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Perché dopo 17 anni il caso Airbus-Boeing è vicino a una svolta

Stati Uniti e Unione europea sono pronti a siglare un accordo per mettere fine alla guerra commerciale sui sussidi elargiti alle due multinazionali di fabbricazione degli aerei

La costruzione di un Airbus (Getty Images)
La costruzione di un Airbus (Getty Images)

Dopo oltre 17 anni di disputa giudiziaria e due anni di sanzioni economiche, Unione europea e Stati Uniti dovrebbero essere a pochi passi dalla risoluzione della controversia sulle sovvenzioni ad Airbus e Boeing, incominciata nel 2004. Per circa due decenni  Bruxelles e Washington si sono accusate vicendevolmente di aver sostenuto le due compagnie di fabbricazione di aerei tramite aiuti di stato, non previsti dalle regole stabilite negli accordi internazionali. Se dovesse essere raggiunto, l’accordo sarà annunciato a seguito del vertice tra Stati Uniti e Unione europea in Belgio, previsto per oggi 15 giugno.

La controversia vede da un lato gli Stati Uniti per Boeing, e dall’altro Germania, Francia e Spagna per Airbus. Nel 2004 entrambe le parti chiesero all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) di verificare se gli aiuti statali concessi alle due aziende fossero compatibili con le norme del commercio internazionale. In particolare, relativamente alle violazioni dell’Accordo sulle sovvenzioni e sulle misure compensative (Scm agreement) e dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio (il famoso Gatt).

Dopo 15 anni, nel 2019, il Wto ha autorizzato gli Stati Uniti a imporre la sospensione di molte concessioni tariffarie nei confronti dell’Unione europea. Occasione sfruttata immediatamente dall’allora presidente statunitense Donald Trump che impose 7,5 miliardi di dollari l’anno in dazi sulle merci importate dall’Unione. Giusto un anno dopo, il Wto ha stabilito che anche l’Unione europea fosse in diritto di applicare dazi sulle merci di origine statunitense, per un totale di 4 miliardi di dollari l’anno, come compensazione dei danni concorrenziali subiti dalle sovvenzioni statunitensi a Boeing.

L’impatto dei dazi imposti da Trump non ha colpito solamente i beni legati all’industria aerospaziale provenienti dai paesi del consorzio che controlla Airbus, ma ha afflitto anche il settore agroalimentare, con particolare danno per l’Italia. Sebbene il numero di prodotti italiani colpiti dai dazi sia inferiore rispetto a quelli degli altri stati membri, le sanzioni hanno coinvolto alcuni dei nostri prodotti più conosciuti, come il parmigiano, portando a un calo del 13,7% dell’export nell’ultimo trimestre del 2019.

Da oggi questo braccio di ferro potrebbe finalmente finire. Secondo quanto riportato dal Financial Times, dopo due giorni di intensi negoziati, l’amministrazione Biden e i funzionari europei dovrebbero essere prossimi a un accordo pluriennale che limiti le sovvenzioni. Questa decisione è un’opportunità per rinsaldare i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico dopo l’era Trump e un segno di buona volontà nel voler rafforzare le relazioni multilaterali, come chiesto da Biden nel corso del G7.

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