Mense scolastiche: più attenzione alla sostenibilità, ma aumentano gli scarti

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Torna l’indagine di Foodinsider, la classifica che premia o bacchetta i menù scolastici d’Italia. Presentata nella sala stampa della Camera dei Deputati, ha proclamato Parma e Fano primi a pari merito, seguiti da Cremona, come i migliori menù scolastici d’Italia; a ruota arrivano Rimini, Jesi, Bergamo, Trento, Ancona, Sesto Fiorentino, Perugia, Bolzano, Roma, Bologna, Aosta, Mantova. Reggio Calabria fanalino di coda con un menù dove prevalgono cibi processati e poca varietà. In generale, migliora il 42% dei menù analizzati, ma cresce il divario tra i primi e gli ultimi in classifica. Aumenta la varietà degli alimenti proposti: a Cremona e Sesto Fiorentino vengono serviti fino a 7 cereali diversi al mese; a Fano, Jesi e, in parte, Ancona il pesce è fresco, locale e comprende da 5 a 7 specie differenti. A Trento e Bolzano ogni giorno i bambini mangiano un doppio contorno di verdura. Tre i Comuni che fanno il salto di qualità: Aosta, la cui amministrazione ha imposto un cambio di passo eliminando cibi processati e introducendo un menù più vario. Lecce, che ha esaltato i prodotti del territorio e la gastronomia locale, combattendo così l’obesità infantile (che in Puglia supera la soglia del 40%), e Roma, che con la nuova gara d’appalto ha rimesso al centro la qualità delle materie prime, il biologico e il legame con il territorio. Risultati importanti, se consideriamo che la mensa scolastica rappresenta il 40% dell’alimentazione di un bimbo oggi, e che in molti casi è l’unico pasto completo della giornata. Anche la qualità percepita della mensa migliora rispetto allo scorso anno (la valutazione insufficiente degli insegnanti passa dal 56% al 42%) ma aumentano gli scarti: il 47% dei bambini mangia meno della metà del pasto, contro il 37% del 2020/21. “Uno scarto così importante di cibo merita che il problema si affronti nella sua complessità: educazione dei bambini e delle famiglie, porzioni eccessive, qualità delle materie prime, capacità dei cuochi.

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Qualsiasi sia la causa si deve partire dal monitoraggio, e questa è una richiesta che arriva da tutta l’utenza” ha commentato Claudia Paltrinieri, presidente di Foodinsider. L’indagine quest’anno ha preso in considerazione anche i menù di 20 convitti, dove si trovano molte incongruenze: sovrabbondanza di carni rosse, poca varietà e tanti cibi gratificanti, come patatine fritte, merendine e dolci. Considerando che quello che mangiano i ragazzi nei convitti corrisponde dall’80% al 100% dell’apporto nutrizionale nell’arco della settimana, la qualità e l’equilibrio del pasto hanno un impatto diretto sulla loro salute. “L’aspetto più significativo di questo 7° Rating” continua Claudia Paltrinieri “è che molti menù migliorano per effetto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), la nuova legge che disciplina le gare d’appalto delle mense scolastiche in chiave sostenibile. Lo abbiamo visto lo scorso anno con Bologna, e ora anche con Roma, Firenze e Bergamo”. Gli effetti dei CAM si rilevano nei menù che hanno eliminato cibo processato e monoporzioni di plastica, ridotto le carni rosse, introdotto alimenti più sostenibili e aumentato il biologico, privilegiando i fornitori locali. Secondo Francesca Rocchi, vice-presidente di Foodinsider “la nuova normativa consente l’avvio di una rivoluzione sostenibile, che va sostenuta con strategie premianti per accompagnare i Comuni in questo processo di cambiamento” che per Rossella Muroni, deputata e vicepresidente della Commissione Ambiente di Montecitorio “consente di trasformare la mensa scolastica in uno straordinario strumento di educazione alimentare e di promuovere un’economia pulita sul territorio, aiutando la transizione ecologica“. Foodinsider è un osservatorio sulle mense scolastiche impegnato da anni nella promozione di una ristorazione buona, sana e sostenibile, .con l’obiettivo di avviare una conversione ecologica attraverso il cibo.

L’articolo Mense scolastiche: più attenzione alla sostenibilità, ma aumentano gli scarti proviene da The Map Report.

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