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Quanto abbiamo smesso di parlare di Trump dai suoi ban sui social network

Da quando Facebook e Twitter gli hanno staccato la spina, l’ex presidente è sparito anche dal discorso pubblico, dicono i dati delle maggiori società di analisi dei social media

(foto: Justin Sullivan/Getty Images

È notizia di queste ore che Facebook – tramite il suo Oversight Board, il consiglio di sorveglianza sulla moderazione dei contenuti – ha ufficialmente confermato la squalifica a tempo indeterminato di Donald Trump dalla sua piattaforma: l’ex presidente rimarrà dunque fuori da una delle sue casse di risonanza principali, così come rimane fuori da Twitter e YouTube? Ma cosa è cambiato da quando l’idolo della nuova destra non c’è più? Beh, per cominciare ne parliamo molto meno: dati ottenuti da Record delle società di analisi dei social media Crowdtangle e Zignal Labs mostrano che l’ex commander-in-chief è praticamente sparito dai discorsi più presenti sui social media, e da animatore e protagonista assoluto del dibattito è diventato una figura sullo sfondo.

Nella sola settimana seguente i suoi ban su Twitter e Facebook, a gennaio, Donald Trump è stato menzionato il 23 percento di volte in meno sulla piattaforma di Menlo Park, e addirittura il 34 percento in meno su quella di Jack Dorsey. E da allora, mostrano i dati, le cose sono andate anche peggio per il tycoon, che ha fatto segnare una perdita del 90 percento di interazioni raggranellate nei giorni dei fatti del Campidoglio.

In parte, ovviamente, il fenomeno è fisiologico: un ex presidente è tradizionalmente una figura secondaria, specie all’inizio del mandato del suo successore. Ma Trump non ha mai voluto farsi da parte, anzi: dopo la sconfitta di novembre ha improntato la sua comunicazione alla retorica iper-aggressiva dello “Stop the Steal”, minacciando ogni tipo di azione, legale e non, per invertire i risultati delle urne. È per questo che la perdita di interesse di internet per Trump ha dell’incredibile: il tycoon non ha mai voluto diventare un ex presidente, e si apprestava a fare di tutto per diventare, piuttosto, un presidente-ombra.

Nella settimana del 3 gennaio – quella dell’attacco a Capitol Hill – il nome di Trump ha avuto circa 50 milioni di apparizioni su Twitter, come ha spiegato a Recode Zignal Labs, ma la settimana dopo erano già 30 milioni, e da allora sono precipitate in modo esponenziale. Allo stesso modo su Facebook, nella settimana delle elezioni di novembre Trump aveva ammassato 427 milioni di interazioni (fra like, commenti e condivisioni dei post): oggi arrivano a malapena a 30 milioni. Come ha detto Jennifer Granston, responsabile delle analisi di Zignal: “Anche se Donald Trump è ancora una figura molto discussa su Twitter, la sua sospensione a gennaio ha avuto un impatto significativo sul volume di menzioni del suo nome sulla piattaforma”.

In fondo, la soluzione era semplice: per farlo smettere, bastava togliergli il giochino.

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