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Piani di zona a Roma, pioggia di denunce. “Hanno svalutato le nostre case”



Caos sull’edilizia convenzionata. “Noi truffati, avevamo diritto ad acquisti agevolati”


È nata negli anni 70 per favorire giovani e famiglie di ceto medio a comprare la prima casa a prezzo calmierato nei piani di zona del Comune, nei quartieri lungo il Raccordo: ora l’edilizia convenzionata a Roma è nel caos e chi ha acquistato e rivenduto a prezzi di mercato negli ultimi dieci anni rischia di dover restituire rimborsi anche di 300mila euro e di vedersi pignorare la propria abitazione. Le famiglie coinvolte sono quasi mille.

Il caos riguarda le compravendite effettuate di abitazioni nei piani di zona di molti quartieri di Roma: Settecamini, Castel Giubileo, Casal Brunori, Vigne Nuove, Ponte Galeria, Malafede, Portuense, Tiburtino sud.

E altri. Le prime cause sono iniziate nel 2016 e sono già 200 quelle in corso al tribunale di Roma. Ma le richieste di rimborso, pronte a trasformarsi in causa giudiziale, sono molte di più: una situazione che interssa 400mila abitanti, tutti quelli che dagli anni Settanta hanno comprato case convenzionate del Comune e negli ultimi dieci anni le hanno rivendute a prezzo di mercato sulla base delle norme dell’epoca e di una autorizzazione del Comune del 2013.

Il problema è che nel 2015 la Cassazione conferma l’affrancazione: i proprietari delle case convenzionate del Comune devono svincolarsi dal prezzo calmierato pagando una somma al Comune sulla base di alcuni parametri come il quartiere in cui si vive, l’ampiezza della casa, l’età. In pratica si riconosce che le case convenzionate dovevano essere vendute a un prezzo calmierato e il Comune si adegua subito adottando nel 2016 la delibera per incassare l’affrancazione, da 5mila a 50mila euro.

Ma chi ha comprato le case convenzionate a prezzo di mercato si accorge che avrebbe dovuto comprarle a prezzo calmierato e chiede rimborsi che in media valgono più della metà dell’atto di compravendita: per una casa acquistata a 300mila euro si chiedono almeno 200mila euro. Questo getta nel panico le famiglie che non sapevano di dover vendere a prezzo calmierato; anzi, erano sicure, anche sulla base del parere del Comune, di poter vendere liberamente. E così, dopo dieci anni, centinaia di famiglie del ceto medio romano, impiegati e pensionati, vedono recapitarsi una citazione in giudizio che potrebbe arrivare persino, come soluzione estrema, a pignorare l’attuale casa di proprietà.

La denuncia arriva dal comitato 18135, chiamato così dal numero della sentenza della Cassazione sull’affrancazione. Ci sono casi difficili: Maria ( nome di fantasia) ha comprato e venduto a prezzo di mercato e ora le chiedono indietro 300mila euro. O Alessandro, che si è visto recapitare ad agosto un atto giudiziario che chiede quasi 100mila euro senza neanche passare per la mediazione. “Questo fatto mi ha sconvolto la vita – spiega – ho due figli piccoli, vendetti a fine 2013 una casa in zona Madonnetta tramite un’agenzia dopo che il Comune aveva dichiarato che si potevano applicare i prezzi di mercato. Abbiamo venduto rispettando tutte le leggi e ora siamo gli unici a pagare “.

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