Port Elizabeth, la prima grande città occidentale a restare senz’acqua

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Il Sudafrica soffre da tempo di una crisi idrica particolarmente intensa. Nel 2018 Città del Capo – quasi 4 milioni di abitanti – ha scongiurato la chiusura dei rubinetti per un soffio, con una parabola ampiamente descritta sui media e seguita come una probabilità catastrofica: effettivamente lo sarebbe stato. Ha suscitato per ora molto meno interesse a livello globale l’annuncio di Port Elizabeth, che per amore dell’antimperialismo faremmo meglio a chiamare Gqeberha, di essere prossima alla chiusura del sistema di approvvigionamento dell’acqua: i rubinetti diventeranno inutili. Si tratta di un polo più piccolo di Città del Capo, ma pur sempre casa per quasi un milione di persone. Le falde che danno vita alla sua popolazione saranno asciutte entro un mese, e sarà la prima grande città occidentale a rimanere senza acqua potabile. Come siamo arrivati fin qui? Anni di grave siccità e una cattiva gestione municipale è la riposta delle associazioni sudafricane, e questo ci dovrebbe ricordare qualcosa. Il nostro Paese – da sempre così ricco di acqua dolce da buttarla letteralmente da un sistema colabrodo (ora parzialmente in via di miglioramento, grazie ai fondi Ue), inquinarne la purezza trascurando (o omettendo) i depuratori, cedendola infine a un costo bassissimo, alimentando la cultura dello spreco – oggi inizia a fare i conti con un sistema in fase di scoppio, messo in ginocchio dall’assenza di precipitazioni. A Gqeberha, spiega il Washington Post, lo scorso 13 giugno i funzionari della città hanno annunciato che una delle sue 4 principali dighe aveva raggiunto un livello così basso che le chiatte che cercavano di estrarre l’acqua hanno invece risucchiato fango. Un’altra diga dovrebbe asciugarsi nelle prossime due settimane, e la terza e ultima in circa un mese. Ampi quartieri in buona parte della città saranno completamente privi di acqua corrente entro giugno, hanno spiegato i funzionari locali. La siccità che ha colpito duramente negli ultimi anni il Sud Africa secondo gli esperti è stata quasi certamente esacerbata dal cambiamento climatico, combinata con infrastrutture in gravissimo degrado e una scarsa manutenzione, colpendo in particolare la baia di Nelson Mandela, dove si trova Gqeberha e altre città. La città stima di perdere circa un terzo della sua fornitura d’acqua a causa di perdite nelle sue tubazioni, e ha un arretrato di circa 3.000 falle non riparate, al punto che in certi casi le strade si allagano mentre i rubinetti sono asciutti. Una situazione nata insomma da una cattiva amministrazione, che oggi porta a questi drammatici risultati: sarebbero di oltre 1 miliardo di dollari le “spese irregolari” denunciate tra il 2018 e il 2020. Tra l’altro, sebbene le interruzioni dell’acqua corrente abbiano colpito l’intera area, chi ha i mezzi per reagire soffre meno la problematica, che finisce per acuire le disuguaglianze tra bianchi e neri. Molti residenti possono crearsi pozzi propri in periferia, o acquistare acqua in bottiglia. Ma gran parte della popolazione di Nelson Mandela Bay vive nelle township, costruite intorno alle città sudafricane per ospitare i lavoratori neri durante l’apartheid. Lo hanno dunque già ribattezzato “apartheid dell’acqua”, e nella cittadina di Zwide, ad esempio, l’acqua corrente arriva solo a intermittenza, in genere di notte. I residenti sono costretti a fare affidamento sulle autocisterne per bere, cucinare, lavarsi. Chi ha ancora acqua corrente ha anche un limite di consumo di 50 litri al giorno: circa 4 sciacquoni. In questo modo, si spera che il governo locale avrà abbastanza tempo per riparare le infrastrutture e reindirizzare l’acqua dall’ultima diga ancora funzionante, in un rush contro il tempo.

L’articolo Port Elizabeth, la prima grande città occidentale a restare senz’acqua proviene da The Map Report.

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