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Nei Quanti di Einaudi la rivista letteraria incontra la serialità

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Sono ebook, ma non sono ebook. Sono libri, però non si trovano su carta. Per definire che cosa sono i Quanti, nuova linea editoriale lanciata lo scorso maggio da Einaudi come progetto esclusivamente digitale, è più facile partire da che cosa non sono, e questo è già un indizio sulla natura ibrida, innovativa e anche fluida del progetto ideato e curato da Francesco Guglieri, Andrea Mattacheo e Marco Peano, tutti editor della storica casa editrice torinese. I Quanti, dunque, sono una specie di rivista letteraria, però parcellizzata: ogni numero è composto (o scomposto) in una serie di ebook pubblicati in contemporanea, molto diversi fra loro eppure uniti da un fil rouge tematico.

Volevamo qualcosa che ristabilisse un contatto, capace di ricreare una discussione tra i testi, gli autori e i lettori: una rivista, insomma”, hanno spiegato i curatori in un’intervista, sottolineando come – soprattutto durante la pandemia – si siano concentrati su testi interessanti e di impatto, ma sostanzialmente troppo brevi per essere pubblicati singolarmente. Ecco, quindi, l’idea: metterli online costruendoci attorno un ecosistema digitale che viva dell’interazione fra i titoli stessi e dei canali social di Einaudi, con una serie di contenuti inediti, presentazioni, rassegne di link e video. Si torna etimologicamente così alla definizione stessa di quanti, particelle fondamentali che grazie alla loro varia combinazione vanno a comporre gli atomi e tutto ciò che esiste nell’universo.

D’altronde, il coronavirus è stato un terreno su cui i Quanti si sono sviluppati non solo a livello pragmatico, ma anche tematico: I primi ruotano intorno a quelle idee che in questi mesi di incertezze, solitudini e timori ci hanno fatto da salvagente: le speranze, si legge nella presentazione ufficiale del numero uno, che si articola in sei titoli, scritti da Paolo Giordano, Hisham Matar, Antonella Lattanzi, Eula Biss, Ascanio Celestini e Marco Filoni, ciascuno molto diverso dall’altro soprattutto a livello di genere (dalla narrativa alla saggistica, ma molto più spesso sull’intersezione fra le due), eppure tutti accumunati da una specie di clima emotivo e intellettuale condiviso. Il tema della speranza, descritto come “antidoto alla paura”, è in effetti una specie di pretesto per scandagliare in modo più puntuale e profondo la paura stessa, l’angoscia e l’inquietudine derivate da un anno e mezzo di contagi, infodemia, lockdown e altre parole chiave che terrorizzano.

“Paura” è, appunto, forse la parola più ricorrente in questi ebook, che si rimpallano l’argomento affrontandolo da punti di vista distanti. Eula Biss (autrice del recente Immunità. Vaccini, virus e altre paure), per esempio, nel suo Terra di nessuno ci affida una specie di flusso di coscienza che ruota attorno al concetto di casa, appartenenza, sradicamento, partendo dalle riserve indiane de La casa nella prateria e arrivando alla Chicago della segregazione razziale, con tutte le tensioni che questo comporta: “Secondo mio marito abbiamo paura perché abbiamo la coscienza sporca. Sotto sotto siamo consapevoli che ci sia toccato molto più di ciò che ci spettava”. Ne Il calcolo della paura Marco Filoni fa una dotta dissertazione fra letteratura e politica di come timore e panico siano potentissime armi di controllo, visto che toccano le nostre corde più intime e irrazionali: “Di fronte alla peste tutti impazziscono. Perché è una smisurata misura. Perché non basta isolare, sbarrare le porte delle città e delle case, creare un mondo chiuso, un mondo fuori dal mondo”. La soluzione? “Fortificarvi contro l’idea della morte e conciliarvi con essa”, come suggeriva Camus.

Per Filoni la paura è il più grande pericolo: di fronte a lei si rinuncia alla libertà. Allora, bisogna cercare degli antidoti, delle risposte, come in qualche modo accenna Antonella Lattanzi nel suo Salvarsi, forse il saggio più stravagante eppure intrigante di questa serie, perché in sostanza è una specie di autobiografia ragionata che parte dalla scoperta dei libri di Stephen King per arrivare alla liberazione catartica da quella che è la prigione mentale dell’Overlook Hotel. E Lattanzi trova questa liberazione (che è liberazione dalla paura, ma anche dalle domande stesse) nelle storie e nelle parole: “La scrittura e la lettura ti chiedono un prezzo altissimo e meraviglioso. Rimanere in ascolto. Smettere di proteggerti dal dolore, dalla verità – anche dalle verità più difficili, su cui ci mentiamo ogni giorno per poter continuare a vivere –, aprirsi a quello che non saprei come definire se non il sentimento del mondo”.

Simile è l’approccio di Paolo Giordano, che in questi mesi è stato uno dei narratori più lucidi, precisi e responsabili di ciò che ci accadeva. Ne Le cose che non voglio dimenticare, raccolta e rielaborazione dei suoi articoli sull’epoca Covid pubblicati dal Corriere della sera, ci esorta a “mantenere viva questa tensione verso ciò che non conosciamo”. Ecco un’ulteriore pillola da portarsi via da queste letture: i Quanti, frammentati come sono nella loro stessa impostazione, forse sono efficaci proprio se utilizzati in questo modo, una sorta di saggezza episodica, immersione sporadica, che naviga un continente vasto (“la speranza è un continente”, diceva Bloch e ci ricorda la prefazione a questa prima infornata di ebook) e apparentemente slegato, in cui però è possibile trovare degli approdi singoli e sicuri.

Questo primo numero dei Quanti ospita poli opposti e difficilmente conciliabili, dai caustici ritratti di Ascanio Celestini ne I parassiti alla pacata riflessione sull’identità liminare dell’ospite in Momenti sospesi di Hisham Matar. Si potrebbe intravedere un possibile limite in quest’operazione, che è appunto quello della disparità e della dispersione: ogni ebook è pubblicato a sé e costa 2,99 euro, può essere percepito o vissuto più facilmente come un unicum che non come una parte di un organismo più articolato. Ma forse va bene anche così, che la lettura di ciascuno giunga a ciò che attira di più la sensibilità personale, come accade anche in altri ambiti, per esempio nella visione sempre più frammentata e randomica delle serie televisive. “L’attenzione dei lettori è frammentata, è vero, ma se quello che leggono è curato, se avvertono che dietro c’è un pensiero, una linea editoriale, una progettualità… si fideranno”, dicono sempre i curatori. I Quanti vogliono fondare un nuovo universo, di sicuro esplorano strade sconosciute. Che là in fondo ci sia sempre una speranza (di comprensione, di guarigione, di redenzione), questo è certo.

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