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Nico Cereghini: “Picco è un monumento alla passione”

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Ciao a tutti! Quel Franco Picco che a 65 anni sta correndo il suo ventinovesimo rally è un vero monumento. L’ho ammirato tra i più forti piloti della Parigi-Dakar, l’ho visto più di una volta veramente a terra, fisicamente distrutto e però mai battuto. E ho capito che il veneto ha qualcosa di molto, molto speciale.


Sessantacinque anni sono tanti e posso dire di aver conosciuto Franco in un’altra vita. Era il ’78, Picco aveva ventitrè anni, io ancora correvo in pista e lui era il campione italiano di cross classe 500. Credo che fosse una premiazione autunnale, lui era pilota della Villa (un pensiero a Francesco Villa, scomparso da poco) e ancora mi ricordo persino com’era vestito: aveva un maglione bianco a collo alto e la barba ben curata. Ricordo di aver pensato che quel giovane crossista aveva classe, ben più di me che ero un cespuglio disordinato.


Talento del cross, con la Villa 250 Franco aveva conquistato due anni prima il titolo jr. In 500 il suo nome figura dopo leggende come Piron, Forni e Angiolini e precede i nomi di Andreini, Maddii, Dolce. Ma poi Franco avrebbe scoperto i rally africani e la sua prima Parigi-Dakar è dell’85, subito corsa da protagonista. Fu proprio con lui, con le prime cronache, che tutti ci innamorammo della gara di Thierry Sabine.

Franco ha vinto due Faraoni ma nessuna Dakar, al massimo secondo. In Africa l’ho conosciuto nella sua seconda vita, quando seguivo il rally per Mediaset. Ho una immagine di Niamey, primi anni Novanta: dopo una rovinosa caduta Franco aveva provato a stringere i denti, ma dopo qualche giorno di gara, un ginocchio grande come un melone, fu costretto a rinunciare. Quella volta lo raggiunsi con la troupe nella camera dell’hotel (a Niamey c’era questo lusso) e Franco era veramente disperato, la barba lunga e gli occhi febbricitanti. In testa gli ficcarono il cappellino candido dello sponsor e lui non aveva nemmeno la forza di togliersi quell’obbrobrio. Lo feci io per lui. Un leone forzato ad arrendersi.

Quali sono i segreti di un pilota, di un atleta speciale come Franco Picco? In questo video, girato prima della brutta notizia di Auriol, la bravissima Francesca Gasperi in Arabia Saudita prova ad indagare, ma nel suo stile il nostro amico glissa e passa ad altro, al figlio diciassettenne Tommaso, al piacere di andare in moto con lui nei mesi scorsi, al numero di gara, il 65, che ha voluto per non dimenticarsi dell’età e magari esagerare col gas; fino ai pensieri che lo attraversano quando nel misto deve lasciare andar via i più giovani, ma sul veloce no, ci tiene. Geniale.


Per Picco sicuramente c’è l’amore per l’Africa, che ha continuato a frequentare con la sua organizzazione di viaggi off road. E poi credo di poter dire che ci sia un mix di orgoglio e di tenacia che lo spingono a restare all’altezza delle sue aspettative personali. Che sono alte, ma che lui conosce benissimo e con l’enorme esperienza sa governare a dispetto dell’età, delle energie che non sono più quelle dei bei tempi, delle protesi alle anche.

Ma soprattutto c’è l’amore per la moto. La moto che è rimasta sempre al centro di tutta la sua vita professionale e sportiva. Provo a definirlo così: Franco è speciale perché, come pochissimi altri, ha coltivato la sua passione fino al punto da non poterla più tenere tutta dentro. Si è trasformato in un generatore di passione. Impossibile seguirlo, anche a distanza, senza assorbire un po’ di quella sua energia.

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