Rafanelli (Cnr): “Le cose sono cambiate, basta salite in vetta con il caldo: bloccare gli accessi”

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Come già anticipato, al momento risultano essere 17 i dispersi e 6 le vittime confermate per il distacco del ghiacciaio della Marmolada. Si attendono condizioni meteo più favorevoli – un abbassamento della temperatura – per valutare l’intervento diretto dei soccorritori, visto che sulla montagna è rimasta un’enorme quantità di ghiaccio pericolante che con il permanere di un caldo anomalo – anche in quota – minaccia di cadere a valle. Nella zona ieri si erano superati i 10 gradi: un record per l’area. I meteorologi di Arabba e Meteo Trentino stanno quindi elaborando una valutazione del rischio. Possiamo dare la colpa ai cambiamenti climatici? “Ovviamente c’entrano: la situazione di questa estate particolare che ha portato a una modifica dei ghiacciai la conosciamo, sulla Marmolada come sul resto delle Alpi – spiega a The Map Report Claudio Rafanelli, ricercatore associato del Cnr esperto di cambiamenti climatici -. Il problema è che questo monitoraggio in alta quota deve portare a una comunicazione tempestiva alla popolazione affinché cambi le proprie abitudini. Dobbiamo cambiare mentalità e bloccare le escursioni in caso di rischio. Non possiamo farci guidare dal meccanismo economico che gira attorno a queste scalate. In genere la protezione civile lancia gli allarmi, ma poi sta al singolo scegliere se assumersi il rischio. Forse è un meccanismo da rivedere”.

Foto: tg24.sky.it

Del resto i giornali locali raccontano di un ghiaccio profondamente cambiato. Non solo in questi giorni di caldo estremo: “il ghiacciaio della Marmolada si sta trasformando in una rete sotterranea di torrenti”, aveva scritto Il Corriere delle Alpi ieri. “Quassù, ai 3.343 metri di punta Penia, ne sento perfino il rumore, perché si stanno aprendo i crepacci e liberano questa ‘voce” dal profondo’”, ha testimoniato Carlo Budel, che gestisce la Capanna di Aurelio Soraruf. “Dobbiamo adattare il nostro stile di vita a una situazione relativamente improvvisa. Il clima si è modificato, ci aspettano cose simili e il comportamento della nostra società deve modificarsi e dobbiamo imparare a rinunciare in caso di pericolo”, continua Rafanelli. “Il periodo del caldo estremo si è allungato e si è spostato a giugno. L’altra conseguenza è che evapora acqua dal mare, dai laghi e dai fiumi: questo vapore prima o poi dovrà ricadere e ricadrà con piogge violente, c’è tanta umidità in atmosfera. I temporali saranno forti e ci saranno danni, se il territorio viene lasciato a sé stesso. Una volta gli agricoltori tenevano puliti i canaloni di sfogo, ora spesso i campi sono abbandonati, i fiumi sono discariche di rifiuti e auto abbandonate, non più in grado di contenere l’acqua, mentre la cementificazione impedisce alla pioggia di essere assorbita dal terreno e la spinge velocissimamente nei corsi d’acqua. Dobbiamo farci un esame di coscienza, il problema è globale e questa è tra l’altro la peggiore complicazione”.

L’articolo Rafanelli (Cnr): “Le cose sono cambiate, basta salite in vetta con il caldo: bloccare gli accessi” proviene da The Map Report.

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