cronaca

Resident Alien: secondo gli extraterrestri gli umani non sono poi tanto male

resident-alien:-secondo-gli-extraterrestri-gli-umani-non-sono-poi-tanto-male

L’Alan Tudyk di Firefly si aggiudica il ruolo di un altro personaggio iconico: nella cinica dark comedy dal 3 maggio su Rai 4 è un alieno che, giorno dopo giorno, si ricrede sulla natura malvagia dei terrestri

Resident Alien fa parte di una nutrita lista di romanzi, film e così via che offrono una disamina della società – o di un parte di essa – attraverso un giudizio esterno, “alieno”, esattamente quello che accade in questa serie curiosa in programmazione dal 3 maggio in prima serata su Rai4. L’alieno in oggetto può essere il nuovo vicino di casa, un collega trasferito da una sede lontana, un immigrato (in inglese sono chiamati “alieni”, per l’appunto, gli stranieri) oppure un autentico extraterrestre. Harry, orripilante creatura con sei arti e un aspetto lievemente disgustoso, si schianta sulle gelide montagna del Colorado con la sua navicella spaziale poco prima di avviare la distruzione del nostro bel pianeta.

Un’alleanza intergalattica ha reputato necessario immischiarsi nelle nostre esistenze, giudicarci la specie meschina e distruttiva che siamo e sentenziare la nostra estinzione. Rifugiatosi nello chalet di un solitario patologo a cui ha rubato l’identità (e altre cose importanti) in attesa di completare le opportune riparazioni, Harry conduce un’esistenza isolata la cui solitudine è lenita da centinaia di puntate di Law & Order, finché il sindaco della vicina cittadina di Patience gli chiede di sostituire il defunto medico locale.

Resident Alien, trasposizione di un fumetto della Dark Horse è una brillante commistione di commedia nera, dramma, giallo e fantascienza. Lo showrunner Chris Sheridan (Family Guy) infarcisce la storia di svariate sottotrame, accostando l’odissea di Harry verso la scoperta della natura umana (e alla risposta al quesito: “Gli umani sono davvero tanto esecrabili da meritare l’annichilimento?”) alle indagini della dipartita del buon dottore, alla caccia all’alieno operata da feroci Men in Black (tra questi una diabolica Linda Hamilton, la Sarah Connor di Terminator) e alle vicende personali di Asta (l’altruista e comprensiva infermiera che diventa amica di Harry nonostante le sue stranezze), della sua amica D’arcy (ex campionessa olimpionica di sci), dell’egocentrico sceriffo Mike e dell’intuitivo vicesceriffo Elizabeth, e della famiglia Hawthorne, composta dall’ottimista e ingenuo sindaco locale Ben, dalla sua ben più assertiva moglie e da Max, un bimbo invadente che riconosce subito Harry per l’orrido e ostile ET che è.

Le incursioni di una linea narrativa nell’altra funzionano tanto quanto il mantenimento della narrazione a binari separati e paralleli di altre: a tenere tutto insieme in modo coerente e compatto, l’oculata gestione dello showrunner Sheridan e una location, ovvero il freddo villaggio circondato da lago e montagne che anche geograficamente isola i personaggi e le loro storie dal resto del mondo. In questo luogo ideale per Harry – il quale si illude di mantenere intatta la sua superiorità pressoché ariana e la sua oggettività da osservatore imparziale – il flusso degli eventi si inceppa, e l’alieno è costretto ad assistere al graduale dissiparsi del fiero cinismo che informava il suo disprezzo per i deboli e sentimentali umani. Fare di Harry un personaggio irreprensibilmente e inguaribilmente cinico avrebbe reso lo show monotono e poco appassionante, trasformarlo in uno strenuo e indulgente sostenitore della bontà umana sarebbe stato ancora più deleterio, una storia zuccherosa e indigeribile.

Harry si mantiene in equilibrio tra cinismo e sensibilità; a renderlo realistico, l’arma segreta di Resident Alien, l’attore Alan Tudyk, colui che rende la serie estremamente cupa, esilarante e al contempo in grado di strappare una lacrima di commozione. Il suo protagonista è una creatura proveniente da un mondo dove i sentimenti e l’empatia non esistono, ma la fisiologia del suo corpo umano lo costringe a sperimentarli, spesso con risultati spiazzanti e dolorosi. All’inizio è universalmente disgustato dall’umanità quanto infastidito dalla loro quotidianità; è incurante, quando non spietato, verso i singoli e a malapena tollerante verso i concittadini meno molesti.

L’interprete di Harry, attore iconico per i fan della della fantascienza televisiva che venerano la serie di culto di Joss Whedon Firefly, usa il suo volto vagamente picassiano e il suo talento speciale per i ruoli eccentrici per donare a Harry una serie di espressioni facciali bizzarre e inquietanti, di risate imbarazzanti, di manierismi surreali e di reazioni sinceramente “aliene”. La sua evoluzione da sprezzane extraterrestre a “umano in progress” è un percorso che vale la pena seguire, specialmente perché il futuro (il suo e quello della serie, già rinnovata per una seconda stagione) ha in serbo più di un colpo di scena.

Potrebbe interessarti anche

0 comments on “Resident Alien: secondo gli extraterrestri gli umani non sono poi tanto male

Leave a Reply

%d bloggers like this: