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Oats Studios: i corti fantahorror che mostrano futuri agghiaccianti

Sono terrificanti, sono distopici, sono grotteschi e satirici: i corti degli Oats Studios sbarcano su Netflix da oggi, 1° ottobre. Oats Studios è la casa di produzione indipendente che Neill Blomkamp, il regista del commovente District 9, ha fondato in Canada. Oats Studios: Volume 1 è la raccolta, per metà composta da racconti hard sci-fi dalle tinte fortemente horror, per l’altra da storielle satiriche di ambientazione contemporanea, concepiti da Blomkamp: invasioni aliene, mutanti telecinetici, androidi in fuga, creature mostruose provenienti dallo spazio profondo, politici e divinità debosciate, cuochi perseguitati da utensili assassini: il cineasta ha portato sullo schermo le idee più varie e bizzarre, ma tutte accomunate da un serpeggiante senso di disagio e orrore.

Il primo di questi, Rakka, è la rivincita personale di Blomkamp nei confronti di Ridley Scott (la spiegazione a fine articolo), con Sigourney Weaver nei panni della leader della Resistenza contro gli alieni invasori della Terra. Una razza extraterrestre ostile dall’aspetto di orridi rettili sta sterminando gli umani e terraformando il pianeta per soddisfare le proprie esigenze. Dotati della tecnologia di naniti dalla forma di metallo fluido e dalle molteplici funzioni, eseguono esperimenti mostruosi sugli umani che non hanno sterminato, fino a creare cyborg dai poteri precognitivi. Rakka è un horror cyberpunk notevole, specialmente nella sua messa in scene delle sperimentazioni mengeliane a cui i rettili sottopongono gli umani, straziati da raccapriccianti innesti uomo-macchina. Questo indugiare nelle deformazioni più orribili del corpo umano accomuna anche le altre due perle della serie, Zygote e Firebase.

In Zygote, Dakota Fanning e un ufficiale ferito sono prigionieri di una base nell’Antartide per l’estrazione di minerali da un meteorite extraterrestre. Un’entità aliena stermina gli umani e costruisce un raccapricciante blob di arti umani semisenziente dai quali gli unici due sopravvissuti fuggono, dando vita a un corto di claustrofobica, lancinante tensione. Firebase è ambientato durante la guerra del Vietnam tra i cadaveri delle vittime spolpate vive dal napalm, durante la quale i soldati americani si imbattono in un’agghiacciante creatura cronenberghiana dai poteri telecinetici. Le fantascientifiche Rakka, Zygote e Firebase hanno in comune, oltre ai toni fortemente distopici e horror, anche dalla Cgi dall’impatto visivo impressionante: sono la versione digitale degli effetti speciali analogici che abbondavano nel film Virus prodotto dalla Gale Ann Hurd di Terminator e Aliens, ibridi postumani deformi e sofferenti esseri nati dall’invasione della carne da parte di circuiti e macchine.

Anche Adam non è da meno nell’offrire una visione del futuro che non vorremmo mai si avverasse, descrivendo la tragica diaspora dei galeotti, uomini privati del proprio corpo per venderne gli organi come parti di ricambio e risvegliatasi in corpi robotici fatiscenti. L’orrore, ma con intenti satirici, permea anche God (con l’attore feticcio di Blomkamp, Sharlto Colpey, nei panni di Dio), Cooking with Bill e Bad President: un Dio sadico che si diverte a giocare torturando l’umanità con cataclismi, un presidente degli Usa inetto e debosciato e il presentatore di un programma televisivo che vende macchine killer per cucinare completano la produzione di Oats Studios strappando risate amare e scatenando un terrore sommesso.

Il progetto di Oats Studios ha preso vita dopo che la carriera del regista sudafricano, lanciato verso un glorioso futuro hollywoodiano, ha subito una surreale battuta d’arresto quando Ridley Scott l’ha escluso dal progetto del sequel di Alien per ragioni mai davvero chiarite (e per poi produrre i poco esaltanti Prometheus e Covenant). Blomkamp se ne è fatto una ragione e i corti prodotti da Oats sono il tentativo – riuscito – di costruirsi un’alternativa alla industry hollywoodiana fondata sulle produzioni indipendenti e sulla meritocrazia di artisti talentuosi piuttosto che sull’imperativo di sfondare al botteghino. Un team di una trentina di esperti in grado di produrre internamente ogni aspetto di un film – dal concept alla sceneggiatura, dai costumi agli effetti speciali – dimostrano quanto in realtà basti poco per fare buon cinema.

Il risultato sono tanti spunti originali, in netto contrasto con la povertà di idee che informa le sceneggiature di cinecomic, pellicole di fantascienza e horror tradotte in remake, sequel, reboot e altre forme di riciclaggio. I soggetti di Rakka, Firebase e Zygote sono stati concepiti per fornire incipit papabili allo sviluppo in lungometraggi. Tutto sommato, ci sono più idee nella manciata di minuti di Volume 1 che nell’ultimo lustro di film hollywoodiani.

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