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Massimo Boldi: “Riaprite le Rsa alle visite, così gli anziani perdono la voglia di vivere”

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Mi appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, affinché pongano rimedio al fatto che in molte Rsa gli anziani non possono ricevere le visite dei propri cari”, questo l’appello che qualche giorno fa Massimo Boldi rivolgeva alle istituzioni, attraverso l’Adnkronos. L’attore lombardo ha posto l’accento su una tematica delicata che riguarda una delle categorie più fragili della nostra società. Già particolarmente colpiti da un numero altissimo di decessi nei primi mesi della pandemia, gli anziani delle case di riposo devono fronteggiare l’amara circostanza di essere lontani dai cari da un anno, nelle strutture in cui le visite non sono permesse. Intervistato dal Corriere della Sera, Boldi ha ribadito il concetto:

Io, se fossi in una casa di riposo e per via della pandemia non potessi vedere figli e nipoti, potrei perdere la voglia di vivere. Senza vedere i familiari, gli anziani s’intristiscono, si deprimono, diventano inappetenti, si sentono abbandonati. Gli peggiorano l’umore e la salute.

Massimo Boldi e la vita in tempi di pandemia

Nonostante la circolare del Ministero che consiglia screening per i visitatori e sale per “abbracci protetti”, per l’assenza di un protocollo preciso al momento la stragrande maggioranza delle Rsa ancora non concede visite. “Una situazione disumana“, afferma Boldi, che, a 75 anni, è a un passo dalla seconda dose di vaccino e ha la fortuna di poter frequentare le figlie. La più giovane, Marta, vive con lui, mentre le altre due Micaela e Manuela, abitano nelle vicinanze, e tutta la famiglia può riunirsi all’aperto nella villa con giardino dell’attore: “Ho tre nipoti, dai 19 ai due anni e, con tutte le precauzioni, ho visto anche loro. A Natale e Pasqua, coi tavoli separati“. I più anziani che risiedono in struttura non hanno queste possibilità.

L’aneddoto di Massimo Boldi

Al Corriere, Boldi ha raccontato anche la sua esperienza personale sul mondo delle Rsa: “Io gli ospizi li ho frequentati. Li chiamo così, come ai miei tempi: andavo a trovare mio nonno Pietro Boldi all’ospizio di Cesano Boscone, ci è rimasto vent’anni ed è mancato a 99, sereno. Sino all’ultimo, ha avuto vicino nipoti e figli: di figli ne aveva 13, perché vendeva mattoni in tutta Europa, stava sempre via e, come tornava, lasciava nonna incinta. Insomma, in ospizio, stava bene perché noi si andava tutti a trovarlo. Lo chiamavamo “pizzettino,” per via della barbetta. Era rimasto simpatico. Per dirne una, gli davano sempre le zucchine che lui odiava, ma gli dicevano: le mangi, che rinfrescano. Un giorno, ad agosto, scende nel salone dell’ospizio col cappotto e fa: scusate, ho freddo, ho mangiato troppe zucchine. A volte, la domenica, andavo a prenderlo, lo portavo a casa e lui si perdeva: lo ritrovavo nelle osterie, a bere e giocare a carte con gli amici di sempre. Io non posso neanche immaginare la sofferenza di chi, da un anno, vive come dentro una prigione. Alcuni stanno male e magari neanche se ne accorgono, ma se stai abbastanza bene, vuoi anche la compagnia della vita di prima. Mia mamma è stata in casa di riposo per sette anni e ci andavamo sempre, era lucida, capiva tutto, pure troppo“.

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