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Non c’è niente di duellante in The Last Duel

Che ci sia un duello lo sappiamo dall’inizio. Lo sappiamo dal titolo, da tutta la promozione e dall’eco del primo film di Ridley Scott (I duellanti) che ritorna in questo The Last Duel. Lo vediamo anche come prima scena, nella quale Matt Damon e Adam Driver si ritrovano uno contro l’altro lancia in resta (letteralmente!), ma prima andiamo con i flashback per capire cosa li abbia portati lì. Lungo tutta la storia quindi sappiamo che tanto alla fine arriveranno ad un duello, e comunque lo stesso ci vorranno due ore. Non il massimo. Specialmente se poi il duello e la storia dei due in realtà sono un mezzo per arrivare ad altro.

Attraverso sequenze brevi e ampie ellissi vediamo come lungo circa 5 anni si è sviluppato il rapporto tra Jean de Carrouges e Jacques Le Gris, protagonisti reali dell’ultimo duello legalmente autorizzato in Francia (parliamo del 1300, quasi 1400), commilitoni, amici ma poi allontanati da caratteri opposti, politica, soldi e da una donna. E qui arriva la seconda scelta perdente del film: vediamo la storia due volte. La prima volta è la versione di uno, la seconda è la versione dell’altro. Non è l’esatta riproposizione delle medesime scene, ma molte ricorrono, in più vediamo nella storia del secondo delle questioni di cui il primo non era a conoscenza. Arrivati oltre la metà del film, finito anche di vedere cosa sia successo per la seconda volta e rovesciati davanti a noi i dialoghi ed eventi senza fretta, arriva la terza versione!

Perché The Last Duel è un film organizzato e orchestrato con grande precisione per una tesi molto netta e chiara. È fino a quel punto un film classico in cui due uomini sono al centro di tutto e la questione della (presunta) violenza sessuale di uno sulla moglie dell’altro è un affare loro, che loro risolveranno e che incide sul loro onore. Nella terza versione capiamo l’intenzione di Ridley Scott, o meglio degli sceneggiatori Matt Damon, Ben Affleck (anche attori) e Nicole Holofcener, cioè farci capire come quel modo di raccontare sia superato dal nuovo modo di narrare queste storie. La terza è infatti la versione di lei, Marguerite de Carrouges (Jodie Comer), la donna che nessuno considera e che invece aveva un suo complicato mondo interiore devastato da questi eventi che fino a quel punto sembravano riguardarla come fosse un oggetto.

La sua versione degli eventi, presentata come “la verità” da un fastidioso cartello (che sembra dire “che nessuno provi a farsi una sua idea!”), sarà la più impietosa e completa. È un espediente, chiaramente, è la sceneggiatura ad usare questo trucco per orientare l’opinione degli spettatori. Che poi la orienti in una direzione non solo giusta ma anche vera e corretta è un dettaglio, The Last Duel punta a manipolare invece che illustrare, imporre una visione e soprattutto lo fa con un profluvio di ripetizioni, parole e banali contrapposizioni che davvero non sono a livello di Ridley Scott. Non lascia che lo spettatore giunga a delle conclusioni tramite un lavoro intellettuale: gliele propone come tali, già condite, senza che debba fare nulla.

Il popolano e grossolano de Carrouges (Matt Damon con cicatrice sul volto), contrapposto al letterato e sofisticato Le Gris (Adam Driver con fare da uomo di mondo), fino al nobile senza pensieri di Ben Affleck, tinto biondo e con pizzetto come fosse Tyler Durden, pieno di prostitute e sprezzante con chiunque non gli sia simpatico. Tutti sembrano non considerare lei, Marguerite, maltrattata dal marito e dalla società, angelo del castello e al tempo stesso accorta manager delle proprietà e delle tenute, premurosa padrona con i vassalli e donna romantica. Il “perfezionismo” che colpisce spesso i personaggi femminili del cinema hollywoodiano recente, troppo immacolati, troppo perfetti e troppo inattaccabili per risultare anche umani e quindi empatici, flagella un film che quando finalmente arriva al duellone finale è totalmente spompato.

Eppure Ridley Scott per la messa in scena fa il suo consueto, ottimo lavoro epico sul cinema storico, fatto di sporco, fango, sangue e nessuno sconto. In più ci mette anche una precisione nella ricostruzione che spesso aveva subordinato volentieri alle trovate estetiche in passato e che qui invece è più puntuale è interessante. Non così interessante da reggere la sua durata e la riproposizione per 3 volte (!) della medesima storia senza che questa presenti dei veri meandri da indagare, delle vere svolte o delle vere sorprese, solo per arrivare al ribaltamento della terza versione. Cosa a cui avremmo facilmente creduto (che le donne nel medioevo non erano considerate, erano marginalizzate e trattate come proprietà) anche con una versione sola.

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