OLMO ILLUMINA VERCELLI: con il film Lupo Bianco sarà quest’anno uno dei protagonisti alla 78° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

 

La pandemia fa uscire dalla tana la generosità. Arriva a Venezia il film Lupo Bianco diretto da Tony Gangitano e scritto da Beatrice Genova e Alessandro Ferrara per concorrere al premio Starlight International Cinema Award. 

Nel momento del pericolo Lupo Bianco è uscito dalla sua tana. Coraggioso non ha temuto quel virus che stava già mietendo morte tra la sua gente, ma si è organizzato (e bardato) per proteggere le persone.

In poche settimane è diventato un angelo, al pari di medici e infermieri che, proprio in quei giorni, stavano combattendo – spesso a mani nude – contro un virus letale. Ha acquistato e distribuito gratuitamente (e personalmente) migliaia di mascherine ai cittadini, ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari.

Superata la fase critica non si è ritirato nella sua tana, ma l’ha trasformata in un magazzino della solidarietà dove raccogliere e distribuire derrate alimentari alle famiglie in difficoltà.

Ma non solo: ha anche acquistato e donato ad alcune case di riposo quelle stanze degli abbracci che hanno permesso agli anziani di tornare a vedere dal vivo familiari e amici.

Lupo Bianco adesso è diventato un film. La bellissima storia di Carlo Olmo (nel film scoprirete perché si fa chiamare Lupo Bianco) che, prodotta da Antonio Chiaramonte (presidente di CinemaSet, casa di produzione italiana impegnata in un progetto di cinema sociale) e diretta dal regista Tony Gangitano, parteciperà alla 78esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, in programma al Lido dall’1 all’11 settembre.

La pellicola, girata tra Vercelli ,Santhià , Prarolo e Zimone , è stata selezionata per il  Premio  Starlight International Cinema Award nel settore impegno sociale, prestigioso riconoscimento che verrà assegnato all’Hotel Excelsior del Lido.

Il film, che è stato girato all’inizio del 2021, vede un cast d’eccezione. Nel ruolo di Lupo Bianco l’attore Sebastiano Somma, affiancato da  Morgana Forcella, Remo Girone, Guia Jelo, Shi Yang Shi, Vincent Riotta, Gaetano Aronica , Rosario Petix, Andrea Zirio, Gabriel Scopel ,Guido Bazzani , Monia Manzo e Daniela Fazzolari e tanti altri nomi noti del cinema italiano.

“Lupo Bianco” non racconta solo il periodo della pandemia e l’impegno di Carlo Olmo, premiato poi dal Capo della Stato Sergio Mattarella con l’onorificenza di Cavaliere Bianco al Merito della Repubblica.

Ma racconta tutta la vita di questo eroe di provincia che ha fatto dell’aiuto al prossimo il suo stile di vita. Nel capoluogo piemontese Carlo Olmo era già una “star”: la storia di quell’avvocato filantropo con la passione per le discipline orientali e per le arti marziali non era una novità. Adottato all’età di 7 anni da una famiglia benestante di Vercelli, Carlo aveva conosciuto in istituto la solitudine e la violenza. Grazie all’amore dei suoi genitori adottivi ha intrapreso un nuovo percorso di vita: gli studi, la laurea in Giurisprudenza, i viaggi, e quella passione per l’Oriente che gli ha permesso di intrecciare amicizie sincere con la Cina e di aiutare la popolazione di Vercelli in piena pandemia.

Adesso “Lupo Bianco” si prepara al red carpet di Venezia insieme alla sua compagna di vita Angela Oliviero e spera di vincere quel Premio che in passato è stato assegnato ad artisti del calibro di Al Pacino, Patz Vega, Giancarlo Giannini, Lina Wertmuller, Matteo Garrone, Barbara Bobulova, Isabella Ferrari, Donatella Finocchiaro, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Disney, Massimiliano Gallo, Mariagrazia Cucinotta, Carolina Crescentini, Alessandro Gassman, Valeria Fabrizi, Massimo Dapporto.

Un premio assegnato anche a Lino Banfi (ambasciatore Unicef), a Paolo Bonolis (testimonial della Onlus Linfoamici), a Michelle Hunziker (testimonial e fondatrice di  “Doppia Difesa”, associazione per il sostegno alle donne vittime di abusi), ad Andrea Miccichè ( per il sostegno concreto alla categoria artisti) e anche ad Antonio Chiaramonte come miglior produttore cinematografico internazionale  di impegno sociale.

Carlo Olmo ha scelto di dedicare il film “Lupo Bianco” ispirato alla sua storia a Franco Barillà, Luciano Bellan e Giovanni Canavero. A loro, i “tre eroi medici vercellesi vittime del Covid”.

Le musiche sono state curate da Serena Rubini , Francesco Cilione ,Silva Poy e Marco Giva.

Il film verrà poi proiettato nei cinema, ma principalmente e inizialmente nelle scuole.

Antonio Chiaramonte – che fa parte , insieme all’apprezzato legale Enzo Guarnera, del Comitato Tecnico Scientifico del Ministero Istruzione Università e Ricerca per i progetti cinematografici inerenti alla legalità a scopo educativo e didattico senza scopo di lucro – porteranno “Lupo Bianco” nelle scuole medie e superiori di tutta Italia.

“Il cinema non deve essere solo il racconto di una bella storia – aggiunge – Deve avere un valore educativo e didattico. L’insegnamento, attraverso questo nuovo modo di fare cinema della legalità, costituisce una delle frontiere educative più importanti e ha l’obiettivo principale di creare un circolo virtuoso fra i giovani cittadini e le istituzioni per incentivare l’assunzione di responsabilità del singolo verso la collettività. Con questa storia, Olmo cerca pure di educare tutti noi all’impegno sociale senza condizioni, senza attendere qualcosa in cambio. Mi auguro che gli studenti si innamorino di Lupo Bianco e che la sua generosità diventi un modello, intanto godiamoci a Lido di Venezia la grande storia di questo grande filantropo vercellese”.

Dopo la pausa alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia il produttore siciliano si metterà subito al lavoro. “Entro il 2023 ho ancora sette progetti cinematografici da ultimare con il prestigioso patrocinio del Miur”, aggiunge.

“Lupo Bianco” a Venezia sarà in buona compagnia. Ben cinque le pellicole italiane che sperano nel Leone d’Oro, tre invece i film fuori concorso che, certamente, faranno parlare. Di quest’anno straordinario per le pellicole italiane.

Sarà forte la  presenza del cinema italiano alla Biennale di Venezia 2021 , ben 5 titoli. Ci sono nomi molto attesi e previsti. È Stata La Mano Di Dio di Paolo Sorrentino, prodotto da Netflix, il film autobiografico sugli anni di formazione napoletani del regista, con Toni Servillo (che in questo festival ha tre film). Freaks Out di Gabriele Mainetti, per il quale il direttore artistico Barbera ha parole importanti: Poi c’è un habitué di Venezia come Mario Martone con Qui Rido Io, ancora Servillo e ancora Napoli, in una ricostruzione degli anni tra fine Ottocento e inizio Novecento, per ripercorrere la storia del commediografo Eduardo Scarpetta, padre naturale dei De Filippo. America Latina dei fratelli Damiano e Fabio D’innocenzo.

Chiude il quintetto il più ricercato dei titoli, Il Buco di Michelangelo Frammartino.

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