Oltre metà delle infezioni conosciute può essere aggravata dai cambiamenti climatici

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Le connessioni fra crisi climatica e salute umana si fanno sempre più strette e sono al centro di un approfondito studio condotto dalla University of Hawaii di Honolulu e appena pubblicato sulla rivista scientifica Nature Climate Change. Secondo lo studio i cambiamenti climatici stanno rendendo gli esseri umani più vulnerabili alle infezioni o sono destinati a farlo nel prossimo futuro.
L’intera portata di questo rischio rimane comunque scarsamente quantificata. Anche per questo gli studiosi hanno effettuato una ricerca sistematica di esempi empirici sugli impatti di dieci rischi climatici sensibili alle emissioni di gas serra (GHG) su ciascuna malattia patogena umana conosciuta. Emerge che il 58% (cioè 218 su 375) delle malattie infettive affrontate dall’umanità in tutto il mondo sono state a un certo punto aggravate dai rischi climatici, mentre soltanto il 16% è stato in alcuni casi diminuito.

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Nelle sue osservazioni conclusive, lo studio sottolinea come il disagio globale causato dall’emergenza del Covid-19 abbia rivelato chiaramente la notevole vulnerabilità umana alle malattie patogene. “Tali tipi di malattie – si legge – hanno la capacità non solo di causare malattie e morte in un gran numero di persone, ma possono anche innescare conseguenze socioeconomiche più ampie. Va notato che questo non è stato un evento isolato; il carico di malattie come il virus dell’immunodeficienza umana, Zika, malaria, dengue, chikungunya, influenza, Ebola, MERS e SARS causano milioni di morti ogni anno e una quantità enorme di sofferenza umana. 277 malattie patogene umane possono essere aggravate dall’ampia gamma di rischi climatici innescati dalle nostre continue emissioni di gas a effetto serra e includono il 58% di tutte le malattie infettive note per aver avuto un impatto sull’umanità nella storia registrata. Inoltre, abbiamo individuato oltre 1.000 differenti dinamiche tramite le quali i rischi climatici, attraverso molteplici tipi di trasmissione, hanno portato a focolai di malattie da una diversità tassonomica di agenti patogeni. L’enorme numero di malattie patogene e vie di trasmissione aggravate dai rischi climatici rivela l’entità della minaccia per la salute umana rappresentata dai cambiamenti climatici e l’urgente necessità di azioni aggressive per mitigare le emissioni di gas a effetto serra”.
I ricercatori sottolineano come il riscaldamento e i cambiamenti nelle precipitazioni, per esempio, possono contribuire all’aumento di zanzare, zecche e pulci e quindi del numero di infezioni da essi trasmesse. Grazie al riscaldamento la sopravvivenza alla stagione invernale tanto dei vettori quanto degli agenti patogeni si fa più elevata, aggravando così le epidemie nelle stagioni calde. Inoltre, le temperature elevate e fenomeni come la siccità e gli incendi possono distruggere l’habitat di diverse specie o renderlo inospitale e, di conseguenza, portare i patogeni più vicini all’uomo.
Non meno preoccupanti sono le possibili conseguenze di precipitazioni piovose straordinarie, spesso all’origine del trabocco di acque reflue e alla trasmissione di agenti infettivi che si trovano in esse. I ricercatori mettono anche in guardia sui pericoli legati allo scongelamento del permafrost che potrebbe rimettere in circolo patogeni congelati nel corso dei millenni, alcuni dei quali probabilmente sconosciuti al sistema immunitario dell’uomo.
Fra le altre ipotesi si parla anche di possibili mutazioni nei microbi indotti dalla crisi climatica: le ondate di calore, per esempio, potrebbero selezionare pericolosi agenti in grado di resistere al calore.

L’articolo Oltre metà delle infezioni conosciute può essere aggravata dai cambiamenti climatici proviene da The Map Report.

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