganda di odio, con l’espressa finalità di evitare la nascita di movimenti fondati sull’ideologia della superiorità. Avrei scelto invece di introdurre in maniera semplice e chiara l’aggravante delle ragioni di odio omotransfobiche tra quelle previste dall’articolo 61 del Codice penale (circostanze aggravanti dei reati).Ma ormai siamo qui e non sarebbe né giusto né rispettoso ignorare un lavoro importante e faticoso svolto alla Camera. Ecco perché vorrei provare ora a lavorare ad alcune modifiche: cancellare il riferimento al ‘sesso’ e al “genere” e sostituire l”identità di genere’ con l”identità sessuale’. In questo modo escluderemmo le donne dall’applicazione della legge contro l’omotransfobia, riuscendo però a ricomprendere coloro che, pur avendo i caratteri di un determinato sesso biologico, percepiscono diversamente la propria identità sessuale e, aderendo a comportamenti e orientamenti sessuali non conformi liberamente scelti, divengono bersaglio di atti di odio. Per tutti i motivi finora espressi, sarei per evitare anche il riferimento alla disabilità, rinviandone l’oggetto ad altra normativa.

Ciò che propongo, in sintesi, è quasi un ritorno all’origine del ddl Zan. Evitiamo di fare del ddl, così com’è ora, un totem intoccabile e ad alto rischio di impantanamento al Senato, per i diversi rapporti di forza presenti. Facciamo di necessità virtù e miglioriamo ancora la legge, togliendo alibi pretestuosi ma insidiosi ai nostri avversari politici, soprattutto alla Lega. Stringiamo sulle modifiche un patto di ferro anche con i deputati e approviamo tutto e subito: per me è un risultato possibile e alla nostra portata. Se poi i fatti mi dimostreranno che il ddl Zan può essere approvato solo così com’è e che il rischio sarebbe quello di non avere una legge contro i crimini di odio per ragioni omotransfobiche io, da senatrice del Pd sempre dalla parte di chi rischia di essere discriminato e meno tutelato, non potrò mai prestare il mio voto a questa prospettiva. Ma finché ci sarà spazio e margine per migliorare una legge tanto importante, lavorerò tenacemente per questo, con la forza di argomentazioni e ragioni non solo mie ma di tante e tanti dentro e sopratutto fuori dalle aule parlamentari.

0 comments on “Ma io dico: l’omofobia non si combatte soltanto col codice penale

Leave a Reply

%d bloggers like this: