cronaca

Psychoville e le altre serie davvero strane

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Sono trascorsi 10 anni dalla fine di uno degli show più singolari e assurdi del piccolo schermo. Qui i titoli più recenti per chi ama il bizzarro estremo

Non sono poi così numerose, le serie strane, bizzarre, alla Psychoville. In America, per esempio, i generi più ricorrenti sono il legal e il medical, entrambi rispettosi di schemi rigidi e format precisi. Vero è che esistono anche le eccezioni: basti pensare al curiosissimo telefilm Manimal. In Inghilterra, invece, le produzioni che esibiscono trame e personaggi estremamente particolari non mancano.

Psychoville viene proprio da lì, l’ultima puntata è andata in onda nel Regno Unito il 6 giugno 2011: prodotta dalla coppia Steve Pemberton e Reece Shearsmith, autori di un secondo titolo altrettanto spiazzante, ovvero l’antologia dell’orrore e del grottesco Inside No.9, seguiva un gruppetto di individui alienati e disfunzionali come il clown Mr Jelly. Qui altre serie per chi ama lo “strano”.

1. The Oa

Paladina dell’indie e habituée dei festival cinematografici meno mainstream, Brit Marling è autrice e interprete di titoli indipendenti che oscillano tra il genere new age, il mistico, il soprannaturale e lo “strano forte”. The Oa è stata patrocinata dalla piattaforma di streaming Netflix nel 2016, quando la linea editoriale era ancora quella di produrre serie originali firmate da autori prestigiosi e creativi, piuttosto che limitarsi ad acquisire questo tipo di show per distribuirli successivamente. Brit Marling interpreta Prairie, una giovane donna scomparsa che riappare dopo aver riconquistato la vista. Si proclama l’Angelo Originale, una creatura celestiale rapita e sottoposta a esperimenti da uno scienziato pazzo in cerca di riposte sulla vita dopo la morte. Al suo ritorno, Prairie comincia a frequentare altre persone a cui insegna una misteriosa coreografia di danza che pare abbia il potere di manipolare la realtà circostante e aprire varchi verso altre dimensioni.

2. Wilfred

Coproduzione Australia + Stati Uniti, remake di un pluripremiato cortometraggio del 2002, Wilfred fa la sua comparsa nel 2011 prodotto da David Zuckerman dei I Griffin. Qui Elijah Wood de Lo Hobbit presta i giganteschi occhi blu e i connotati da eterno adolescente a Ryan, un avvocato in crisi che sviluppa singolari disturbi psicologici come conseguenza dello stress provocato da una carriera troppo spietata. Perseguitato da allucinazioni e pensieri suicidi, vede il cane della vicina Jenna con le sembianze di un essere umano che indossa un costume da furry. Wilfred, questo il nome dell’animale domestico, comincia a frequentare assiduamente Ryan tenendogli compagnia, dispensando consigli e mantenendo l’atteggiamento di un trentenne beone, sboccato, rozzo e perversamente attratto dai peluche Bear (un’orsa) e Raffi (una giraffa).

3. Oh My Ghostess

Nel folklore asiatico come nella cultura britannica non mancano le storie di spiriti e spiritelli. Se i Celti, per esempio, credono nelle banshee, che si manifestano quando sta per accadere una disgrazia, i coreani sono convinti dell’esistenza dei fantasmi delle fanciulle vergini che non possono andare nell’Aldilà o reincarnarsi fino a quando non trovano un partner sessuale in grado di donare loro l’energia vitale necessaria al viaggio. Oh My Ghostess, k-drama del 2015, segue proprio le avventure di una giovane morta in circostanze misteriose che si impossessa del corpo di una donna minuta e timidissima, Bong-sun, trasformandola in una persona esuberante e audace, con sommo stupore di chi la conosce. In particolare, attira l’attenzione del capo, l’arrogante e attraente chef Jung-seok, il quale si ritroverà in una serie di situazioni equivoche.

4. What We Do in the Shadows

Il film neozelandese di Taika Waititi (che è anche il regista dei titoli marveliani dedicati a Thor) incentrato su una mal assortita famiglia di vampiri conviventi nella capitale Wellington ha generato questo spin-off, sempre prodotto da lui, che restituisce il ritratto di un gruppetto di creature della notte che dividono una villetta a Staten Island. Il millenario Nandor, spietato impalatore ottomano; la coppia formata dall’egocentrico Lazlo e dalla sua partner rom Nadja; l’inquietante Colin, che succhia l’energia del prossimo esasperandolo con discorsi tediosi e il figlio di casa Guillermo sono i protagonisti di questo mockumentary grottesco e divertentissimo che stravolge le normali dinamiche famigliari.

5. Santa Clarita’s Diet

Tra le poche serie strane prodotte in America non si può non citare Santa Clarita’s Diet, commedia del 2017 con un’inedita Drew Barrymore nei panni di madre e moglie impeccabile, Sheila, che vive con l’amabile marito Joel e la figlia teenager Abby nella solare e borghese California. Sheila e Joel sono abili agenti immobiliari, possiedono una bella casa e sono invidiabilmente attraenti; tuttavia, la loro esistenza perfetta prende una piega singolare quando lei si trasforma in una morta vivente ossessionata dal desiderio di carne umana. Mantenere il segreto – ormai una questione di famiglia – dei nuovi gusti alimentari di Sheila ed evitare che si lasci andare ad aggressioni improvvise nei confronti di conoscenti e vicini diventa motivo di situazioni ai limiti dell’assurdo per gli Hammond, con esiti esilarante da black comedy e una sibillina critica sociale.

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