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Mense e coronavirus, il lockdown stronca il settore. Fipe: danni per 8 miliardi

«Per chi si occupa solo di ristorazione collettiva – commenta Renato Spotti, amministratore delegato di Dussmann Service – l’impatto è drammatico e servono iniziative di sostegno adeguate, quali la proroga degli ammortizzatori sociali fino alla totale ripresa delle attività, la sospensione temporanea della decorrenza dei contratti pubblici con la possibilità di dilazionare gli ammortamenti su un arco temporale più lungo, l’azzeramento delle tasse locali e sui rifiuti, il rinvio delle scadenze fiscali e contributive sino alla ripresa. In mancanza di tali misure e con il protrarsi della chiusura, molti operatori non saranno in condizione di riprendere l’attività. A oggi l’intero mercato stima una perdita di fatturato intorno al 30% e una riduzione dei margini pari al 50%».
Dussmann, specialista a livello globale di facility management, ha dovuto ripensare il proprio business. «I servizi che sono rimasti attivi hanno subìto una necessaria e tempestiva riorganizzazione delle risorse umane, delle procedure, delle attrezzature e dei dispositivi utilizzati». A fronte dei mancati ricavi ha comunque supportato economicamente i propri dipendenti con anticipi in busta paga e ha attivato per loro un’assicurazione specifica sul contagio da Covid-19 a copertura dei rischi derivanti.

«Anche noi ci stiamo riorganizzando – interviene Francesco Malaguti, presidente di Gruppo Camst – a partire da quelli che sono i pilastri del nostro approccio strategico: diversificazione e flessibilità dell’offerta, vicinanza territoriale. Altro aspetto fondamentale della nostra organizzazione è la logistica. Camst, grazie al suo Centro Distributivo, può usufruire della più importante piattaforma di approvvigionamento di prodotti alimentari del settore della ristorazione. Un servizio che è stato sviluppato, a seguito delle richieste di diversi Comuni, è quella della predisposizione di food box (pacchi alimentari) composte da generi alimentari di prima necessità, che a loro volta i Comuni potranno distribuire».
Il gruppo ha da poco lanciato anche “Camst è di casa” un sito internet dove le famiglie possono trovare menu settimanali elaborati da nutrizionisti, ricette per tutta la famiglia, consigli nutrizionali, giochi e attività con finalità educative da realizzare insieme a casa.
«In questo periodo, in cui le scuole sono chiuse e i bambini sono a casa – prosegue Malaguti – è fondamentale curare l’alimentazione dei bambini nel corso della giornata, rispettando i principi nutrizionali dei pasti senza dimenticare varietà e gusto. In questo momento così particolare, vogliamo essere vicini ai genitori offrendo suggerimenti e consigli per sostenerli nella quotidianità».

Ma, come fa notare Alfonso Pedevilla, amministratore delegato dell’omonima azienda specializzata nella ristorazione aziendale, la ripresa non è scontata.
«Il nostro settore, che vale 4 miliardi di euro circa, purtroppo, è tra i più colpiti, e la ripresa presumibilmente sarà, oltre che molto lenta, anche caratterizzata da limitazioni con conseguenze ulteriormente negative. Stimiamo un calo di operatività del settore di circa il 75% che per il solo mese di marzo si traduce in circa 400 milioni di euro e circa 60mila persone in cassa integrazione. Va tenuto presente che i mesi di febbraio, marzo e maggio (marzo rappresenta oltre il 10% del fatturato annuo) sono i mesi che in condizioni normali rappresentano quelli più redditizi, utili a far fronte ai mesi negativi che vanno da giugno a settembre a causa della riduzione del lavoro e della chiusura delle scuole».

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