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Nucleare, Pasini (CNR): “Nessun vantaggio climatico per 30 anni, solo rischi”

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Il nuovo anno si apre col botto, dopo la bozza dell’atto delegato di Bruxelles che vuole includere il nucleare e il gas tra le fonti energetiche green. Come prevedibile lo scontro politico si fa feroce e coinvolge tutta l’Europa: con la Francia decisa a non rinunciare al nucleare e la Germania che è da tempo impegnata a dismettere le sue centrali. Se l’Italia è annoverata, non ufficialmente, tra i favorevoli, e lo stesso Roberto Cingolani ha più volte ribadito che sarebbe “da folli non considerare il nucleare“, diverso è il sentire comune, con Salvini e il M5S pronti a battagliare per il “sentire comune”. Ma se i cambiamenti climatici stanno modificando il mondo in cui viviamo troppo velocemente, e non si riesce – come nei fatti non stiamo riuscendo – ad arrestare le emissioni di CO2 altrettanto velocemente, il nucleare potrebbe essere una risposta temporanea, delimitata a questo periodo di transizione in cui gli sforzi da fare sembrano quanto meno scoraggianti?

Antonello Pasini, fisico e climatologo CNR

“Dal punto di vista delle emissioni le centrali nucleari emettono di meno, è vero, anche se non parliamo di zero emissioni se si considera il ciclo di vita e la costruzione dell’impianto”, spiega a The Map Report Antonello Pasini, fisico del Clima al CNR. “È poi vero che nel periodo operativo emettono molto poco, ma si tratterebbe di aspettare un ventennio e quindi non avremmo una soluzione immediata, adatta per questo che definiamo periodo di transizione. Se riuscissimo a raggiungere la fusione nucleare – una promessa da 50 anni – allora sarebbe perfetto perché avremmo quasi zero scorie ed emissioni. Ma al momento si parla ancora di fissione nucleare, quella che genera relativamente meno energia e invece produce molte scorie radioattive. Se pensiamo che in Italia facciamo fatica a trovare depositi per i rifiuti speciali ospedalieri, è chiaro che l’ipotesi si rivela poco razionale, senza parlare di necessità costose e difficili, come quella di militarizzare le zone interessate, o affrontare i rischi terroristici”. Insomma se paragoniamo l’ipotesi nucleare a un ulteriore sviluppo delle rinnovabili (già tecnicamente pronte), sui piatti della bilancia bisogna mettere che entrambe avrebbero bisogno di 20/30 anni per portarci all’autosufficienza energetica a zero emissioni, ma nel secondo caso senza rischi e con molte meno problematiche. “Eolico e fotovoltaico si stanno sviluppando bene, si compensano abbastanza a vicenda durante le stagioni fredde e calde, permettono lo stoccaggio dell’energia in batterie per i periodi meno produttivi o possono produrre idrogeno verde. Uniti all’idroelettrico, una volta a regime, possono farci evitare il nucleare, che comunque, ripeto, al di là di tutte le controindicazioni, è una ipotesi giunta con troppo ritardo per poterla sfruttare nell’immediato. Possiamo parlarne, ma tra 30 o 40 anni quando non parleremo più della fissione nucleare, troppo ‘sporca’, ma della fusione pulita, verso cui dobbiamo concentrare la ricerca”. 
E invece la classificazione degli investimenti verdi inviata il 31 dicembre ai governi europei da Bruxelles prevede una patente di sostenibilità per il gas naturale e l’energia dell’atomo, anche se condizionata e a tempo. Felice la Francia, che genera circa i due terzi della sua energia elettrica tramite reattori nucleari e che, proprio per garantirsi un voto favorevole all’ipotesi nucleare, aveva stretto un accordo con i Paesi dell’est, ammettendo che il gas naturale potesse essere considerato verde, in fase di transizione. Terribilmente contraria invece Berlino e le altre capitali germanofone – in primis Vienna e Lussemburgo – che, assieme alle ong ambientaliste, parlano di greenwashing e di truffa per gli investitori in bond verdi. Per Greenpeace inserire il nucleare e il gas nella tassonomia “sarebbe un duro colpo all’impegno europeo per il clima e per l’ambiente” a causa delle scorie radioattive delle centrali e delle emissioni di gas serra legate allo sfruttamento del gas.
Cosa succederà adesso? Fino al 12 gennaio proseguirà la consultazione con gli Stati membri, poi la Commissione adotterà formalmente l’atto, e serviranno ulteriori 4/6 mesi per il via libera finale che dovrà comunque passare sotto la lente dei singoli Stati ma anche del Parlamento europeo. Il gruppo più numeroso chiamato al voto, quello dei Popolari, si è detto favorevole, ma dal canto suo Europa Verde ha annunciato battaglia.

Photo by Mick Truyts on Unsplash

L’articolo Nucleare, Pasini (CNR): “Nessun vantaggio climatico per 30 anni, solo rischi” proviene da The Map Report.

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