perche-e-inutile-chiedersi-se-luca-della-pixar-sia-o-meno-una-storia-d’amore-gay

Perché è inutile chiedersi se Luca della Pixar sia o meno una storia d’amore gay

È polemica attorno al film animato ambientato in Liguria: tra i due protagonisti c’è semplice amicizia o qualcosa di più? Il regista sostiene che il messaggio che ha voluto passasse è quello dell’accettazione di sé stessi

Sabato ho visto Luca con mio figlio di sei anni. Per chi non lo sapesse si tratta di un film animato della Pixar ambientato in Liguria, oggi disponibile sulla piattaforma di streaming Disney +. La storia è quella di un bambino – Luca – creatura degli abissi che, fuori dall’acqua, si trasforma in umano. All’asciutto incontra un bambino di nome Alberto che ha la sua stessa natura mutevole. Insieme, i due sognano di guidare una Vespa e per farlo partecipano alla Portorosso Cup, un triathlon all’Italiana – la gara consiste in una nuotata, un’abbuffata di pasta e in una corsa in bicicletta – disputata in un piccolo paese di pescatori. Se vinceranno avranno abbastanza soldi da comprare un modello usato del mitico scooter. Luca e Alberto devono però stare attenti a non mostrare la loro natura acquatica in paese, gli umani temono i “terribili mostri marini” e sono pronti a trapassarli con la fiocina.

Non ho pensato che Luca fosse una storia gay, nemmeno mio figlio, finché non sono caduto nella rete e tra le sue maglie mi sono trovato impigliato nell’ennesima discussione (Vanity Fair Usa ha addirittura chiamato in causa Chiamami col tuo nome, romanzo di André Aciman – e film – su un amore gay ambientato in Liguria). Luca è una storia d’amore gay sì o no? Alcuni critici dicono di sì. Il regista Enrico Casarosa ha chiarito di non aver pensato a una storia Lgbtq+, al momento di girarlo: “Volevo solo passasse il messaggio di accettare sé stessi e di non nascondersi”Diciamo cosa non è Luca: una storia d’amore etero. Non c’è una principessa addormentata che viene baciata da un principe con o senza consenso; non c’è una ragazzina orfana dei genitori che finisce al ballo su una zucca trasformata in carrozza e incontra il principe che la eleva socialmente. Non c’è nemmeno un bacio gay.

Possiamo leggere Luca come una storia gay o più genericamente Lgbtq+, se proprio vogliamo. Metaforicamente potrebbe esserlo, perché no? C’è la questione della diversità – la natura acquatica e segreta – e del pregiudizio con cui bisogna fare i conti per esprimere se stessi – il villaggio di umani che teme ciò che è ignoto. C’è un personaggio femminile che anziché vestire i panni di futura principessa o sposa, indossa quelli di “innocua” amica. Ma se chiedessimo a mio figlio, o a un altro bambino di sei anni, che cos’è Luca direbbe un film sull’amicizia e contro il bullismo (e magari, se avesse qualche anno in più aggiungerebbe, “sull’accettazione di sé”). Che poi l’amicizia tra Luca e Alberto evolverà in una storia d’amore questa non dico sia una questione secondaria, ma che nemmeno viene presa in considerazione dal pubblico giovanissimo e in cui noi adulti abbiamo chissà perché voglia di invischiarci.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: