cronaca

Michetti, il candidato capitolino che conferma il peso politico di Giorgia Meloni

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Sostanzialmente ignoto fino a oggi (non agli ascoltatori di Radio Radio dove è speaker radiofonico), professore di diritto, avvocato e imprenditore: chi è l’uomo voluto dalla leader di Fratelli d’Italia e “accettato” da Berlusconi e Salvini

Si è finalmente sbloccata la situazione dei candidati del centrodestra per le elezioni post estive. La scelta su Roma è andata all’avvocato esperto di amministrazione capitolina, oltre che speaker radiofonico, Enrico Michetti, che sarà accompagnato nella corsa dalla candidata vicesindaca, anzi “prosindaca”, Simonetta Matone, magistrata. Come un effetto domino, questo dovrebbe portare alla candidatura dell’imprenditore Paolo Damilano a Torino, alla regione Calabria dovrebbe esserci il deputato forzista Roberto Occhiuto, mentre su Milano ancora non ci sono le idee chiare.



Ma torniamo a Roma. Il nome di Enrico Michetti è senza dubbio una vittoria di Giorgia Meloni: per quanto l’avvocato sia esterno a ogni partito, risulta vicino a Fratelli d’Italia e non è un caso che a proporlo sia stata proprio la sua leader. A vedere il suo profilo la sensazione è d’altronde quella di un suo alter ego. Michetti rimbalza tra la serietà e la professionalità dei suoi impieghi istituzionali alla versione caciarona di se stesso di speaker radiofonico presso una delle più note emittenti romane, Radio Radio. Questo è il palcoscenico dove commenta i fatti del giorno senza filtri e sbottonandosi il vestito serioso, come un Faina comunque che “parla come noi, è uno di noi“, dogma tanto caro alla destra contemporanea.

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<p><span>Michetti è talmente <strong>uno del popolo</strong>, quando vuole presentarsi come tale, che nei mesi scorsi si è contraddistinto per esternazioni che siamo abituati a sentire nei bar, nei gruppi Facebook o in altri contesti tutto tranne che istituzionali. Il <strong>saluto romano</strong> come rimedio per la trasmissione del Coronavirus, <strong>i vaccini come “doping di stato”</strong>, la <strong>pandemia come “un’influenza o poco più”</strong> e via così, in una serie di ammiccamenti negazionisti ed estremisti lasciati lì a metà, proprio come piace al populismo destrorso </span><i><span>made in Italy</span></i><span>. Poco importa se poi qualche settimana fa <strong>l’avvocato si è vaccinato</strong> con tanto di foto social, forse fiutando all’orizzonte quella sovraesposizione mediatica che in effetti ora si sta concretizzando con la sua candidatura. Oggi continua a saltare dall’una all’altra versione di se stesso, tra promesse più deliranti che reali sulla volontà di tornare alla “<em>Roma dei grandi Cesari e dei grandi Papi, la Roma dei laghi, dei mari e delle pianure</em>” e annunci più equilibrati sui problemi da risolvere nella Capitale.</span></p>
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Foto di Kookay da Pixabay

Michetti fino a ieri lo conoscevano in pochi, perfino nello stesso centrodestra. Ma in una coalizione che non riesce a trovare candidati e dove l’equilibrio tra le parti sembra contare più dei nomi in sé e delle conseguenti chance di vittoria, questa soluzione romana è stata ritenuta la migliore, a conferma di come le redini del gruppo oggi siano in mano a Giorgia Meloni, sempre più in crescita nei sondaggi. Matteo Salvini e Forza Italia hanno dovuto ammettere la loro inferiorità e quello che sono riusciti a ottenere è il cambiamento della parola vicesindaca in prosindaca per la loro prima scelta Simonetta Matone, un termine che vuole suonare più nobile e forte ma che appunto resta tale solo a livello lessicale. Il candidato romano, quello che conta, sarà roba di Fratelli d’Italia.

In realtà Forza Italia ha avuto qualcosa in cambio. In Calabria a meno di sorprese il candidato regionale sarà il suo capogruppo alla Camera dei deputati, Roberto Occhiuto. A Torino invece non vince nessuno, o vincono tutti, nel senso che a correre per la carica di primo cittadino per il centrodestra sarà il candidato civico Paolo Damilano, fuori dalla sfera di tutti i partiti della coalizione. Come nello scacchiere dei candidati per le regionali del 2020, quando riuscì a imporre solo la candidata toscana sconfitta in partenza Susanna Ceccardi al di là dell’ovvio Luca Zaia in Veneto, oggi la Lega di Matteo Salvini si trova dunque disinnescata da quel mix di equilibrismo e surplus meloniano che si è tradotto nella silente accettazione di candidati propri che sono in realtà scelte degli altri.

In attesa di scoprire chi sarà a correre a Milano, ma anche consapevoli che più il tempo passa più la sfida è persa in partenza, la candidatura del bizzarro Enrico Michetti a Roma ci ha confermato quanto peso abbia la dialettica populista nella coalizione del centrodestra e, causa ed effetto, chi ha in mano le sue redini: Giorgia Meloni.

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