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Rifiuti, degrado e topi: l’allarme della ministra Lorenzin: «A Roma c’è un problema igienico»

Lorenzin: in città ci sono topi e cinghiali, dipende dalla mancata programmazione della pulizia del territorio.

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Altro che zanzare e Chikungunya. I problemi di Roma sono (anche) altri, secondo il parere del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Hanno codine e zampe. Oppure emanano cattivi odori. «Non si può negare – ha detto – che nella Capitale esista un problema di igiene. Mi dispiace dirlo ma topi, blatte, zanzare, gabbiani, cinghiali sono un problema che riguarda la pulizia della città e che va affrontato».
Le soluzioni ci sono, ma ovviamente vanno attuate: «Occorre una programmazione continua delle disinfestazioni – ha proseguito il ministro Lorenzin -. Il ministero può mettere a disposizione la sua expertice. Noi siamo sempre a disposizione, diamo anche consigli non richiesti e possiamo partecipare a progetti comuni».
E al proposito rivolge poi un esplicito invito alla sindaca di Roma Virginia Raggi, accusata più volte da quando è scoppiato il caso Chikungunya di ritardi nelle disinfestazioni: «Con il commissario avevamo avviato una serie di progetti e collaborazioni. Spero che l’amministrazione attuale li tiri fuori dal cassetto, o li abbia già tirati. Questo non lo so».

Non si è sottratta alle domande sul tema caldo delle ultime settimane, la Lorenzin: l’epidemia della malattia tropicale Chikungunya che ha fatto in tutto 92 «vittime» finora a Roma e ad Anzio. Solo ieri sono stati 6 i nuovi casi registrati: 3 sono residenti o hanno riferito di aver soggiornato nel comune del litorale nei 15 giorni precedenti l’insorgere dei sintomi, mentre i restanti 3 nuovi casi sono residenti nella Capitale non hanno collegamenti con Anzio.
«Non esiste nessun allarme», ha ribadito infine. La cosa importante è operare in modo tempestivo la disinfestazione, unico mezzo efficace per contrastare l’avanzata delle zanzare che sono i vettori della malattia. E Diaco (M5S) replica: «Il ministro Lorenzin parla senza cognizione di causa». Secondo lui «a oggi sono stati effettuati ben 1635 interventi». Una malattia, la Chikungunya, ha sottolineato il ministro, che «è come un’influenza» dai sintomi molto forti ma che non comporta fortunatamente rischi né conseguenze per la salute di chi la contrae.

La cosa più importante da fare resta arginare le possibilità di contagio anche per scongiurare un ulteriore blocco delle donazioni di sangue nella nostra città (finora l’unica azienda sanitaria in cui è scattato il divieto è la Asl Roma 2, quella cioè in cui sono stati registrati i casi conclamati di Chikungunya). Nessun allarme neanche per l’attività della rete sanitaria e nessun rinvio di operazioni programmate, al Gemelli come al San Camillo o a Tor Vergata: «Si ribadisce che non è in atto alcuna interruzione delle attività operatorie nelle strutture ospedaliere di tutto il Lazio – hanno fatto sapere dalla Regione -. Al 21 settembre, 7 giorni dopo il blocco delle donazioni di sangue per i residenti della Asl Rm 2, il Centro regionale sangue ha ricevuto in compensazione 1.531 sacche dalle altre regioni».

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