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«Responsabilità civile dei magistrati? Non si limita l’autonomia, ma l’arbitrio»

Enrico Buemi, senatore socialista che nella passata legislatura fu primo firmatario e promotore di una riforma sulla responsabilità civile dei magistrati, non ha dubbi nell’accogliere favorevolmente la nuova iniziativa referendaria del Partito Radicale. Ma non basta: per una giustizia giusta occorre riformare seriamente il Csm e la geografia giudiziaria.

Lei è d’accordo con il quesito referendario per la responsabilità diretta dei magistrati?

Assolutamente sì. Ritengo che la norma in vigore sia comunque frutto di un compromesso che ho dovuto subìre in sede parlamentare nella precedente legislatura. Dal punto di vista dell’agibilità dell’esercizio della responsabilità in senso concreto e rapido è evidente che deve esserci una possibilità di agire direttamente verso il magistrato che ha commesso degli errori, identificati ora nella norma nel dolo o colpa grave.

Tuttavia, il magistrato non può essere chiamato a rispondere per la sua attività di interpretazione di norme di diritto o di valutazione del fatto e delle prove.

Intanto dobbiamo migliorare la legislazione vigente e quindi la puntualità della norma rispetto alla fattispecie, che è lasciata un po’ troppo a delle discrezionalità. Poi più riusciremo a circoscrivere la discrezionalità del magistrato e più risponderemo alle esigenze di giustizia.

Come replicare a chi ritiene che una simile norma mette in pericolo l’autonomia dei magistrati, li intimidisce e li induce a decisioni poco coraggiose?

Non c’è limitazione dell’autonomia, bensì dell’arbitrio del magistrato che, non chiamato a rispondere direttamente dei suoi comportamenti, amplia moltissimo l’ambito della sua discrezionalità. D’altra parte le vicende giudiziarie di questi ultimi mesi dimostrano quanto malaffare c’è anche all’interno della magistratura.

Cosa ne pensa invece della responsabilità professionale, sponsorizzata molto dall’Unione Camere Penali?

I giudizi di merito sui comportamenti dei magistrati devono essere espressi non solo con parametri di tipo politico ma anche valutando concretamente i comportamenti. Per esempio un eccessivo numero di sentenze riformate devono costituire un elemento di valutazione, così come i tempi del procedimento. È vero che ci sono processi più complessi e processi meno complessi, però siamo ben lontani dal principio costituzionale della ragionevole durata del processo. Se un processo si protrae troppo a lungo vuol dire che al suo interno ha degli elementi di inefficienza rintracciabili nel sistema ma anche nel comportamentodei magistrati: spesso non depositano una sentenza in tempi accettabili, oppure si prendono tempi troppo lunghi per la nomina dei periti tecnici. La colpa non può essere sempre del bajon.

Nel 1987 l’esito popolare del referendum fu tradito dal Parlamento. Adesso la Lega di Matteo Salvini invece dice che sarà custode dell’eventuale risultato positivo. Lei è fiducioso?

Questo è un punto critico: le giravolte della Lega secondo le convenienze politiche del momento sono note e non appartengono solo all’ultimo periodo. Io mi fido molto di più delle posizioni del Partito Radicale e del Partito socialista di cui faccio parte: le battaglie per una giustizia giusta le abbiamo condotte sempre insieme e bisogna continuare a farlo, portando avanti anche altre lotte.

Quali?

Per esempio quella dell’autogoverno della magistratura. Se non c’è una riforma seria del Csm, non ci sarà possibilità di avere una giustizia giusta. Nella precedente legislatura avevo presentato una proposta che taglierebbe completamente il rapporto tra Anm e Csm, prevedendo un elettorato passivo – delimitato solo dall’anzianità di servizio e dall’assenza di demerito – base per un sorteggio dei membri del Csm. Poi c’è da risolvere il problema della geografia giudiziaria. Anche qui abbiamo una specie di riforma incompiuta che aveva come obiettivo strategico quello di qualificare l’azione dei presidi giudiziari, eliminando delle situazioni ridondanti e nello stesso tempo concentrando le professionalità su tribunali più importanti. Ha avuto però il demerito di trascurare completamente gli elementi della geografia economica, infrastrutturale e delle problematiche giudiziarie penali e civili. In tal senso sono favorevole alla commissione voluta dai Dicasteri del Sud e della Giustizia per essere il più possibile al fianco degli uffici giudiziari del Mezzogiorno.

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