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Reggio Calabria brucia, ma abbiamo la discarica più efficiente del mondo

rogo spazzatura

La città di Reggio Calabria brucia, ma non sembra importare molto…

Reggio Calabria brucia. E noi stiamo a guardare. Filmiamo. Oltrepassiamo. Via. “Stanno bruciando i rifiuti a Ciccarello!”, “Ah sì, vabbé tranquillo, anche ieri”. Reggio Calabria brucia e non è (perlomeno non solo) per il caldo torrido già affacciatosi sullo Stretto. Reggio Calabria brucia oggi e brucia domani. Brucia praticamente tutti i giorni. Menomale, perché bisogna farsi spazio tra i rifiuti. Ce ne sono troppi. Affinché una discarica funzioni è necessario svuotarla. E quindi Reggio Calabria brucia. Menomale che ci sono i Rom con la loro discarica: l’hanno creata in poco tempo e la gestiscono come fosse una multinazionale. C’è il “guardiano” che sorveglia chi passa e utilizza la discarica e ci sono i “fattorini al contrario” che con api e furgoncini si spostano in città per raccogliere i rifiuti e condurli al “deposito”. Tutto funziona alla perfezione, in maniera ordinata e regolare. “Pronto, è pieno di spazzatura fuori dal mio portone. Può venire qualcuno a prenderla per togliermela da qua?”. “Sì, arriviamo. 10 euro e scompare”. Il business della discarica. Poveri noi che non c’eravamo mai arrivati. Paghiamo la Tari per un (non) servizio, sentiamo parlare da mesi di termovalorizzatori, discariche in provincia, cassonetti intelligenti. E poi bastavano 10 euro per togliersi l’immondizia da casa e alimentare il grande traffico della discarica di Ciccarello. Manca soltanto che diventi un’attrazione con tanto di visita guidata. “Venite a visitare la discarica, è gratis. Magari, se volete lasciarci un po’ di rifiuti, vi costa soltanto 10 euro. E la domenica c’è il grande spettacolo: il rogo in diretta.

Nel 2021, nella Reggio Calabria che si pone al fianco dell’integrazione, dei pari diritti, che vuole aprirsi al mondo, che si professa al fianco della lotta al razzismo e all’omofobia, che apre le porte agli immigrati, che vuole crescere e svilupparsi e dialoga con la Uefa per ospitare la finale di Champions League, non può permettere a un gruppo ristretto di cittadini di un piccolo quartiere di operare indisturbato. Da tempo, tra l’altro. Troppo tempo. Lo sappiamo, noi. Tutti. E lo sa anche chi dovrebbe controllare. Sa che quello è diventato ormai un business pericoloso. Sa che il cittadino – sia esso zona Nord o zona Sud di Reggio – “chiede aiuto” alla grandissima, bellissima, ultra, mega, galattica (per dirla alla Fantozzi) discarica di Ciccarello per togliersi i rifiuti da casa. Sa che sistematicamente quell’immondizia va volontariamente a fuoco. Sa che tutta la zona Sud – ieri è stato così – respira l’aria tossica proveniente da quello “spettacolo”. Chi dovrebbe controllare sa tutto. E se sa tutto e non fa nulla per fermarlo, è pieno complice. Ieri, come oggi e come domani. Perché se ai disservizi bisogna aggiungere anche danni ambientali, allora significa che non si vuol bene ai propri figli. E se un ambientalista si professa apertamente contrario a un termovalorizzatore, non può restare impassibile di fronte all’aria irrespirabile provocata da roghi di pneumatici e lavatrici. Eppure…

Diventa difficile, in un contesto del genere, essere esenti dall’accusare questo o quello. Anche per me che, in questo giornale, tendo sempre ad esaltare la forza e il potenziale di una città bellissima e inespressa, di una città che sa di poter crescere ma che non ne è capace. Come può crescere una città se, chi dovrebbe controllare, non solo non lo fa, ma si permette anche il lusso di giudicare i propri cittadini con delle espressioni poco carine, così da (pensa) esentarsi da ogni tipo di responsabilità? Che poi, proprio quegli stessi cittadini definiti “poco puliti”, stanno ripulendo (da soli!) vie cittadine e luoghi storici del centro e non solo. Si sono sentiti dire “grazie”, qualche giorno fa. A questo punto non resta che ringraziare anche i Rom: con la loro discarica abusiva stanno gestendo egregiamente la situazione rifiuti nella nostra città…

Sparare a zero. Non mi piace, dicevo prima. Criticare senza proporre soluzioni risulta essere fine a se stesso e troppo facile. Peccato che, però, di soluzioni ne siano uscite fuori tante negli ultimi tempi, per ovviare al problema. Non sappiamo quanto efficaci, nel medio-lungo periodo, ma questo è un altro discorso. Della discarica di Melicuccà se ne parla più o meno da 389 anni (e 6 ore). “Ora arriva”, “Eccola”, “Adesso spunta”, “E’ pronta”, “Ecco che ci siamo”, “Dobbiamo solo annunciarla”. Puff. Scoppiata come ieri scoppiavano i divani della grandissima, bellissima, ultra, mega, galattica discarica. Nessun problema, però. Forse ci sono i cassonetti intelligenti. Forse.

  • “Possiamo considerare ormai agli sgoccioli la fase che porterà a rivoluzionare il sistema d’igiene ambientale cittadino. Abbiamo chiesto l’intervento di Conai per affiancarci in una programmazione nuova riguardo la raccolta rifiuti. Nell’incontro è stato presentato un programma definitivo, ci siamo presi una settimana per dare un’occhiata e ragionare insieme ai nostri tecnici se questo tipo di raccolta se questo Piano è attuabile nella nostra città”Assessore Brunetti, gennaio 2021.
  • “A breve saremo nelle condizioni di fare partire due Ecostazioni sperimentali che, grazie anche al contributo delle associazioni, serviranno a riordinare il sistema di conferimento dei rifiuti in zone precise della città”. Assessore Brunetti, marzo 2021.

E’ stato anche detto, lo scorso anno, “entro Natale”. Ma non sappiamo di quale anno… E nel frattempo Reggio Calabria brucia…


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