Redazione

Oltre il classico bouquet

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L’antica arte dei fiori trova oggi adepti sulle piattaforme mediatiche come Instagram, dove una nuova generazione di floral designer pubblica composizioni che hanno poco a che vedere con quei bouquet compatti e tondi come cesti di frutta che ancora dominano nella “grande distribuzione”. Harriet Parry è una giovane “fiorista” di Londra, con un background artistico (ha studiato arte all’università di Leeds) e poche regole prestabilite: la materia vegetale per lei è uno strumento che si piega a infinite sperimentazioni, come le “interpretazioni floreali” con cui riproduce dipinti famosi utilizzando i fiori (@flowerinterpretations, @harrietparryflowers). Cresciuta in una fattoria del Worcestershire, nel cuore della penisola Britannica, Parry si è fatta notare soprattutto per i suoi arrangiamenti in miniatura – creazioni finite anche nella pubblicazione Flower: Exploring the World in Bloom (Phaidon), sontuoso compendio dedicato al tema floreale attraverso l’arte, la storia, la moda e la cultura botanica.

The Birth of Venus, Harriet Parry

Come descriverebbe il suo stile?

«Giocoso ma misurato. Ecco, cerco d’infondere nelle composizioni un po’ di sense of humour e piccoli elementi inattesi. Mi lascio trasportare dal sentimento del momento».

Come sceglie i fiori?

«Preferisco usare quelli di stagione e cresciuti localmente: trovo che siano dotati di un movimento più naturale. Inoltre così evitiamo inutili viaggi per mezzo mondo; e specialmente in questo momento penso sia importante supportare i piccoli coltivatori. Di solito i fiori più belli sono reperibili al mercato di Covent Garden».

Quali sono i suoi prediletti?

«Ellebori, iris, dalie, ortensie e piselli odorosi. E poi amo i giardini di rose canine».

Harriet Parry

Ci sono combinazioni che ricorrono nelle sue composizioni?

«Direi che la mia signature si riconosce nell’abbinare qualcosa di molto pomposo a qualcosa di soffice, con infine qualche cosa dall’aspetto selvatico: come ad esempio le ortensie con le dalie, e un’aggiunta di piselli odorosi».

Come sono nati i suoi bouquet in miniatura?

«Semplicemente perché non volevo buttare gli scarti. E siccome ero abituata a dipingere miniature, mi è venuto naturale trasferire la stessa scala nelle composizioni floreali: devo dire che è un processo molto intimo perché costringe a concentrarsi su dettagli microscopici e particolari che osservati così da vicino possono portarti in un altro mondo. Quasi un’attività meditativa».

Les Maries de la Tour Eiffel, Harriet Parry

Da dove trae la sua ispirazione?

«I dipinti Pre-raffaeliti m’interessano soprattutto per i dettagli; le opere di Grayson Perry per il senso dell’umorismo; Salvador Dalì per l’aspetto onirico – ma anche da David Lynch o Gucci ho tratto qualcosa… sono diversi i mondi a cui attingo e, assieme ai film e alla moda, l’arte è una fonte d’ispirazione molto importante: l’armadietto della cucina è tappezzato di cartoline comprate ai musei e ogni volta che mi preparo un tè può essere un momento di epifania».

Un libro che consiglierebbe a chi vuole avvicinarsi al mondo dei fiori?

«Non è il classico manuale ma penso sia una maniera seducente di approcciarsi al tema: A Natural History of the Senses di Diane Ackerman».

Miniature, Harriet Parry

Il lavoro che ha preferito?

«Realizzare il set per il video di “Silly Games” del mio amico cantante Douglas Dare. Anche l’installazione sulla cover del suo album limited edition “Milktheet” è fatta da me. Mi piace pensare al mio lavoro come a un “atto collaborativo”, che diventi cioè un’occasione per introdurre altri artisti e celebrare le loro creazioni. Il bello è che siamo una comunità».

Com’è cambiato il mondo del floral design negli ultimi anni?

«I fiori sono diventati a tutti gli effetti un mezzo dell’espressione artistica, al pari della scultura o della pittura. Penso che in questo momento ci sia una vera e propria tendenza a spingere più in là i confini della sperimentazione, proprio come insegnava nel secolo scorso la pioniera del floral design Constance Spry, che invitava a non aver paura a infrangere le regole».

Marshmallow pies 2016, inspired by Lucy in the Sky with Diamonds by The Beatles, Harriet Parry

Ha mai pensato di coltivare i suoi fiori?

«È un sogno che rimane per un futuro lontano, in questo momento Londra con la sua creatività brulicante è il posto migliore per me in cui stare, ma qui non ho posto per coltivare il mio giardino. Un giorno, forse, tornerò a vivere in campagna».

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