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“Questo matrimonio non s’ha da fare”, con la pandemia in crisi il settore del wedding

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Migliaia gli operatori che si sono trovati senza lavoro, wedding planner, ristoratori, fiorai, fotografi, artigiani, musicisti, sarte e negozi di abbigliamento sposi. “Dietro a ogni matrimonio c’è un mondo, è un mondo fermo. Aspettiamo direttive, qualcuno deve dirci cosa fare, siamo trasparenti, invisibili”, così Patrizia Cavalleri, stilista e proprietaria dell’omonimo atelier da sposa, racconta a Tgcom24 le difficoltà di questo anno.

Mesi in cui il settore del wedding ha subito un duro colpo, tra chiusure continue e incertezze. Per questo chi opera in questo mondo si è trovato a essere un punto di riferimento per i futuri sposi, non solo nell’organizzare il loro giorno più importante, ma anche per aiutarli a fare le scelte più giuste, in relazione alle normative vigenti per il contenimento della pandemia.

 

 

Sul web – “Nel periodo del lockdown ho pensato all’unico strumento che mi avrebbe potuto tenere il contatto con loro: i social. Ho creato un gruppo dedicato e ho iniziato a interagire con le mie spose”, racconta Patrizia. “Fin dall’inizio ho capito subito la potenzialità del web. Faccio storie, video, racconto la mia attività, su Facebook faccio vedere i miei prodotti, mentre su Instragram interagisco direttamente con le spose, per cui le porto dietro le quinte. Spesso quando arrivano in atelier mi dicono ‘mi sembra di conoscerti’, ci metto la faccia tutti i giorni”.

 

Gli aiuti – Se con i Decreti Ristori il settore del wedding non era stato incluso tra quelli che avrebbero ricevuto gli aiuti economici necessari per superare la pandemia, con l’ultimo Decreto Sostegni il governo ha stanziato fondi anche per le imprese dei matrimoni e degli eventi privati. Si tratta di 200milioni di euro che però non arriveranno soltanto al comparto relativo alle nozze, ma dovranno essere ripartiti tra varie categorie economiche colpite dalla crisi causata dal Covid-19.

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