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Scene da un matrimonio è il ritratto ipnotico e sfinente sui limiti ambigui dell’amore

Avendo lavorato per anni sul tema della comunicazione o, meglio, dell’incomunicabilità delle persone, il regista svedese Ingmar Bergman concluse che il matrimonio era effettivamente “l’agonia della coppia“. Riassunse il concetto nella miniserie del 1972, poi rimontata come film, Scene da un matrimonio, considerato uno dei ritratti più autentici del rapporto d’amore fra due persone. Oggi quella stessa storia è stata adattata in una miniserie Hbo creata da Hagai Levi (regista dell’In Treatment israeliano e poi della versione americana di The Affair), presentata in anteprima mondiale alla Mostra del cinema di Venezia e che debutterà poi dal 20 settembre su Sky Atlantic e Now. Al posto degli attori scandinavi di allora, Liv Ullmann e Erland Josephson, oggi a formare la coppia ci sono Oscar Isaac e Jessica Chastain. Molti degli snodi narrativi dell’originale (e anche qualche frase iconica) sono ripresi anche in questa versione e un opportuno lavoro di modernizzazione non toglie nulla all’intensità di quello che era già in partenza una disamina psicologica piuttosto spietata.

Jonathan e Mira sono una coppia borghese e privilegiata, apparentemente senza problemi: lui è un professore universitario di filosofia che si occupa per la maggior parte del tempo anche della figlioletta Eva mentre lei è un’affermata donna d’affari che acquisisce e gestisce start up in tutto il mondo. Come all’inizio della serie di Bergman, anche qui i due sono intervistati da una ricercatrice la cui tesi è che, in una coppia in cui è la donna a portare l’entrata maggiore al bilancio familiare, le cose vanno decisamente meglio. Jonathan e Mira sembrano concordare, peccato che quello sia solo il prologo a una specie di crollo subitaneo: le fratture nella coppia si fanno sempre più evidenti e profonde, fino a una crisi che è del tutto irreversibile e incessante.

scene da un matrimonio

Per ben cinque episodi e all’incirca altrettante ora assistiamo a una conversazione continua e spesso snervante fra i due personaggi. Ognuno ferito a proprio modo e ognuno a sua volta feritore, Jonathan e Mira parlano incessantemente, senza mai veramente comunicare e comunicarsi, appunto. Il loro mondo si esaurisce in questa unità binaria che, pur non essendo autosufficiente, continua ad alimentarsi in modo ossessivo. Pochissime sono le comparse che ruotano attorno ai due, e sia Chastain sia Isaac compiono un lavoro immane e sublime nel reggere sulle proprie spalle e sui propri visi scavati l’erosione continua di un rapporto a cui non si riesce comunque a rinunciare (l’attore, in particolare, ci regala un ritratto insuperabile di maschio fragile e franto). I due si feriscono, si tradiscono, si urlano contro, e poi si riabbracciano, fanno sesso, si cercano, ma ci vorranno anni perché raggiungano un equilibrio che forse sta proprio nel guardare al di fuori della coppia.

I due attori sono particolarmente ipnotici sullo schermo perché trasmettono palpabilmente quella che si potrebbe definire una sensualità della disperazione: i loro corpi e i loro visi trasudano il realismo di un meccanismo amoroso annichilente eppure sono due campi magnetici che non possono smettere di attrarsi, in una specie di coreografia folle. I loro mondi collidono e si arenano su nervosismi piccoli e grandi: l’asma di lui, un nuovo taglio di capelli di lei, il difficile rapporto col sesso di lui, l’attrazione per la solitudine di lei ecc. Tutto attorno una società che sembra porre temi (l’aborto, il poliamore, l’adulterio ecc.) che li toccano solo relativamente. Jonathan e Mira sono due personaggi-mondo, forse incompleti solo perché non riescono più a incastrarsi. Fondamentale è la casa in cui si muovono, sia asfissiante sia accogliente, punto di riferimento tanto odiato quanto imprescindibile e ricorrente.

Per chi non ha visto l’originale di Bergman, questo Scene da un matrimonio raggiunge sicuramente l’apice di un’onestà brutale e angosciante sui rapporti di coppia. C’è un realismo plastico e umanissimo nella rappresentazione di come due persone riescano ad amarsi e ad odiarsi allo stesso tempo e la prospettiva può sembrare per certi punti anche eccessivamente tragica e sfinente. Sono cinque ore lunghissime, anche se orchestrate magistralmente e recitate ancora meglio, quindi bisogna mettersi nella giusta prospettiva d’animo: sarà un percorso impegnativo e spesso anche massacrante. In fondo così anche è l’amore. Al contempo Hagai Levi usa a inizio di ogni puntata e a volte alla fine un espediente originale ed eloquente: ritrae infatti gli attori dietro le quinte mentre sono in attesa del ciak. Questo stabilisce una distanza immediata rispetto alla storia, ribadisce che siamo di fronte a un palcoscenico allestito ad arte. Scene da un matrimonio non è una maratona di terapia di coppia, ma è teatro esistenziale (e dell’assurdo) purissimo. Il turbamento, dunque, è assicurato.

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