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Paroliere nuorese si rivolge a un legale: «Ingannato da lui e da Achille Lauro». Il padre dello chef e cantante: «Testo depositato alla Siae prima di inviarlo a lui»



Paroliere nuorese si rivolge a un legale: «Ingannato da lui e da Achille Lauro». Il padre dello chef e cantante: «Testo depositato alla Siae prima di inviarlo a lui»

NUORO. Dice di essere stato sedotto, o meglio plagiato, e abbandonato, ma non è disposto alla resa. È pronto a chiedere giustizia e fare in modo che quelli che ritiene i propri diritti siano rispettati. Poeta sensibile e paroliere efficace, Marco Mura, è un ragazzo nuorese di 33 anni, che racconta di aver affidato i suoi testi a quelli che credeva “amici” con la speranza di poter fare il grande salto arrivando al pubblico che conta. Ma le sue parole diventate canzoni (“con una serie di artefatte modifiche”, dice lui) sarebbero state utilizzate da altri che avrebbero approfittato della sua buonafede. Così Marco Mura ha diffidato – assistito dall’avvocato Nico Regina (esperto con i colleghi del suo studio di Trani nella tutela del diritto di autore) Marco e Paolo Palumbo, padre e figlio, rei, a suo dire, del raggiro assieme al cantante Achille Lauro.

Al centro della contesa sull’asse Nuoro, Oristano (dove abitano i Palumbo) e Milano (residenza del rapper) la canzone “Quella notte non cadrà”, il singolo di Paolo, chef e cantante di 23 anni affetto da Sla, uscito il 27 novembre con il featuring di Achille Lauro. È Marco Mura a raccontare come sarebbero andati i fatti e perché ha deciso di farsi assistere da un legale «vista la volontà della controparte di non sentire ragioni». Una collaborazione, la loro, iniziata un anno fa, durante il primo lockdown, dall’andamento non proprio lineare. «Nell’aprile dello scorso anno – spiega Mura – vengo contattato da Marco Palumbo che mi chiede di scrivere dei testi, tra questi, il brano che Paolo Palumbo interpreta insieme ad Achille Lauro “Quella notte non cadrà”. Non c’era ancora una melodia, ho dovuto creare io una linea vocale. Marco Palumbo mi aveva imposto il tema, voleva che la canzone fosse adatta per i bambini. A quel punto sviluppo il testo in un linguaggio semplice e allo stesso tempo poetico, ricco di metafore e paragoni per fare in modo che i bambini all’ascolto liberassero la propria immaginazione e sognassero di volare. Ho consegnato il testo in breve tempo e i Palumbo l’hanno sottoposto all’attenzione di Achille Lauro che ha accettato di interpretarlo. Successivamente sono state modificate parti del testo senza nemmeno consultarmi. Ho deciso di farmi tutelare quando hanno cominciato ad arrivarmi voci sempre più insistenti che Marco Palumbo andasse in giro a dire che il figlio Paolo aveva scritto dei testi per degli artisti noti, tra i quali Achille Lauro».

Prima che la questione approdi per le vie legali c’è ancora spazio per uno scambio di vedute tra le parti. Un tentativo che per Marco Mura non produce alcun risultato se non acuire ancora di più delusione e frustrazione di un percorso che stava prendendo una piega ben diversa da come lui l’aveva immaginata all’inizio. A quel punto il paroliere diffida i Palumbo dall’utilizzare le sue idee e tutti i testi che aveva realizzato, chiedendo più volte, inascoltato, la stipula di un contratto. Poi chiude tutti i rapporti. «Il 27 novembre 2020, dopo 3 mesi dalla diffida, hanno comunque fatto di testa loro, depositando il brano in Siae a nome di Paolo Palumbo e del direttore d’orchestra Enrico Melozzi. Il nome di Achille Lauro non è presente nel deposito. Poi, pubblicando il brano su Spotify e YouTube, hanno pubblicizzato il prodotto tramite testate giornalistiche, emittenti televisive regionali e nazionali, siti internet e raccolto persino con un’intervista realizzata da Red Ronnie», racconta Mura che assicura forte di una lunga serie di prove (chat, messaggi, testo, audio, foto, video delle conversazioni con i Palumbo) «di essere pronto ad andare avanti senza timori. Io e il mio avvocato procederemo con determinazione. È giusto che nessuno più viva quello che sto passando io. Non ho mai pensato di aver bisogno del sostegno psicologico di una psichiatra e invece è quello che mi ritrovo a fare, perché tutta questa storia mi fa del male. Non vedo l’ora che si sistemi tutto e che loro si rendano conto di quello che mi hanno fatto e stanno continuando a fare».

Netta e durissima la replica di Marco palumbo, padre di Paolo: «È una grande fesseria. La canzone mio figlio l’ha depositata alla Siae molto prima di inviarla a lui. Gli era stata chiesta una mano solo per mettere le parole in metrica. Ci vogliono fatti non chiacchiere per sostenere delle accuse di questa gravità – dice -. Queste ricostruzione è già risultata nei fatti fantasiosa. È assurdo. L’unica cosa certa è che si sta innescando una battaglia legale grandissima. Questa volta saremo noi a partire per primi non solo sul piano civile, perché ormai la questione sta avendo una rilevanza penale».

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