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Piazza San Carlo, al via l’udienza preliminare alle Vallette, ma si rischia un immediato rinvio



Quindici gli imputati, tra cui la sindaca Appendino che non sarà in aula.  il Comune non si costituisce parte civile


Gli avvocati iniziano ad arrivare fin dalle 8 alla spicciolata davanti all’aula bunker delle Vallette per la prima udienza del processo per la tragedia di piazza San Carlo del 3 giugno 2017. Sotto accusa è la città, nella veste dei suoi principali amministratori, tra cui la sindaca Chiara Appendino, che non sarà però in aula, l’ex braccio destro Paolo Giordana e l’allora questore Angelo Sanna, per non aver saputo predisporre le misure di sicurezza necessarie a un evento che si è concluso con la morte di una giovane donna, Erika Pioletti, e il ferimento di 1526 tifosi tra i 35 mila che stavano assistendo alla proiezione della finale di Champions League Juventus-Real Madrid. L’udienza però rischia un immediato rinvio se, come affermano alcuni legali delle persone offese, alcune notifiche dell’apertura dell’uidenza preliminare non  fossero state effettuate.

Poco per volta nel piazzale davanti all’aula – dove si sono celebrati storici processi per il terrorismo negli Anni di Piombo e in tempi più recenti a No Tav e ‘ndranghetisti – si raccolgono anche le persone che hanno riportato ferite più o meno gravi nella calca scatenata dallo spray urticante usato da una banda di scippatori e che ha generato nella folla la psicosi di un attentato. Molti arrivano da fuori Torino con il trolley pieno di atti del grande fascicolo che conta 15 imputati chiamati dai pm Vincenzo Pacileo e Antonio Rinaudo  a rispondere di reati gravissimi:  omicidio, lesioni e disastro colposi. A processo per l’udienza preliminare ci sono anche il dirigente della polizia municipale Marco Sgarbi, il direttore di gabinetto del sindaco Paolo Lubbia, il viceprefetto Roberto Dosio, il dirigente del commissariato Centro Alberto Bonzano, il presidente di Turismo Torino Maurizio Montagnese e il direttore Danilo Bessone, l’architetto progettista Enrico Bertoletti, il capo di gabinetto della questura Michele Mollo, il funzionario dei vigili del Fuoco Dario Longhin, la funzionaria Chiara Bobbio dell’ufficio di gabinetto del sindaco, Franco Negroni e Pasquale Piro della commissione di vigilanza della prefettura.

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I quindici imputati si sono rivolti ai migliori studi legali. Gli avvocati si sono incontrati più volte, in questi mesi, per discutere una linea difensiva compatta. Le prime udienze saranno dedicate a contrastare le richieste di parte civile, soprattutto delle associazioni che tenteranno di inserirsi nel processo. Dopo le costituzioni dei danneggiati, ci saranno le richieste dei responsabili civili e le relative decisioni del giudice. Quindi i difensori solleveranno altre eccezioni.

Una delle questioni da affrontare è quella dell’unificazione con il procedimento “bis” per la banda di quattro rapinatori con lo spray al peperoncino. A richiederla potrebbe essere la procura oppure gli avvocati (quelli delle parti civili dovrebbero altrimenti sdoppiarsi nei due processi). Potrebbe però anche essere lo stesso giudice a disporre l’unificazione, sulla base del codice di procedura penale che stabilisce come, in caso di procedimenti correlati, si debba celebrare un unico processo davanti al giudice del reato più grave: ecco perché, in caso di rinvio a giudizio per sindaca e funzionari, c’è il rischio di finire davanti alla corte d’Assise e alla giuria popolare.
La seconda questione riguarda il capo d’imputazione sulla base del quale devono difendersi la prima cittadina e gli altri funzionari della città: non contiene alcun riferimento all’origine dell’evento, il panico viene attribuito a una causa «non accertata». Una contestazione imprecisa e imparziale, secondo i difensori, che potrebbe dover essere integrata.
In concomitanza all’apertura dell’udienza preliminare, i pm Roberto Sparagna e Paolo Scafi notificheranno la chiusura delle indagini ai quattro rapinatori, accusati di omicidio preterintenzionale, lesioni e rapine, che per rubare qualche catenina e cellulare hanno generato due ondate di panico. Gli avvocati degli imputati “eccellenti” hanno chiesto di poter visionare gli atti di questa inchiesta per potersi difendere dall’accusa di non aver previsto il panico, scaricando sull’azione imprevedibile dei rapinatori ogni responsabilità.

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