Redazione

Ripartono le sfide elettorali in Germania

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In Germania si vota nel piccolo land della Sassonia-Anhalt. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

Urne aperte domenica nel piccolo Land orientale della Sassonia-Anhalt, un paio di milioni abbondanti di abitanti di cui 1 milione e 800 mila votanti. Non saranno tanti gli spunti che questo mini-voto locale potrà fornire in vista delle elezioni federali del 26 settembre, sia per l’esiguità del corpo elettorale che per la specificità di questa regione. Ma certo, a pochi mesi dal voto più importante degli ultimi lustri, che disegnerà gli equilibri tedeschi ed europei del dopo-Merkel, l’attenzione è grande, forse spropositata.

Capitato a marzo in piena terza ondata pandemica, il voto in Sassonia-Anhalt venne rinviato a inizio giugno e, sebbene la situazione dei contagi sia enormemente migliorata, i funzionari amministrativi contano su un massiccio utilizzo del voto postale. Una grande percentuale di elettori – siamo peraltro in uno dei Land più anziani della Germania – ha quindi già votato e l’afflusso alle urne di domenica potrà soltanto correggere una tendenza già consolidata. Una particolarità che potrebbe replicarsi anche in occasione del voto federale, aggiungendosi ad altre situazioni specifiche legate alla pandemia o alla sua coda, che renderanno l’elezione straordinaria: oltre a una campagna elettorale disputata molto più del solito in tv, online e sui social media e poco nelle piazze e per strada, ci si troverà di fronte a un corpo elettorale che esprimerà il suo voto in fasi diverse e in larga parte nelle settimane precedenti.

Questo spiega la prudenza con cui gli esperti maneggiano in questi giorni i sondaggi sulla Sassonia-Anhalt, peraltro modificatisi di molto nelle ultime settimane. Ancora 15 giorni fa, i direttori delle agenzie demoscopiche pronosticavano un testa a testa fra i conservatori della Cdu e i nazionalisti di Afd, con questi ultimi addirittura in vantaggio di qualche decimo. Oggi invece la vittoria della Cdu appare scontata e anche con un margine di tutta sicurezza, attorno ai 7 punti: 30% per la Cdu, 23% per Afd.

E se per i nazionalisti sarebbe comunque un risultato di tutto rilievo, che consoliderebbe la loro forza politica nell’est del Paese nonostante 5 anni di ostracismo parlamentare e politico, per la nuova Cdu di Armin Laschet sarebbe la prima boccata d’ossigeno dal giorno della sua elezione a successore di Angela Merkel. E una spinta ad avviare con ritrovato slancio la campagna elettorale federale in vista del duello con i Verdi per la cancelleria.

Il valore aggiunto per i cristiano-democratici è apparso negli ultimi giorni il Ministerpräsident uscente, Reiner Haseloff. Al di là degli storici problemi del Land – economia debole, emigrazione giovanile e conseguente invecchiamento della popolazione – gli elettori premieranno la gestione accorta dell’emergenza pandemica. La Cenerentola dei Länder tedeschi non si è comportata peggio degli altri e anzi l’andamento dei contagi è stato nelle varie ondate inferiore rispetto a quello dei suoi vicini orientali Sassonia e Turingia. Nessuna emergenza è stata così grande da mandare in tilt gli ospedali, Haseloff ha trovato un equlibrio invidiato dai suoi colleghi vicini tra rigore delle misure e comprensione per i sacrifici dei cittadini. A differenza di quanto accaduto a Dresda o a Erfurt, non si è sviluppato nessun forte movimento di negazionisti e la tensione sociale è stata mantenuta sotto i livelli di guardia.

E i sondaggi indicano l’apprezzamento degli elettori, di cui sembra avvantaggiarsi proprio il partito del presidente, che straccia il suo avversario di Afd in un ipotetico confronto diretto con il candidato di Afd, Oliver Kirchner: 68 a 9.

Haseloff ha governato con una maggioranza inedita, formata con socialdemocratici e Verdi in nome dell’alleanza democratica contro l’estrema destra. Che Afd sia rimasta così forte è un segno che i problemi di fondo che hanno generato il voto all’estrema destra negli ultimi anni non sono affatto stati risolti e che il cordone sanitario eretto nei suoi confronti serve a poco se non si riuscirà a incidere sull’economia della regione.

La Sassonia-Anhalt resta il Land più povero della Germania, con un prodotto interno lordo pro-capite che non raggiunge i 29.000 euro, mentre la media tedesca è di 41.000. Nei trent’anni dalla riunificazione il Pil regionale è cresciuto del 212%, ma i numeri isolati possono essere fuorvianti, perché si tratta della percentuale più bassa tra tutti i Länder dell’est. Pochi giorni fa Haseloff ha difeso il proprio difficile lavoro, ricordando quanti passi in avanti siano comunque stati fatti negli ultimi 5 anni, ma ha anche ricordato al governo federale che saranno necessari ancora aiuti finanziari per sostenere la crescita economica della regione e ha rilanciato una richiesta che accomuna i territori dell’est: investire in centri di ricerca sull’economia del futuro, che possa portare in queste regioni quel know-how necessario a far nascere e crescere un’industria locale basata sul digitale e sull’innovazione.

Afd è forte soprattutto nelle zone meridionali della Sassonia-Anhalt, un tempo fulcro dell’industria pesante, con complessi chimici e miniere di rame e lignite: un mondo operaio scomparso con la riunificazione e la rivoluzione tecnologica. La transizione industriale si è sommata a quella politica, i giovani sono emigrati nei Länder occidentali, la disoccupazione è aumentata. Resta la grande ricchezza storico e artistica, dalla tradizione del Bauhaus a Dessau (dove si insediò dopo gli esordi weimariani) alla Wittenberg luterana, fino alle bellezze architettoniche di Naumberger, Quedlinburg o del centro del capoluogo Magdeburgo: ma il turismo soffre per la marginale collocazione geografica e anche da solo non sarebbe in grado di trainare un’intera economia.

Data per certa la riconferma di Haseloff, resterà aperto il gioco del governo locale. I sondaggi danno per certo l’ingresso nel parlamentino di altri 4 partiti: Linke con 11,5%, l’Spd con 10, i Verdi con 9 e i liberali con 6,5. Una frammentazione che potrebbe rendere difficile la riproposizione dell’attuale governo a tre, necessario l’ingresso dei liberali e complicata una trattativa quadripartita. Anche su questi equilibri fragili si giocherà una partita che ha come sponda la campagna elettorale per la cancelleria.

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