Paolo Cirino Pomicino: stronca l’ipotesi di Mario Draghi come successore di Sergio Mattarella

Paolo Cirino Pomicino stronca l’ipotesi di Mario Draghi come successore di Sergio Mattarella: “E’ utile al Paese non imbalsamato al Quirinale”. A Coffee Break, nella puntata di sabato 13 novembre, si vaglia il toto nomi emerso in queste settimane per il grande appuntamento dell’elezione del presidente della Repubblica. Dalla lista però andrebbe depennato il nome dell’attuale premier che per l’ex ministro Cirino Pomicino farebbe più bene all’Italia in veste di presidente del consiglio: “E’ una carta utilissima e autorevolissima per il Paese e per l’Europa non per “l’imbalsamento”. Nel Consiglio Europeo ci va il Capo del Governo non il Capo della Repubblica”. Poi liquida bruscamente l’ipotesi di Giancarlo Giorgetti sul doppio mandato di Draghi: “Significa parlare senza pensare, è una freg**ccia”. “Draghi è vincente per l’Italia non nel caso della presidenza della Repubblica ma lo è per l’Europa che ha perso la Merkel. Lui può essere una chiave in questo caso, così come può esserlo da presidente del consiglio ma imbalsamarlo è sbagliato”, aggiunge.

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E non solo: nella Prima Repubblica c’era il concetto dell’alleanza nella democrazia parlamentare. Adesso invece” – continua – “c’è il M5S che ha spiegato che nel suo Dna non esiste il concetto di alleanza. Da qui la parola ‘contratto’. Quindi, per i 5 Stelle l’alleanza è un dato transitorio, mentre nelle democrazie parlamentari è un principio fondamentale. Nel caso tedesco, il contratto è figlio di un’alleanza: si stende il contratto, avendo prima deciso un’alleanza”. Barbacetto obietta: “Io non ho nessun rimpianto della Prima Repubblica, anche perché è impensabile riproporla oggi. E’ ridicolo qualsiasi confronto con la situazione odierna. In più, la Prima Repubblica non faceva i contratti alla tedesca, ma gli inciuci all’italiana, perché di giorno litigavano e di notte si spartivano le tangenti. E Pomicino ne sa qualcosa”. Esplode la bagarre e Pomicino ribatte: “Vedete l’espressione dell’ignoranza politica? Questa è l’Italia, arriva l’insulto”. “Il mio non è un insulto, sono i fatti” – replica Barbacetto – “Di giorno facevate i governi e di notte spartivate le tangenti, come i ladri di Pisa

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