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Mancati rinnovi contrattuali 2019/2021: quale futuro per l’autonomia provinciale trentina?

In questi giorni è al centro del dibattito provinciale l’autonomia trentina, è in discussione  l’attuale sostenibilità economica del sistema provinciale, viste le molte competenze  esercitate in via esclusiva ed i relativi costi sostenuti. 

L’attuale maggioranza politica ha dichiarato l’impossibilità di reperire nell’ assestamento di  bilancio attualmente in discussione le adeguate risorse economiche per i rinnovi  contrattuali del pubblico impiego, tradizionalmente finanziati con fondi provinciali. 

La contrattazione autonoma trentina, punto di forza ed innovazione in passato, ora sembra  aver segnato il passo con l’avvento di questa giunta provinciale, prova ne sia l’iter relativo  ai rinnovi contrattuali 2019/2021, in fase più avanzata a Bolzano e pure a livello nazionale,  dove sono già stati stanziati 435 milioni di euro per le indennità infermieristiche e per i  professionisti sanitari del comparto sanità. 

I nostri referenti istituzionali provinciali, lautamente retribuiti con i soldi pubblici e quindi dei  cittadini, si sottraggano sistematicamente al confronto istituzionale, atto a nostro  avviso dovuto, impedendoci di fatto da un lato di portare il nostro contributo costruttivo al  miglioramento dei servizi sanitari, dall’altro di rappresentare la voce del forte disagio dei  nostri infermieri e professionisti sanitari, sfibrati da 16 mesi di pandemia che ha messo a  dura prova la tenuta dei servizi. 

Siamo ancora in attesa di poter ragionare su un concreto documento di sviluppo  strategico, per il momento solo slogan sul preannunciato “ospedale diffuso”, in  controtendenza con l’attuale organizzazione, questo tipo di riorganizzazione abbisognerà  di notevoli risorse economiche e umane che saranno a nostro avviso difficilmente  reperibili. 

E’ indispensabile il varo di un piano di intervento pluriennale, volto a trattenere le  professionalità attualmente presenti sul nostro territorio, ma soprattutto ad attrarne di  nuove, le intenzioni politiche si devono tradurre in atti e fatti concreti, la sanità trentina è  giunta allo stremo. 

Per implementare la presenza di professionisti sanitari sul nostro territorio, Nursing up ha  proposto alla Giunta di adottare tutta una serie di provvedimenti, peraltro ripetutamente  sollecitati:

-rinnovare subito i contratti, praticamente già scaduti ancora prima di essere  contrattati, eliminando il gap economico con Bolzano ed il resto d’Europa -aumentare il numero di professionisti infermieri e sanitari formati a livello provinciale 

-garantire percorsi di sviluppo professionale, con relativo riconoscimento  economico 

-garantire condizioni di lavoro compatibili con la vita familiare, sempre più  compromessa 

-attuare una politica volta al riconoscimento di benefit, come appartamenti a prezzo  agevolato, asili nido, ecc.. 

L’infermiere di famiglia, figura fondamentale nell’assistenza di prossimità, esiste  solo sulla carta, deve essere normato a livello provinciale da uno specifico quadro  giuridico di riferimento che ne disciplini le funzioni ed inquadrato a livello economico contrattuale

Occorre ripristinare la formazione in loco delle assistenti sanitarie, figura sanitaria  attualmente carente e di fondamentale importanza nel fronteggiare l’epidemia di covid e nell’organizzazione e gestione delle pratiche vaccinali. 

I nostri professionisti, stanchi, demotivati e sfiniti, continuano invece ad operare in una  grave situazione di carenza di personale, con un alto rischio di errore. In alcuni settori  è altissimo il numero di giornate di ferie non fruite e di ore straordinarie effettuate, come  potranno affrontare l’estate in queste condizioni, dove il tasso di assenza è più elevato in  virtù delle ferie estive? 

Alcuni nostri colleghi infermieri, esasperati dalle insostenibili condizioni di lavoro in azienda  sanitaria, si sono già licenziati, altri ne seguiranno se non si adotteranno seri, celeri ed  efficaci provvedimenti. Un’ulteriore aggravante è costituita dall’elevata età media dei  nostri colleghi, oltre i 50 anni. Dai dati pubblicizzati dall’ordine professionale di Trento, nei  prossimi anni andranno in pensione 1200 infermieri iscritti all’albo provinciale, come  intende affrontare l’attuale Giunta quella che già si prospetta come una drammatica  emergenza sanitaria? 

La sanità dovrebbe essere un bene comune, trattato dalle istituzioni con la massima “cura” e non abbandonata a sé stessa, non lasciamo soli i nostri professionisti ad affrontare e  superare le mille difficoltà del quotidiano, adeguati livelli assistenziali non possono essere  garantiti solo con il sacrificio personale rinunciando a ferie e riposi, ma con un’adeguata  politica di assunzioni

Per quanto ci riguarda, continueremo il nostro stato di mobilitazione, non abbiamo avuto  nessuna risposta istituzionale! 

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