pfas-nei-cosmetici:-alte-concentrazioni-e-non-indicate-in-etichetta

Pfas nei cosmetici: alte concentrazioni e non indicate in etichetta

Le molecole “perenni” perfluoroalchiliche sarebbero usate in gran parte di rossetti, fondotinta e mascara, racconta un’indagine Usa, specie in quelli a lunga tenuta, e potrebbero accumularsi nell’organismo

pfas
(foto: Unspash)

Di Pfas, i composti chimici per- e poli-fluoroalchilici, ne sappiamo qualcosa, con una buona fetta del Veneto che ancora litiga con il massiccio inquinamento ambientale. Queste molecole (che, proprio perché non si degradano naturalmente, vengono usate per impermeabilizzare e rendere durature confezioni e involucri) sono da tempo finite sotto la lente di ingrandimento dei tossicologi: il sospetto è che, accumulandosi nell’organismo, possano interferire con la salute anche umana.

L’attenzione è alta e le ricerche stanno facendo emergere quanto l’uso di Pfas sia pervasivo. È di questi giorni la pubblicazione di uno studio sulla rivista Environmental Science and Technology Letters, che ha analizzato 231 prodotti tra fondotinta, mascara, rossetti e cosmetici vari venduti in Stati Uniti e Canada, trovando in una fetta consistente di questi alte concentrazioni di Pfas.

Graham Peaslee, che ha coordinato la ricerca, riferisce che il suo team ha trovato alti livello di fluoro (un indicatore della presenza di Pfas) nel 56% dei fondotinta e dei prodotti per occhi, nel 48% dei rossetti e nel 47% dei mascara. Prodotti che – commenta il ricercatore – “vengono applicati intorno agli occhi e alla bocca con il potenziale di assorbimento attraverso la pelle o nel dotto lacrimale, nonché possibile inalazione o ingestione” e che quando entrano nel sangue “rimangono lì e si accumulano. Senza dimenticare il rischio di contaminazione ambientale derivato dalla produzione e dallo smaltimento dei cosmetici.

L’uso di Pfas, si deduce dallo studio, è più frequente in quei prodotti definiti water-proof e a lunga tenuta, che possono contenere da 4 a 13 molecole per- e poli-fluoroalchiliche. Davvero pochi (solo l’8%), tra l’altro, li riportano in etichetta.

Gli autori dell’indagine non hanno esplicitato in quali prodotti di quali brand abbiano trovato i più alti livelli di Pfas, anche perché per il momento non si tratta di sostanze vietate. Talvolta, poi, è difficile risalire alla fonte e non è scontato che l’utilizzo di Pfas da parte dei grandi marchi sia una scelta pienamente consapevole. In altre parole il brand potrebbe commissionare a terzi la realizzazione di un prodotto a lunga tenuta senza entrare nel dettaglio della molecola che occorre utilizzare per ottenere quel risultato.

%d bloggers like this: