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Rita Bernardini: «Il sovraffollamento non è una nostra fissazione ma la realtà»

Rita Bernardini denuncia: «Nonostante le condanne in sede europea e la pandemia la popolazione è superiore ai posti disponibili». Nei 189 istituti ci sono, infatti, 6.141 detenuti in più

«In 100 posti regolamentari, il nostro Stato ci sistema 113 detenuti!», così denuncia l’esponente del partito Radicale Rita Bernardini. «Non siamo i fissati del sovraffollamento!», precisa sempre l’esponente radicali. E questo perché, «Accade ancora oggi – spiega Bernardini – nel 2021, nonostante le condanne seriali in sede europea e la pandemia da Covid che ha costretto ciascuno dei 189 istituti penitenziari sparsi sul territorio a sottrarre ulteriori spazi per garantire zone di isolamento destinate ai ristretti contagiati o ai detenuti che entrano o a quelli che vengono trasferiti in altre carceri».

Sono 53.608 i detenuti rispetto a 50.785 posti regolamentari

Sempre Rita Bernardini, spiega che i dati aggiornati al 30 aprile ci dicono che i posti regolamentari sono 50.785 e che i detenuti presenti sono 53.608. «Ma attenzione – sottolinea l’esponente del Partito Radicale -, il report di fine mese del ministero della Giustizia non ci dice che dai 50.785 posti occorre sottrarne ben 3.328 inagibili e quindi non disponibili». Quest’ultimo dato è ricavabile spulciando una per una le schede degli istituti penitenziari che il Partito Radicale ha ottenuto quando a capo del Dap c’era il dottor Santi Consolo. In conclusione, nei 189 istituti penitenziari ci sono 6.141 detenuti di troppo e ciò senza considerare gli ulteriori spazi sottratti per le quarantene dovute al Covid.

In 125 istituti il sovraffollamento medio è del 128%

Ma non finisce qui, perché nella realtà fattuale, – sempre secondo quanto denuncia Bernardini – «il patrimonio edilizio penitenziario è caratterizzato da istituti dove i posti regolamentari non sono tutti occupati (con carceri quasi vuote) ed istituti in cui le presenze sono ben al di sopra dei posti disponibili, con istituti che letteralmente “scoppiano”». Si scopre così che nei 125 istituti in cui ci sono più detenuti che posti regolamentari effettivi disponibili, in 31.427 posti regolamentari effettivi sono piazzati 40.144 detenuti con un sovraffollamento medio del 128%. Ed ecco i dati ricavati dall’elaborazione fatta dal Partito Radicale. Nei 92 istituti che hanno un sovraffollamento superiore alla media nazionale (113%), in 21.625 posti regolamentari effettivi sono piazzati 29.661 detenuti con un sovraffollamento medio del 137%. Nei 52 istituti che hanno un sovraffollamento superiore al 130%, in 11.931 posti regolamentari effettivi sono piazzati 17.931 detenuti con un sovraffollamento medio del 149%. Nei 32 istituti che hanno un sovraffollamento superiore al 140%, in 8.392 posti regolamentari effettivi sono piazzati 12.979 detenuti con un sovraffollamento medio del 155%.

In 18 istituti il sovraffollamento è superiore al 150%

Nei 18 istituti che hanno un sovraffollamento superiore al 150%, in 2.803 posti regolamentari effettivi sono piazzati 4.837 detenuti con un sovraffollamento medio del 172%. Nei 64 istituti in cui ci sono pari o meno detenuti dei posti regolamentari effettivi disponibili, in 16.030 posti regolamentari effettivi troviamo 13.464 detenuti, cioè in 100 posti ci sono 84 detenuti.Non è questione di essere i fissati del sovraffollamento: per l’esponente radicale, ciò significa avere strutture che si deteriorano perché sono state costruite per essere utilizzate da quel numero massimo di detenuti. «Sovraffollamento – prosegue Rita Bernardini – significa che non si può garantire il diritto alla salute, tanto più che nelle nostre carceri ci sono alte percentuali di tossicodipendenti, di casi psichiatrici e di persone con gravi patologie. Sovraffollamento significa scarsità di possibilità di lavoro, di studio, di attività culturali e/o sportive. Sovraffollamento significa scarsità di rapporti con i pochi educatori, i pochi psicologi, i pochi assistenti sociali, i pochi direttori, chiamati quest’ultimi spesso ad occuparsi di più istituti penitenziari o, negli istituti più grandi, a non avere il supporto necessario di vice-direttori».

Si registra anche una penuria di agenti

Ma il sovraffollamento significa riduzione dei rapporti con gli esterni, in particolare, con l’ingresso in carcere di volontari e di associazione di volontariato. A ciò si aggiunge anche la penuria di agenti che i si ripercuote negativamente sulle attività trattamentali, che devono comunque svolgersi in sicurezza. «Sovraffollamento – denuncia Rita Bernardini – significa enormi difficoltà ad assicurare il rapporto dei detenuti con i loro familiari: colloqui, telefonate, video-chiamate, partecipazione ad eventi. Sovraffollamento significa gravissime difficoltà di rapporti del detenuto con la magistratura di sorveglianza, la quale dovrebbe, in collaborazione con l’equipe trattamentale, frequentare e conoscere uno per uno i detenuti per prevedere per ogni ristretto un piano individualizzato di progresso e di reinserimento sociale».Tutte queste mancanze, definite da Rita Bernardini “anti-costituzionali”, si sono notevolmente aggravate in questi 15 mesi di pandemia da Covid-19. Ed è per questi motivi che il Partito Radicale e l’associazione Nessuno Tocchi Caino hanno avanzato due proposte che considerano “minimali” per decongestionare la popolazione detenuta: per l’emergenza Covid, hanno previsto la concessione della liberazione anticipata speciale di 75 giorni ogni semestre (anziché 45) di sconto di pena per chi in carcere ha avuto un buon comportamento. Nella sostanza, hanno ripescato la normativa (scaduta nel dicembre 2015) che fu introdotta ai tempi della sentenza Torreggiani per rispondere alla condanna dell’Italia da parte della Cedu per violazione dell’art. 3 della Convenzione, trattamenti inumani e degradanti dovuti in primo luogo al sovraffollamento. L’altra misura, invece, è strutturale perché chiede di modificare l’Ordinamento Penitenziario prevedendo per il futuro 60 anziché 45 giorni di liberazione anticipata. Queste proposte sono state presentate grazie alla disponibilità del deputato Roberto Giachetti di Italia Viva e, non a caso, iscritto da sempre al Partito Radicale.

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