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Perché Venezia rischia ancora una volta di perdere il titolo di sito Unesco

A causa del passaggio delle grandi navi nella laguna, il riconoscimento di patrimonio dell’umanità potrebbe essere revocato. A rischio anche la grande barriera corallina in Australia

(foto: Simone Padovani/Awakening/Getty Images)

Ancora una volta Venezia rischia di perdere il suo status di patrimonio artistico dell’umanità, se le autorità italiane non si decideranno a vietare il transito alle grandi navi da crociera nella laguna. È quanto annunciato dall’Unescol’agenzia delle Nazioni unite per l’Educazione, la scienza e la cultura – che sta valutando se inserire Venezia nella sua blacklist, dove finiscono tutti i siti in pericolo a causa di conflitti, dei processi di industrializzazione, di scarsa manutenzione o di norme insufficienti a tutelare il patrimonio culturale. Attualmente 53 siti sono inseriti nella lista nera e, insieme a Venezia, anche la grande barriera corallina dell’Australia potrebbe finire nello stesso elenco.

Se il provvedimento dovesse essere approvato, l’agenzia potrebbe richiedere un’azione urgente da parte dello stato italiano per tutelare la laguna. A quel punto il governo avrebbe tempo fino a febbraio per adeguarsi alle indicazioni dell’Unesco, altrimenti Venezia potrebbe perdere il suo titolo di patrimonio artistico dell’umanità. Il capoluogo veneto è sotto osservazione da molto tempo, a causa dell’innalzamento del mare, dei troppi turisti e soprattutto delle grandi navi che passano davanti alla basilica di San Marco. Già nel 2019 aveva rischiato di finire nella blacklist, ma il pericolo era scampato a seguito delle rassicurazioni dell’allora ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli, che aveva promesso di vietare il transito delle grandi navi. Dopo tre anni siamo al punto di partenza.

Quando un sito finisce nella blacklist, il rischio per i paesi è di perdere turismo e poi, in caso di cancellazione dello status, anche dei finanziamenti garantiti dalla comunità internazionale. Ad oggi solo due siti hanno perso il loro status, dopo essere stati inseriti nella lista: il Santuario dell’orice d’Arabia in Oman, a causa della volontà del governo di voler sfruttare la zona per l’estrazione di petrolio e gas, e la valle dell’Elba di Dresda, a seguito della decisione della città di costruire un viadotto a 4 corsie. Tuttavia, proprio in questi giorni, l’Unesco sta valutando se cancellare un altro luogo dall’elenco dei patrimoni dell’umanità: il porto mercantile di Liverpool. L’agenzia aveva avvertito la città inglese di non procedere nella costruzione di alcuni grattacieli lungo la linea del porto, avvertimento ignorato dall’amministrazione, nonostante l’inserimento di Liverpool nella blacklist dal 2012.

Dall’altra parte del mondo, invece, è la grande barriera corallina australiana a essere in pericolo, sia per la sua integrità, sia per il suo status di sito Unesco. L’Agenzia ha richiesto al governo dell’Australia di agire in ogni modo possibile per tutelare la barriera, minacciata in particolare dal riscaldamento delle acque causato dall’inquinamento.

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