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Mascherine, Speranza chiede parere al Cts sull’obbligo indossarle anche all’aperto

L’Italia fa un primo passo verso la fine dell’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. Come annunciato venerdì dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, è arrivata oggi la richiesta di parere formale al Comitato tecnico-scientifico da parte del ministro della Salute, Roberto Speranza, “relativamente alle modalità e ai termini della permanenza dell’obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie all’aperto”.

In Europa molti Paesi stanno decidendo per lo stop alle mascherine all’aperto. In Francia, ad esempio, è obbligatoria portarla con sé e indossarla nelle situazioni affollate, nelle code, allo stadio o nei mercati. L’obbligo è stato eliminato già in molti Länder tedeschi, con il ministro della Salute Jens Spahn che ha aperto all’abolizione su tutto il territorio nazionale. Anche in Spagna il premier Pedro Sánchez ha annunciato che dal 26 giugno cadrà l’obbligo di indossare un Dpi. “In Europa i paesi si muovono abbastanza in sintonia e quindi anche sulle mascherine all’aperto immagino che ci allineeremo, ma non so dire quando”, ha commentato ieri il professor Sergio Abrignani, membro0 del Cts, ospite a Otto e mezzo su La7.

Inizialmente in Italia si era ipotizzata la data del 15 luglio, ma con il semaforo verde del Cts si potrebbe arrivare a un via libera anche a giugno. “Non ci sono date”, ha risposto venerdì Draghi in conferenza stampa, chiedendo al Comitato tecnico-scientifico che dica “esplicitamente se possiamo toglierci la mascherina all’aperto oppure no“. Il premier ha ricevuto più volte pressioni, in particolare della Lega e di Matteo Salvini, affinché si arrivasse a una fine immediata dell’obbligo all’aperto.

La decisione sull’utilizzo della mascherina all’aperto “è della politica. Sappiamo che contrarre l’infezione all’aperto è più difficile. Poi un conto è stare da solo in una foresta un altro se c’è folla o contatto diretto. Serve buonsenso a prescindere dalla decisione poltica”, ha invece commentato il professor Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute.

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