cronaca

Roseto, sequestrata una barca recuperata in Albania



Il natante da 12 posti letto mancava dai cespiti di una società dichiarata fallita: la Finanza ha rintracciato il motoscafo nel porto di Durazzo e l’ha riportato in Italia, nelle disponibilità della curatela

ROSETO DEGLI ABRUZZI. Quando investigatori ed inquirenti hanno iniziato a spulciare le carte di quella bancarotta si sono accorti immediatamente che dai cespiti fallimentari mancava una barca. Un natante da 12 posti letto e del valore di circa 80-90 mila euro che era stato distratto dalla massa fallimentare e portato in Albania e che adesso, a distanza di due anni dall’apertura della relativa inchiesta da parte della Procura di Teramo, dopo essere stato individuato al porto di Durazzo, è stato fatto rientrare in Italia, sequestrato e rimesso alla gestione del curatore fallimentare.

L’inchiesta, che ha portato la Guardia di Finanza ad operare il sequestro della barca, era stata aperta circa due anni fa dal pm Davide Rosati in seguito al fallimento di una società teramana che si occupava di servizi turistici e che offriva anche pacchetti di viaggio (con la barca probabilmente utilizzata per organizzare escursioni). E proprio nel corso delle indagini, che vedevano la società sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta, gli investigatori si erano accorti della sottrazione, dalla massa fallimentare, di una barca. Bene di cui la società aveva la disponibilità in leasing. Così erano scattate le relative indagini volte ad individuare e recuperare il natante, che dopo una certosina attività svolta dalla Guardia di Finanza era stata rinvenuta ormeggiata al porto di Durazzo, in Albania. A quel punto erano scattate le procedure per riportarla in Italia, che hanno visto la collaborazione anche della società di leasing dalla quale la società finita sotto inchiesta aveva avuto la disponibilità della barca. È stata infatti proprio la società di leasing a riportare il natante in Italia, al porto di Brindisi, dove è stata poi posta sotto sequestro dai militari della tenenza della Guardia di Finanza di Roseto degli Abruzzi (Teramo). La barca è così rientrata nella massa fallimentare, con il curatore che dovrà adesso decidere cosa farne.

ROSETO DEGLI ABRUZZI. Quando investigatori ed inquirenti hanno iniziato a spulciare le carte di quella bancarotta si sono accorti immediatamente che dai cespiti fallimentari mancava una barca. Un natante da 12 posti letto e del valore di circa 80-90 mila euro che era stato distratto dalla massa fallimentare e portato in Albania e che adesso, a distanza di due anni dall’apertura della relativa inchiesta da parte della Procura di Teramo, dopo essere stato individuato al porto di Durazzo, è stato fatto rientrare in Italia, sequestrato e rimesso alla gestione del curatore fallimentare.

L’inchiesta, che ha portato la Guardia di Finanza ad operare il sequestro della barca, era stata aperta circa due anni fa dal pm Davide Rosati in seguito al fallimento di una società teramana che si occupava di servizi turistici e che offriva anche pacchetti di viaggio (con la barca probabilmente utilizzata per organizzare escursioni). E proprio nel corso delle indagini, che vedevano la società sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta, gli investigatori si erano accorti della sottrazione, dalla massa fallimentare, di una barca. Bene di cui la società aveva la disponibilità in leasing. Così erano scattate le relative indagini volte ad individuare e recuperare il natante, che dopo una certosina attività svolta dalla Guardia di Finanza era stata rinvenuta ormeggiata al porto di Durazzo, in Albania. A quel punto erano scattate le procedure per riportarla in Italia, che hanno visto la collaborazione anche della società di leasing dalla quale la società finita sotto inchiesta aveva avuto la disponibilità della barca. È stata infatti proprio la società di leasing a riportare il natante in Italia, al porto di Brindisi, dove è stata poi posta sotto sequestro dai militari della tenenza della Guardia di Finanza di Roseto degli Abruzzi (Teramo). La barca è così rientrata nella massa fallimentare, con il curatore che dovrà adesso decidere cosa farne.

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