“I pm nascosero un video favorevole imputati”. Iniziano così, con una vera e propria bomba, le motivazioni delle sentenza con cui i giudici hanno assolto tutti gli imputati per il caso della presunta e mai provata tangente Eni/Shell-Nigeria. 

“I pm nascosero un video favorevole imputati”. Iniziano così, con una vera e propria bomba, le motivazioni delle sentenza con cui i giudici hanno assolto tutti gli imputati per il caso della presunta e mai provata tangente Eni/Shell-Nigeria.

Una sentenza durissima che inchioda i pm milanesi e che di certo lascerà lunghi strascichi polemici. Quel video, secondo i giudici, avrebbe consentito di capire come alla base delle accuse contro i vertici Eni da parte di Amara – ancora lui – ci fosse un vero e proprio ricatto. E lo stesso Armanna, il grande accusatore dei vertici Eni, è ritenuto dai giudici del tribunale di Milano “inattendibile” visto che ha reso dichiarazioni ondivaghe. In particolare, nelle motivazioni della sentenza di primo grado che ha portato all’assoluzione di tutti gli imputati, si sottolinea il suo “atteggiamento opportunista” che rivela una “personalità ambigua, capace di strumentalizzare il proprio ruolo processuale a fini di personale profitto e denota un’inattendibilità intrinseca che certamente non avrebbe potuto essere sanata dalla testimonianza di Piero Amara”.

Nella ricostruzione la corte ricorda come nell’udienza del 23 luglio 2019 si apprende dell’esistenza di una videoregistrazione effettuata di nascosto dall’avvocato Piero Amara – alla ribalta per altre vicende di cronaca giudiziaria – relativa a un incontro del luglio 2014 in cui emergono le intenzioni di vendetta di Armanna, legale da poco licenziato da ENI. “Risulta incomprensibile – scrivono i giudici – la scelta del pubblico ministero di non depositare” il video con il rischio di eliminare dal processo un dato di “estrema rilevanza”.

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