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Sci alpino, pediatri: “Più etico e coerente limitarsi a ciaspole, passeggiate e sci di fondo”

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Possiamo ancora permetterci lo sci alpino, consapevoli dell’enorme impatto che ha sul consumo di suolo, disboscamento, consumo energetico e idrico, anche considerata la necessità di innevamento artificiale, conseguenza dei cambiamenti climatici? Se lo domanda l’Associazione Culturale Pediatri (Acp), che solleva una riflessione sull’opportunità etica di proporre lo sci alpino ai bambini, mentre insegniamo loro a lottare per un futuro di sostenibilità e rispetto dell’ambiente. Una revisione della letteratura scientifica apparsa di recente sulla rivista americana Pediatrics ha confermato anche da un punto di vista scientifico gli effetti positivi di un rapporto saldo e costante tra bambini e natura, sancendo la necessità dei bambini di frequentare gli ambienti naturali come una priorità di salute pubblica. “Ma la frequentazione degli ambienti naturali non può prescindere dall’educazione e dalla consapevolezza della necessità di proteggerli e preservarli. Lo sci da discesa è uno sport divertente, che si pratica all’aria aperta e permette ai bambini di avvicinarsi ai boschi e alle cime, ma se per poterlo praticare è necessario un consumo del territorio e un utilizzo di energia insostenibili, e se i cambiamenti climatici ci mettono di fronte alla necessità di utilizzare energia e acqua in quantitativi non etici, forse dobbiamo pensare che è arrivato il momento di rivedere il nostro rapporto con lo sport e con la montagna”, hanno spiegato Elena Uga e Giacomo Toffol, Pediatri dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp) all’interno del Gruppo di ricerca Pump, Pediatri per un Mondo Possibile.

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Il tema si è riacceso in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina del 2026, che hanno suscitato proteste e cortei contro la costruzione di nuovi impianti di risalita e la conseguente distruzione delle montagne. “Ma lo sanno gli sciatori come si fa una pista da sci? Si prende un versante della montagna che viene disboscato (…) e si va avanti a scavare, estirpare e spianare finché quel versante assomiglia (…) a uno scivolo dritto e senza ostacoli. Poi lo scivolo va innevato, perché è ormai impossibile affrontare l’inverno senza neve artificiale: a monte della pista viene scavato un enorme bacino, riempito con l’acqua dei torrenti d’alta quota e con quella dei fiumi pompata dal fondovalle, e lungo l’intero pendio vengono posate condutture elettriche e idrauliche, per alimentare i cannoni piantati a bordo pista ogni cento metri. Intanto decine di blocchi di cemento vengono interrati; nei blocchi conficcati piloni e tra un pilone e l’altro tirati cavi d’acciaio; all’inizio e alla fine del cavo costruite stazioni di partenza e d’arrivo dotate di motori: questa è la funivia. Mancano solo i bar e i ristoranti lungo il percorso, e una strada per servire tutto quanto. I camion e le ruspe e i fuoristrada (…)”, ha detto in una intervista Paolo Cognetti, autore del romanzo Le otto montagne. Eppure le alternative ci sono. Esiste lo sci da fondo, che ha impianti molto meno impattanti. Esiste la possibilità di risalire la montagna con le pelli e di scendere con gli sci in percorsi di sci-alpinismo; e anche per i meno esperti esiste la possibilità di passeggiare con le racchette da neve, o, quando la neve non c’è, di camminare o pedalare in mezzo alla natura. “Il Club Alpino Italiano avvicina bambini e ragazzi alla montagna attraverso le sezioni di alpinismo giovanile, che organizzano gite ed escursioni pensate per i ragazzi e guidate da accompagnatori esperti. Quando si parla di montagna, dobbiamo ricordarci che l’ambiente naturale è un ambiente che va conosciuto e rispettato, anche per far sì che lui rispetti noi, quindi ai bambini (e alle famiglie) va insegnato come approcciarsi alla montagna in sicurezza, con l’attrezzatura adeguata e con le adeguate conoscenze delle condizioni climatiche e dei percorsi. Gli impianti di risalita permettono ormai a famiglie di sciatori ed escursionisti di arrivare a quote molto elevate senza grandi fatiche e spesso mettendosi in condizioni di pericolo. “Siamo giunti a un momento storico in cui è indispensabile insegnare alle future generazioni quali sono le priorità e a essere disposti a delle rinunce per poter godere ancora un domani degli ambienti naturali che abbiamo sfruttato fino ad oggi”.

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