Con un nuovo Motu proprio, il pontefice modifica l’ordinamento giudiziario dello Stato vaticano promulgato a marzo 2020, e stabilisce che vescovi e cardinali dovranno essere giudicati come tutti gli altri

Garantire un giudizio in più gradi per tutti. Questo l’obiettivo del motu proprio di Papa Francesco che, dopo la stretta anticorruzione sui dirigenti in Vaticano, introduce modifiche all’ordinamento giudiziario vaticano, disponendo che anche vescovi e cardinali siano giudicati dal Tribunale ordinario della Santa Sede. In particolare, con il Motu proprio, Bergoglio aggiunge nella Legge sull’ordinamento giudiziario del 16marzo 2020, all’art. 6, un quarto comma che prevede: «Nelle cause che riguardino gli Eminentissimi Cardinali e gli Eccellentissimi Vescovi, fuori dei casi previsti dal can. 1405 § 1, il tribunale giudica previo assenso del Sommo Pontefice».

In sostanza, mentre in precedenza vescovi e cardinali venivano giudicati solo dalla Corte di Cassazione vaticana composta da ecclesiastici, ora, per effetto del Motu proprio del Pontefice reso noto oggi, dopo l’ok del Papa, potranno essere giudicati dal Tribunale presieduto da Giuseppe Pignatone. Nel motu proprio il Papa per spiegare il senso di questa “rivoluzione” ricorda il discorso di apertura dell’Anno giudiziario: lì, dice, «ho inteso richiamare la “prioritaria esigenza, che – anche mediante opportune modifiche normative – nel sistema processuale vigente emerga la eguaglianza tra tutti i membri della Chiesa e la loro pari dignità e posizione, senza privilegi risalenti nel tempo e non più consoni alle responsabilità che a ciascuno competono nella aedificatio Ecclesiae; il che richiede non solo solidità di fede e di comportamenti, ma anche esemplarità di contegno ed azioni. Muovendo da queste considerazioni, e fermo quanto disposto dal diritto universale per alcune specifiche fattispecie espressamente indicate, si avverte oggi l’esigenza di procedere ad alcune ulteriori modifiche dell’ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano, anche al fine di assicurare a tutti un giudizio articolato in più gradi ed in linea con le dinamiche seguite dalle più avanzate esperienze giuridiche a livello internazionale».

«Secondo la Costituzione conciliare Lumen Gentium, nella Chiesa tutti sono chiamati alla santità e hanno ugualmente la bella sorte della fede per la giustizia di Dio; infatti, ’vige tra tutti una vera eguaglianza riguardo alla dignità e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il Corpo di Cristo. Anche nella costituzione Gaudium et Spes si afferma che ’tutti gli uomini hanno la stessa natura e la medesima origine; tutti, da Cristo redenti, godono della stessa vocazione e del medesimo destino divino; è necessario perciò riconoscere ognor più la fondamentale uguaglianza fra tutti», ricorda Bergoglio nella lettera. «La consapevolezza di tali valori e princìpi, progressivamente maturata nella comunità ecclesiale, sollecita oggi un sempre più adeguato conformarsi ad essi anche dell’ordinamento vaticano», spiega e riprende l’ultimo discorso di apertura dell’Anno giudiziario nel quale richiama l’esigenza, che «nel sistema processuale vigente emerga la eguaglianza tra tutti i membri della Chiesa e la loro pari dignità e posizione, senza privilegi risalenti nel tempo e non più consoni alle responsabilità che a ciascuno competono nella aedificatio Ecclesiae; il che richiede non solo solidità di fede e di comportamenti, ma anche esemplarità di contegno ed azioni».

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